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Il Consiglio d’Europa richiama l’Ungheria: “Non limitate i diritti delle persone LGBTI”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Il Consiglio d’Europa richiama l’Ungheria: “Non limitate i diritti delle persone LGBTI”

Il Consiglio d’Europa torna a puntare l’attenzione sull’Ungheria e sulle restrizioni ai diritti delle persone LGBTI. In una lettera indirizzata al presidente dell’Assemblea nazionale ungherese, László Kövér, il commissario per i diritti umani Michael O’Flaherty ha espresso «profonda preoccupazione» per alcune norme in vigore e per i progetti legislativi che, secondo Strasburgo, minacciano i diritti fondamentali della comunità LGBTI.

Il Consiglio d’Europa richiama l’Ungheria: “Non limitate i diritti delle persone LGBTI”

Il richiamo riguarda in particolare la legge sul diritto di riunione approvata dal parlamento ungherese, che di fatto impedisce lo svolgimento di eventi come le marce del Pride. O’Flaherty ha chiesto espressamente al Parlamento ungherese di emendare la normativa e di astenersi dall’adottare ulteriori leggi che limitino la libertà di espressione, la libertà di riunione e il diritto alla parità di trattamento per le persone LGBTI.

Un richiamo che si inserisce in una lunga serie di ammonimenti rivolti all’Ungheria negli ultimi anni sul tema dei diritti civili e della tutela delle minoranze.

Il contesto normativo ungherese


La lettera del commissario O’Flaherty fa riferimento a un quadro normativo che, negli anni recenti, si è fatto sempre più restrittivo nei confronti della comunità LGBTI. Tra le misure più controverse introdotte dal governo di Viktor Orbán vi è la legge che vieta la diffusione di contenuti considerati «propaganda LGBTI» ai minori di 18 anni, approvata nel 2021. Un provvedimento che, secondo le organizzazioni internazionali, viola i diritti fondamentali e alimenta un clima di discriminazione e stigmatizzazione.

A ciò si aggiungono modifiche alla Costituzione che definiscono la famiglia esclusivamente come «basata sul matrimonio tra un uomo e una donna», restrizioni all’adozione per coppie omosessuali e il divieto di cambiare il sesso registrato all’anagrafe. Una serie di misure che, secondo il Consiglio d’Europa, configurano una politica sistematica di repressione dei diritti delle persone LGBTI.

La reazione dell’Ungheria

Il governo ungherese ha reagito negli ultimi anni a richiami simili sostenendo di voler difendere i «valori tradizionali» e la «famiglia naturale», respingendo le accuse di violazione dei diritti umani e rivendicando la propria sovranità legislativa. Anche in questo caso, le autorità ungheresi hanno liquidato la lettera del Consiglio d’Europa come un’inaccettabile ingerenza negli affari interni.

Il premier Orbán ha più volte dichiarato che la sua amministrazione non intende fare marcia indietro sulle norme contestate, sostenendo che esse riflettono «la volontà della maggioranza del popolo ungherese». Una posizione che ha alimentato tensioni sia con l’Unione Europea che con le principali organizzazioni per la tutela dei diritti umani.

Il ruolo del Consiglio d’Europa


Il Consiglio d’Europa, pur distinto dall’Unione Europea, rappresenta uno dei principali organismi di tutela dei diritti fondamentali sul continente, attraverso la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la vigilanza della Corte di Strasburgo. Negli ultimi anni, l’istituzione ha intensificato il monitoraggio sulla situazione dei diritti civili in alcuni Paesi membri, tra cui l’Ungheria.

La lettera inviata al Parlamento ungherese rientra in questa strategia di pressione politica e diplomatica, volta a sollecitare modifiche legislative coerenti con gli standard europei in materia di libertà individuali, non discriminazione e diritti delle minoranze.

Il rischio di una deriva autoritaria


Il richiamo del Consiglio d’Europa non riguarda solo la questione dei diritti LGBTI, ma si inserisce in un quadro più ampio di preoccupazione per le tendenze illiberali e autoritarie del governo ungherese. Negli ultimi anni, il Paese è finito più volte sotto la lente delle istituzioni europee per le restrizioni alla libertà di stampa, l’indebolimento del sistema giudiziario e la limitazione delle libertà civili.

La repressione dei diritti LGBTI diventa così l’indicatore di un modello di governance che mira a restringere gli spazi di libertà e a marginalizzare le minoranze, con un impatto profondo sulla qualità della democrazia e sul rispetto dei diritti umani.

Le prospettive

Al momento, non vi sono segnali che lascino presagire un cambio di rotta da parte di Budapest. La maggioranza parlamentare che sostiene il governo Orbán continua a difendere le scelte legislative adottate, mentre le voci critiche all’interno del Paese faticano a trovare spazio nel dibattito pubblico.

Il richiamo del Consiglio d’Europa rappresenta un tentativo di mantenere alta l’attenzione internazionale sulla situazione ungherese e di ribadire che la tutela dei diritti delle persone LGBTI non può essere oggetto di compromesso o di legittimazione politica.

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