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Tajani, la diplomazia della presenza: dalla Groenlandia a Crans-Montana, un ministro su più fronti

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Tajani, la diplomazia della presenza: dalla Groenlandia a Crans-Montana, un ministro su più fronti

C’è un filo che unisce due scenari solo in apparenza lontani: l’Artico e una pista da sci svizzera trasformata in luogo di lutto. In mezzo c’è Antonio Tajani, impegnato nelle stesse ore a sollecitare una presa di posizione europea sulla Groenlandia e a coordinare il rientro in Italia delle salme dei giovani morti nell’incendio di Crans-Montana. Due piani diversi, ma un’unica cifra politica: la presenza dello Stato, sul terreno della geopolitica come su quello, più fragile, del dolore umano.

Tajani, la diplomazia della presenza: dalla Groenlandia a Crans-Montana, un ministro su più fronti

Sul fronte internazionale, Tajani parla di Groenlandia non come di un episodio isolato, ma come di un segnale. Di fronte alle dichiarazioni e alle pressioni del presidente Donald Trump, il ministro chiede all’Unione europea di uscire dall’ambiguità e di assumersi una responsabilità politica chiara: garantire l’indipendenza di un territorio che fa parte della Corona danese. Per Tajani, la questione non riguarda solo i rapporti transatlantici, ma la credibilità dell’Europa come soggetto geopolitico autonomo. Senza una posizione comune, avverte, l’Ue rischia di restare spettatrice di dinamiche decise altrove.

Difesa comune, non solo coordinamento
Da qui l’insistenza su una vera difesa europea. Tajani riconosce i passi avanti fatti negli ultimi anni, ma li giudica insufficienti. Il semplice coordinamento tra Stati non basta più in uno scenario segnato da conflitti, competizione sulle rotte artiche, pressioni energetiche e nuove minacce ibride. La difesa, nella sua visione, non è solo militare: comprende cybersicurezza, infrastrutture strategiche, protezione delle reti e capacità di risposta rapida. È un’idea che il ministro lega a una tradizione politica italiana ed europea, richiamando De Gasperi e Berlusconi come riferimenti di un progetto mai pienamente realizzato.

Dalla strategia alla carne viva delle crisi
Ma la linea di Tajani non resta confinata ai dossier internazionali. Nelle stesse ore in cui parla di Groenlandia e di difesa comune, il ministro segue passo dopo passo l’emergenza di Crans-Montana. Una tragedia che ha colpito soprattutto giovani italiani e le loro famiglie, trasformando una vacanza in un incubo. Qui la diplomazia assume un volto operativo: voli militari, contatti continui con le autorità svizzere, supporto logistico e umano.

Crans-Montana, lo Stato che accompagna
«Non li abbiamo lasciati soli neanche un minuto», ha detto Tajani a RTL 102.5 annunciando l’arrivo in Italia di cinque salme a bordo di un C-130 dell’Aeronautica militare, con atterraggio a Milano e poi a Roma. Non è solo una frase di circostanza. Il rimpatrio rappresenta l’atto finale di una catena di interventi che parte dalla notte dell’incendio: l’assistenza ai feriti, il trasferimento negli ospedali italiani, il sostegno alle famiglie, la gestione di una macchina complessa in condizioni emotive estreme.

La rete diplomatica e l’Unità di crisi
Tajani ha ringraziato pubblicamente l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, il console, il personale delle sedi diplomatiche e l’Unità di crisi della Farnesina. Un lavoro silenzioso, spesso invisibile, che in queste situazioni diventa decisivo. È qui che la politica estera smette di essere astratta e si traduce in atti concreti: una telefonata, un documento, un volo organizzato in poche ore.

Un ministro sempre in movimento
Nel tratteggio che emerge, Tajani appare come un ministro che lavora senza sosta, muovendosi su più livelli contemporaneamente. Da un lato la riflessione sul ruolo dell’Europa in un mondo che torna a parlare il linguaggio delle potenze; dall’altro la gestione di emergenze che toccano direttamente i cittadini italiani. È una doppia dimensione che richiede tempi, linguaggi e sensibilità diverse, ma che oggi si intrecciano inevitabilmente.

La cifra politica della presenza
Dalla Groenlandia a Crans-Montana, il messaggio resta coerente: lo Stato deve esserci. Deve esserci quando si tratta di difendere un equilibrio internazionale, ma anche quando bisogna accompagnare un feretro, sostenere una famiglia, garantire che nessuno venga lasciato indietro. In questa continuità tra visione strategica e azione quotidiana si delinea il profilo politico di Antonio Tajani: un ministro che, in una fase complessa, prova a rappresentare il Paese non solo nei palazzi della diplomazia, ma anche nei momenti in cui la Repubblica si misura con il dolore dei suoi cittadini.

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