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Trump rivendica il raid: “Maduro catturato”, e ora punta al dopo

- di: Bruno Legni
 
Trump rivendica il raid: “Maduro catturato”, e ora punta al dopo
Trump rivendica il raid in Venezuela: “Maduro catturato”, e ora Washington punta al dopo
In poche ore Donald Trump ha messo in fila frasi pesantissime: dal blitz “su larga scala” alla cattura (e “rapimento”, secondo Caracas) di Nicolás Maduro. Poi l’affondo: gli Stati Uniti non resteranno a guardare sul futuro governo — e vogliono mettere mano anche al capitolo petrolio.

Il cuore della rivendicazione: “Large-scale strike” e Maduro portato via

La sequenza parte dai social. Trump afferma che gli Stati Uniti abbiano condotto un’azione militare “su larga scala” contro il Venezuela e che Nicolás Maduro, insieme alla moglie Cilia Flores, sia stato catturato e portato fuori dal Paese. Nella versione del presidente USA, non si tratterebbe di un colpo improvvisato, ma di un’operazione riuscita e coordinata.

  • “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolás Maduro, che è stato, insieme a sua moglie, catturato e portato fuori dal Paese.”
  • “Questa operazione è stata fatta in congiunzione con le forze dell’ordine statunitensi.”
  • “Altri dettagli a seguire.”

Nel racconto che circola in queste ore, Maduro verrebbe trasferito verso gli Stati Uniti per affrontare accuse legate al narcotraffico. Caracas, invece, parla apertamente di aggressione e di sequestro del capo dello Stato.

La frase che cambia la trama: “Saremo molto coinvolti in chi governerà”

Il punto politico, però, arriva subito dopo. Trump lega la cattura al dopo-Maduro e lo dice senza giri di parole: Washington intende contare, eccome, sulla partita della transizione.

  • “Saremo coinvolti in questo, molto.”
  • “Non possiamo correre il rischio di lasciare che qualcun altro prenda il comando e porti avanti ciò che lui ha lasciato.”

È una dichiarazione che — letta in controluce — suona come un avviso ai protagonisti del chavismo rimasti in piedi e, allo stesso tempo, come una promessa (o una pressione) verso l’opposizione.

Il meteo come alibi e il dettaglio “fortezza”: l’operazione raccontata come spettacolo

Trump aggiunge anche un retroscena operativo: il blitz sarebbe stato pronto da giorni, poi rimandato. Il motivo? Il tempo. E nel racconto, Maduro viene dipinto come un bersaglio blindato.

  • “Dovevamo farlo quattro giorni fa, ma il tempo non era perfetto… poi si è aperto e abbiamo detto: andiamo.”
  • “Era in un posto altamente protetto — era praticamente una fortezza.”

In altre ricostruzioni, Trump descrive l’operazione con toni quasi da “grande evento” e la definisce un successo di pianificazione e uomini sul campo.

Il capitolo petrolio: “Saremo molto coinvolti” (anche) nell’industria

Non c’è solo la politica: Trump porta subito l’attenzione sul petrolio venezuelano. E qui le parole pesano doppio, perché il Venezuela è una superpotenza di riserve e la partita energetica è una delle leve storiche — e più controverse — nei rapporti con Washington.

  • “Saremo molto fortemente coinvolti” (riferito al coinvolgimento USA nel settore petrolifero, secondo i resoconti di giornata)

Il messaggio implicito è: il dopo-Maduro non sarà solo una transizione istituzionale, ma anche una riscrittura degli equilibri economici.

Il “rapimento” di Maduro: come lo definiscono Caracas e i suoi

Dal lato venezuelano, la parola usata (o suggerita) è un’altra: kidnapping. La linea è netta: non “cattura”, ma sequestro. È la definizione che alimenta immediatamente la richiesta di prove di vita, il tema del diritto internazionale e la convocazione di sedi multilaterali.

“È quello che potremmo chiamare un rapimento del presidente e della first lady del Paese.”

Questo punto è cruciale perché trasforma la notizia da “blitz anti-narcos” a potenziale detonatore diplomatico: chi accetta la versione USA parla di “arresto” o “cattura”; chi la respinge parla di “rapimento” e “violazione della sovranità”.

Il nome sul tavolo per il dopo: l’ipotesi Machado

Nel dibattito sul futuro, rimbalza anche il nome di María Corina Machado, figura di riferimento dell’opposizione venezuelana. In Italia, alcuni resoconti riportano che Trump avrebbe aperto alla possibilità di valutarla come guida politica nella fase successiva.

“Valuteremo l’ipotesi di Machado alla guida del Venezuela.”

È un passaggio che — se confermato nei dettagli — avvicina lo scenario a un vero e proprio regime change “guidato” o almeno “benedetto” dall’esterno, con tutti i rischi del caso (stabilità, reazioni militari interne, riconoscimento internazionale, tenuta sociale).

La promessa di giustizia e la minaccia di escalation

La cornice ufficiale statunitense ruota attorno alle accuse di narcotraffico e “narco-terrorismo”. Il senso politico: Maduro non sarebbe un interlocutore, ma un imputato. Da qui l’idea di processarlo negli Stati Uniti. Ma il problema è ciò che succede nel frattempo a Caracas: vuoto di potere, catena di comando, fedeltà delle forze armate, e reazione della popolazione.

Trump, nelle sue uscite, lascia intendere che la partita non si chiuda con l’estrazione di Maduro: il rischio, semmai, è che inizi proprio lì.

Che cosa resta, in chiaro, delle parole di Trump

Se si mettono in fila le dichiarazioni attribuite o riportate nelle ultime ore, la posizione di Trump si riassume in quattro pilastri:

  • Rivendicazione piena del raid e della cattura di Maduro e Flores.
  • Legame diretto tra l’operazione e un percorso giudiziario negli Stati Uniti.
  • Coinvolgimento politico nel futuro governo venezuelano: non neutralità, ma regia o influenza.
  • Capitolo petrolio dichiarato apertamente: l’economia come asse strategico del “dopo”.

Tradotto: non è solo un’operazione militare. È un cambio di regime narrato in tempo reale, con il presidente USA che scrive (e riscrive) la sceneggiatura pubblicamente, a colpi di dichiarazioni.

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