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Raid Usa su Caracas: Maduro “portato via”, Venezuela nel caos

- di: Vittorio Massi
 
Raid Usa su Caracas: Maduro “portato via”, Venezuela nel caos
Raid Usa su Caracas: Maduro “portato via”, Venezuela in allarme
Esplosioni nella notte, basi colpite e blackout. Trump rivendica e parla di “cattura”; Caracas denuncia un’aggressione e invoca l’Onu, mentre l’Italia monitora i connazionali.

(Foto: un fotomontaggio dell'attacco aereo al Venezuela).

La capitale venezuelana è stata scossa da forti esplosioni nella notte, con segnalazioni di velivoli a bassa quota e incendi visibili da più quartieri. Nel giro di poche ore l’episodio è diventato una crisi a più livelli: militare, diplomatico e politico. Da Washington arriva la frase più dirompente, attribuita a Donald Trump: "Abbiamo catturato Maduro e sua moglie e li abbiamo portati fuori dal Venezuela". Caracas, invece, parla di “gravissima aggressione” e prepara una risposta in nome della “legittima difesa”.

Il punto più delicato resta la verifica: nelle prime ore successive ai raid, la rivendicazione sulla “cattura” rimbalza sui media e sui social, ma mancano conferme pubbliche dettagliate che chiariscano dove si trovino Maduro e la moglie e quale sia la catena operativa dell’azione. È la zona grigia in cui, spesso, nascono le escalation.

La notte di Caracas: obiettivi e primi effetti

Le ricostruzioni iniziali indicano attacchi su Caracas e in altre aree del Paese. In capitale l’attenzione si concentra su siti militari, tra cui Fuerte Tiuna e la base aerea di La Carlota, mentre vengono segnalati colpi anche vicino a infrastrutture strategiche. In alcune zone, secondo resoconti circolati nella mattinata, si è registrata mancanza di elettricità.

In strada, per ore, l’atmosfera è stata quella delle notti che cambiano la storia: gente fuori casa, telefoni in mano, finestre illuminate, sirene. Una domanda, più di tutte, ha fatto il giro della città: "È l’inizio di qualcosa di più grande?"

La risposta del Venezuela: emergenza e appello internazionale

Il governo venezuelano ha definito l’azione statunitense un attacco su vasta scala e ha invocato la cornice del diritto internazionale, richiamando il principio della legittima difesa. Sul piano interno, sono stati annunciati piani di mobilitazione e un rafforzamento del coordinamento tra strutture militari e apparati di sicurezza.

Nel messaggio politico, Caracas insiste su un asse che da anni attraversa lo scontro con Washington: risorse, sovranità, petrolio. Tradotto: l’attacco non sarebbe una semplice operazione “antidroga”, ma una spinta verso il cambio di governo e un riequilibrio forzato degli interessi energetici.

Trump e la “guerra ai cartelli”: la cornice che incendia la regione

Il fronte statunitense inquadra l’operazione nel lessico della sicurezza: narcotraffico, “cartelli”, rotte marittime e pressione militare crescente. È una narrazione che, in campagna elettorale o in piena polarizzazione politica, funziona come accelerante: sposta il dibattito dal “se” al “quanto”, e trasforma la crisi in una prova di forza.

Ma la rivendicazione della “cattura” è un salto ulteriore: se venisse confermata con elementi concreti, segnerebbe una svolta. Se venisse smentita o risultasse parziale, rischierebbe di diventare il detonatore perfetto per una contro-narrazione venezuelana e per nuove tensioni diplomatiche.

Petro chiede Onu e Osa: la Colombia alza la voce

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto riunioni urgenti in sede Onu e Osa, descrivendo la situazione come un evento che non riguarda solo il Venezuela ma l’intera architettura regionale. Il suo messaggio pubblico è stato netto: "Stanno bombardando Caracas… l’Onu e l’Osa devono incontrarsi immediatamente".

La Colombia, per geografia e interessi, è al centro del possibile effetto domino: confini sensibili, sicurezza, flussi e stabilità. E ogni parola pronunciata da Bogotá pesa come un “segnale” agli altri governi latinoamericani.

Italia: attenzione ai connazionali e canali diplomatici aperti

Da Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere di seguire l’evoluzione con la rete diplomatica in loco, con particolare attenzione alla comunità italiana. In crisi di questo tipo, la priorità è la sicurezza: informazioni, raccomandazioni, contatti e aggiornamenti rapidi per chi si trova nell’area di Caracas e nelle zone toccate dai raid.

Le prossime ore: tre scenari che cambiano tutto

  • De-escalation controllata: raid circoscritti, riunioni internazionali e ritorno alla pressione diplomatica.
  • Risposta venezuelana mirata: rafforzamento interno e iniziative asimmetriche per alzare il costo politico dell’azione Usa.
  • Spirale regionale: incidenti ai confini, polarizzazione nelle organizzazioni multilaterali e rischio di allargamento della crisi.

Qualunque sia la traiettoria, un dato è già evidente: l’episodio apre una frattura che non si richiude con un comunicato. E la domanda che corre da Caracas a Washington, passando per Bogotá e per le sale delle Nazioni Unite, è brutale e semplice: chi controlla il prossimo capitolo? 

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