A Crans-Montana il tempo non è ancora ripartito. È quello delle conferme definitive, dei nomi messi in fila, delle bare che tornano a casa. Le autorità svizzere hanno concluso l’identificazione di tutte e 40 le vittime del rogo divampato nella notte di Capodanno in un locale affollato di giovani. Una tragedia che ha travolto famiglie, città, Paesi diversi, lasciando dietro di sé una scia di domande che ora chiedono risposte.
Crans-Montana, la conta finale delle vittime e il ritorno a casa
Tra i morti ci sono sei ragazzi italiani: Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti. Età diverse, storie diverse, unite da una notte che doveva essere di festa e si è trasformata in una trappola. I loro nomi, ora ufficiali, segnano il passaggio dalla confusione dei primi giorni alla durezza della realtà.
Il rientro delle salme
Nelle ultime ore cinque salme italiane sono rientrate in Italia a bordo di un volo militare atterrato a Milano Linate. Da lì, i feretri hanno proseguito via terra verso Milano, Bologna e Genova, secondo le indicazioni delle famiglie. Un ritorno che chiude il capitolo dell’emergenza e apre quello più intimo, privato, del lutto. La sesta vittima, legata anche alla Svizzera, non è rientrata con il gruppo.
I feriti e la battaglia negli ospedali
Sul fronte sanitario, l’attenzione resta alta. All’Ospedale Niguarda sono ricoverati 11 pazienti, trasferiti nei giorni scorsi per cure specialistiche. Sette sono in condizioni serie, seguiti nei reparti per grandi ustioni e per le complicazioni respiratorie dovute all’inalazione dei fumi. È qui che la tragedia continua a essere una lotta quotidiana, fatta di monitoraggi, interventi, attese.
L’inchiesta e gli indagati
Intanto l’inchiesta giudiziaria entra nella sua fase più delicata. I gestori del locale, Jacques Moretti e la moglie Jessica Maric, risultano indagati per omicidio colposo e incendio colposo. Nessun arresto: per la magistratura elvetica non sussistono, al momento, le esigenze cautelari. Una scelta che ha suscitato interrogativi e confronti, anche politici, sul diverso approccio tra ordinamenti.
Testimonianze e verifiche
È stato sentito come testimone anche il sindaco di Crans-Montana. Gli inquirenti stanno passando al setaccio l’organizzazione della serata, le autorizzazioni, i materiali presenti nel locale, le vie di fuga e l’eventuale utilizzo di effetti pirotecnici. Il nodo è capire se quella strage fosse evitabile, se ci siano state sottovalutazioni o violazioni delle norme di sicurezza.
Il confronto tra sistemi
Ha fatto discutere la dichiarazione dell’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, secondo cui in Italia, in casi analoghi, sarebbero probabilmente scattate misure cautelari immediate. Una frase che fotografa la distanza tra sistemi giuridici, ma anche l’aspettativa di risposte rapide di fronte a una tragedia di questa portata.
Una ferita che resta aperta
Ora che i numeri sono definitivi e i feretri tornano a casa, resta il cuore della vicenda: capire cosa non ha funzionato. Crans-Montana non è più solo una località turistica, ma il nome di una ferita europea. Le indagini diranno se ci sono colpe precise. Nel frattempo, tra ospedali, case e città in lutto, il rumore delle fiamme continua a risuonare, chiedendo verità prima ancora che giustizia.