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Sotto il deserto per secoli: la Cina accelera sul deposito nucleare

- di: Jole Rosati
 
Sotto il deserto per secoli: la Cina accelera sul deposito nucleare
Sotto il deserto per secoli: la Cina accelera sul deposito nucleare
Completata la rampa a spirale del laboratorio di Beishan: Pechino guarda allo smaltimento definitivo delle scorie.
 
(Foto: tunnel sotto il deserto).

Seicento metri sotto il deserto, nel silenzio assoluto del Gobi, la Cina ha completato una delle infrastrutture più delicate e strategiche della sua politica energetica. È terminata la rampa elicoidale del laboratorio sotterraneo di Beishan, un’opera ingegneristica che rappresenta un passaggio chiave nello studio dello stoccaggio geologico profondo dei rifiuti nucleari.

Non si tratta ancora di un deposito operativo, ma di un centro di ricerca avanzato destinato a testare tecnologie, materiali e procedure per isolare le scorie ad alta attività per tempi che superano le scale storiche umane. “Qui si lavora pensando a centinaia di migliaia di anni”, spiegano i tecnici coinvolti nel progetto.

Un’opera scavata nel granito più antico

Il laboratorio sorge nella regione di Beishan, nella provincia nord-occidentale del Gansu, un’area scelta dopo decenni di studi. Il sottosuolo è composto da graniti estremamente stabili e antichissimi, formatisi oltre 250 milioni di anni fa, considerati ideali per confinare materiali radioattivi senza interferenze con falde acquifere o faglie sismiche.

Le ricerche preliminari sono iniziate negli anni Novanta e hanno richiesto quasi trent’anni di carotaggi, analisi geofisiche e simulazioni prima del via libera definitivo alla costruzione, arrivato nel 2019.

La rampa a spirale: 7 chilometri nel sottosuolo

Il cuore dell’infrastruttura appena completata è una rampa a spirale lunga circa 6,9 chilometri, con una pendenza costante del 10% e un diametro sufficiente al passaggio di mezzi pesanti e strumentazioni scientifiche. Il tracciato conduce a circa 560 metri di profondità, dove si sviluppano due livelli orizzontali di gallerie sperimentali.

Accanto alla rampa sono stati realizzati tre pozzi verticali, fondamentali per la ventilazione, la sicurezza e i test di evacuazione. Nel complesso, Beishan è oggi uno dei laboratori sotterranei più avanzati al mondo per la ricerca sul nucleare civile.

Una sfida tecnica senza precedenti

Scavare in un granito tanto compatto non è stato semplice. Le tecniche tradizionali si sono rivelate insufficienti, soprattutto lungo le curve strette della rampa. Per questo motivo gli ingegneri cinesi hanno progettato una fresa meccanica dedicata, lunga oltre 100 metri, capace di lavorare in condizioni estreme senza compromettere la stabilità della roccia.

“Ogni centimetro scavato è stato monitorato in tempo reale”, raccontano i responsabili del cantiere, sottolineando l’importanza di mantenere intatte le caratteristiche geomeccaniche del sito.

Scorie ad alta attività: il vero nodo

Il laboratorio di Beishan è pensato soprattutto per affrontare il problema più complesso della filiera nucleare: le scorie ad alta attività. Rappresentano solo una piccola frazione del volume totale dei rifiuti radioattivi, ma concentrano la quasi totalità della radioattività e del calore residuo.

Isolarle in modo sicuro richiede barriere multiple: contenitori metallici, materiali di riempimento e, soprattutto, la protezione offerta dalla roccia stessa. Il principio è semplice quanto radicale: una volta sigillate, le scorie non dovranno più essere recuperate né controllate.

Cooperazione internazionale e strategia energetica

Pechino presenta Beishan come una piattaforma aperta alla collaborazione scientifica. La gestione dei rifiuti nucleari è una sfida condivisa da tutti i Paesi che producono energia atomica, e la Cina punta a condividere dati e risultati, rafforzando al tempo stesso il proprio ruolo tecnologico.

Il progetto si inserisce in una strategia più ampia: l’espansione del nucleare civile come pilastro della transizione energetica, accanto a rinnovabili e accumuli. Un percorso che passa inevitabilmente dalla gestione responsabile delle scorie.

Sotto il deserto, lontano da città e falde acquifere, la Cina sta costruendo una risposta che guarda oltre il presente. Una risposta che, se confermata nei prossimi decenni, potrebbe diventare un modello globale.

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