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Donna turca sfida Trump: chiede il test del Dna. “Sei mio padre?”

- di: Bruno Legni
 
Donna turca sfida Trump: chiede il test del Dna. “Sei mio padre?”
La storia sorprendente di Necla Özmen e la sua battaglia per un test del DNA.

Una vicenda che sembra rubata a un romanzo ma si trova ora sotto i riflettori internazionali. Necla Özmen, una cittadina turca di 55 anni, ha scosso l’opinione pubblica con una richiesta incredibile: vuole stabilire se il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sia suo padre biologico e chiede un test del DNA per provarlo. La sua battaglia legale è entrata nel vivo tra tribunali turchi, richieste diplomatiche e un appello al mondo intero per una verità che lei definisce fondamentale.

Le origini della storia: una rivelazione del passato

Secondo la ricostruzione resa nota dai media turchi e dalle agenzie di stampa locali, Özmen è nata ad Ankara nel 1970 ed è ufficialmente registrata all’anagrafe come figlia di Satı e Dursun Özmen — quest’ultimo deceduto nel 2009. Tuttavia, nel 2017, la donna che l’ha cresciuta le avrebbe confessato una verità sconvolgente.

“Quando abbiamo visto Trump al telegiornale, la donna che mi ha cresciuta mi ha detto: ‘Quest’uomo è tuo padre’.” — queste sono alcune delle parole riportate dalla donna in interviste locali.

Secondo Özmen, sua madre biologica sarebbe stata una cittadina statunitense di nome Sophia, che avrebbe avuto una relazione con Trump alla fine degli anni ’60. Dopo il parto, secondo il suo racconto, Sophia avrebbe deciso di non prendersi cura della neonata e l’avrebbe affidata ai coniugi Özmen, in Turchia.

La causa legale: tribunali e ricorsi

Il caso è stato formalmente portato davanti al 27° Tribunale di Famiglia di Ankara il 25 settembre 2025, con una richiesta di accertamento di paternità e di autorizzazione per un test del DNA. Tuttavia, il tribunale ha respinto la richiesta il 10 ottobre 2025, sostenendo che non erano state fornite prove concrete a supporto dell’ipotesi.

La decisione ha motivato il rifiuto affermando che la domanda della donna non conteneva elementi sufficienti per giustificare l’avvio di un procedimento giudiziario in materia di paternità.

Ma Özmen non si è arresa: ha presentato un ricorso in appello presso una corte superiore in Turchia e ha anche inoltrato richieste formali all’ambasciata americana ad Ankara e a tribunali statunitensi per ottenere il famoso test del DNA.

«Non voglio creare problemi» — la voce di Necla

La donna ha spiegato più volte che il suo intento non è danneggiare o infastidire Trump, ma solo scoprire la verità sulla propria identità.

“Non so quanto sia accurata questa storia. Voglio solo sapere se lui è mio padre. Se accettasse, potremmo chiarire tutto con un test del DNA.” — ha dichiarato Özmen, sottolineando anche la speranza di incontrare un giorno il presidente.

In alcune interviste ha persino espresso fiducia nella possibile apertura di Trump, affermando: “Credo che sia un buon padre. Credo che non mi respingerà.”

Il punto dei fatti

  • Necla Özmen ha 55 anni e vive ad Ankara, dove ha presentato il suo primo ricorso legale per accertare la paternità con Donald Trump.
  • Il tribunale turco ha respinto la richiesta per mancanza di prove concrete, decisione che è ora oggetto di appello. :
  • La donna sostiene di aver sentito la “verità” sulla sua origine da una figura materna adottiva nel 2017 e ha presentato ulteriori petizioni diplomatiche e legali anche negli Stati Uniti.
  • Finora non ci sono notizie ufficiali da parte di Trump o della Casa Bianca in merito alla vicenda né conferme circa la ricezione delle richieste.

Un caso che divide (e incuriosisce)

Questa storia ha attirato l’attenzione dei media internazionali non tanto per la probabilità che sia fondata — secondo gli esperti legali la richiesta appare priva di prove documentali o genetiche — ma per l’impatto umano e narrativo che porta con sé: identità, radici, famiglia e la ricerca di risposte che possono cambiare una vita.

Resta da vedere come evolverà la battaglia giudiziaria tra Turchia, Stati Uniti e tribunali internazionali, e se un semplice test del DNA potrà (o vorrà) rispondere alla domanda che Necla Özmen porta nel cuore da decenni.

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