Dall’economia alla tecnologia, fino a Taiwan: il racconto di una potenza che promette trionfi ma nasconde crepe profonde.
La Cina si presenta al mondo con una narrazione granitica: crescita solida, avanzata tecnologica, forza militare in ascesa e un ruolo sempre più centrale nello scenario globale. Al centro di questo racconto c’è Xi Jinping, leader che accentra potere e visione, convinto di guidare il Paese verso una nuova stagione di grandezza.
La promessa della crescita
Pechino continua a indicare una crescita attorno al 5% del Pil come obiettivo raggiungibile e necessario. Ma dietro la cifra ufficiale si cela un meccanismo ben noto agli osservatori: il dato economico non nasce come sintesi spontanea dell’attività reale, bensì come traguardo politico fissato dall’alto. La distanza tra obiettivi e realtà resta ampia, soprattutto se si guardano i consumi interni deboli, la crisi immobiliare e la fiducia delle famiglie ancora fragile.
Tecnologia e supremazia industriale
Il punto di forza cinese rimane l’industria. In trent’anni il Paese è passato da manifattura a basso costo a protagonista globale dell’innovazione. Domina le terre rare, guida la produzione di pannelli solari, batterie elettriche e sta colmando il divario nei semiconduttori e nell’intelligenza artificiale. Una corsa che preoccupa Stati Uniti ed Europa, sempre più inclini a misure difensive.
Commercio: forza o vulnerabilità?
Il gigantesco surplus commerciale cinese viene celebrato come un successo storico, ma è anche una debolezza strutturale. L’eccesso di esportazioni alimenta reazioni protezionistiche. Il Messico ha recentemente imposto dazi fino al 50% su diversi prodotti cinesi, mentre in Europa cresce il consenso verso barriere mirate. Emmanuel Macron lo ha detto senza giri di parole a Pechino: "State distruggendo i vostri stessi mercati".
Giovani, lavoro e silenzi
Colpisce l’assenza di riferimenti espliciti a uno dei problemi più delicati: la disoccupazione giovanile. Milioni di neolaureati faticano a trovare impiego in un’economia sempre più automatizzata. Il miracolo tecnologico non basta a creare lavoro diffuso e il disagio sociale resta sotto traccia, ma non scompare.
Taiwan, la linea rossa
La questione di Taiwan resta il dossier più esplosivo. Le manovre militari attorno all’isola si susseguono e il messaggio di Pechino è chiaro: la riunificazione è considerata inevitabile. Resta però una domanda centrale: perché un modello che si proclama vincente non riesce a sedurre una popolazione di 24 milioni di persone abituate a elezioni libere, pluralismo e diritti civili?
Il mito verde e la realtà energetica
In Occidente resiste l’idea di una Cina come salvatrice climatica. I numeri raccontano altro: Pechino consuma oltre la metà del carbone mondiale e continua a investire nello sfruttamento del gas naturale. La transizione ecologica procede, ma convive con scelte che vanno nella direzione opposta.
Narrazione e potere
La leadership cinese alimenta una narrazione anti-occidentale che affonda le radici nel passato coloniale e nelle umiliazioni storiche. È un racconto inculcato fin dalle scuole, che rafforza il consenso interno ma irrigidisce i rapporti esterni, cancellando volutamente il ruolo avuto dagli Stati Uniti nel dopoguerra e nello sviluppo economico cinese recente.
Verso una fase decisiva
Il clima trionfalistico nasconde un sottotesto politico cruciale. Il sistema di potere costruito da Xi si avvicina a un passaggio delicato: la prospettiva di un quarto mandato o l’apertura della partita sulla successione. Le continue purghe ai vertici del partito e dell’esercito suggeriscono nervosismo più che serenità.
La Cina appare così: potente, assertiva, ambiziosa. Ma sotto la superficie levigata restano contraddizioni profonde. Ed è lì, più che nelle promesse, che si giocherà il futuro di Pechino e del suo leader.