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Saldi invernali verso il flop, il segnale di un’economia domestica sotto pressione

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Saldi invernali verso il flop, il segnale di un’economia domestica sotto pressione
I saldi invernali rischiano di trasformarsi in un test negativo per l’economia reale. Secondo il Codacons, le vendite di gennaio sono destinate a deludere le aspettative, non per mancanza di sconti ma per l’indebolimento strutturale della capacità di spesa delle famiglie italiane. Un fenomeno che va oltre il commercio e che riflette squilibri economici ormai radicati.

Saldi invernali verso il flop, il segnale di un’economia domestica sotto pressione

Il punto di partenza è il potere d’acquisto. Anni di salari sostanzialmente fermi, a fronte di una lunga fase inflattiva, hanno eroso in modo significativo la disponibilità reale delle famiglie. Anche quando l’inflazione rallenta, l’effetto cumulato resta: bollette, alimentari, affitti e mutui assorbono una quota crescente del reddito disponibile, comprimendo la spesa discrezionale.
Secondo il Codacons, la crescita registrata negli ultimi anni non si è tradotta in un miglioramento concreto delle condizioni economiche diffuse. Una lettura confermata anche dall’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, che evidenzia come l’aumento del Pil non abbia prodotto un rafforzamento strutturale dei bilanci familiari.

La fine del modello del risparmio
Uno degli elementi più rilevanti è il progressivo superamento dell’Italia come “Paese di risparmiatori”. Le famiglie, soprattutto quelle a reddito medio-basso, hanno già utilizzato gran parte dei risparmi accumulati negli anni precedenti per compensare l’aumento del costo della vita. In molti casi, la capacità di accantonamento è scesa sotto zero.
In questo scenario, i saldi perdono la loro funzione storica di stimolo ai consumi. Non si tratta di attendere prezzi più bassi, ma di una vera e propria assenza di margini finanziari. Gli acquisti vengono rinviati o cancellati, con una concentrazione della spesa sui beni essenziali.

Disuguaglianze e domanda interna debole
Il quadro che emerge è quello di una società sempre più diseguale. Una parte minoritaria della popolazione continua a consumare senza particolari restrizioni, mentre una quota crescente fatica a sostenere anche le spese ordinarie. La ricchezza tende a concentrarsi, riducendo l’efficacia dei saldi come leva macroeconomica: gli sconti funzionano solo se esiste una domanda potenziale pronta ad attivarsi.
Per il Codacons, i saldi invernali diventano così un indicatore anticipatore di una domanda interna strutturalmente debole, incapace di sostenere una ripresa stabile dei consumi.

Il problema non è il prezzo, ma la liquidità
Un punto centrale dell’analisi riguarda la liquidità. “Neppure gli sconti riusciranno a riattivare la domanda”, osserva l’associazione, perché il vincolo principale non è il livello dei prezzi, ma la disponibilità di risorse e la fiducia sul futuro. Le famiglie, in un contesto di incertezza occupazionale e di prospettive economiche fragili, tendono a ridurre ulteriormente la propensione al consumo.
Questo comportamento prudenziale si riflette direttamente sul commercio al dettaglio, che rischia di affrontare un gennaio debole dopo un 2025 già segnato da margini ridotti e costi crescenti.

Le critiche alla politica economica
Nel giudizio del Codacons pesa anche l’assenza di interventi strutturali a sostegno dei redditi. “Il disinteresse del governo per politiche efficaci a favore dei ceti più deboli rappresenta il colpo finale per milioni di famiglie”, sostiene l’associazione. Senza misure su salari, pensioni e potere d’acquisto, il rischio è un progressivo impoverimento che si traduce in consumi stagnanti.

I saldi come termometro dell’economia reale
I saldi invernali, più che un evento commerciale, diventano così un termometro dell’economia domestica. Se le previsioni di flop saranno confermate, il segnale andrà letto in chiave macroeconomica: una domanda interna fragile, una crescita poco inclusiva e un sistema che fatica a trasformare gli sconti in reale spinta ai consumi.
In assenza di un recupero strutturale dei redditi e della fiducia, gli sconti rischiano di restare una leva inefficace. E i saldi di gennaio, da occasione di rilancio, si trasformano nell’ennesima fotografia di un’economia che cresce nei numeri, ma non nelle tasche delle famiglie.

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