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Mostro di Firenze, la memoria che non si chiude: podcast e serie Netflix riaccendono il caso

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Mostro di Firenze, la memoria che non si chiude: podcast e serie Netflix riaccendono il caso

Riemerge dalle pieghe del tempo il caso che più di ogni altro ha attraversato la storia giudiziaria e culturale italiana. Quasi quarant’anni dopo l’ultimo delitto, l’ombra del Mostro di Firenze torna a imporsi nell’immaginario collettivo: lo fa con un nuovo podcast del gruppo Gedi, curato e condotto dal criminologo Edoardo Orlandi, e con la serie firmata da Netflix in uscita nel 2025. Due prodotti diversi, stessa conseguenza: riportare a galla domande a cui l’Italia non ha mai smesso di cercare risposta.

Mostro di Firenze, la memoria che non si chiude: podcast e serie Netflix riaccendono il caso

La narrazione parte dal punto esatto in cui tutto cominciò: 21 agosto 1968, la Giulietta bianca parcheggiata accanto al cimitero di Signa, due corpi senza vita e un bambino che sopravvive come unico testimone. Prima che il termine “serial killer” entrasse nelle aule di tribunale, quel duplice omicidio non venne trattato come l’inizio di una serie. Eppure è lì che si incunea la pista sarda, che molti anni più tardi diventerà uno dei capitoli più controversi nelle indagini.

Una storia che ha attraversato l’Italia
Il podcast ricostruisce la vicenda non come semplice cronaca nera, ma come specchio delle sue epoche. Ogni delitto porta con sé lo scarto di società che cambia: l’Italia che impara a vedere l’orrore come parte della quotidianità, il rapporto tra stampa e giudici, l’ossessione collettiva per un assassino di cui nessuno ha mai potuto disegnare contorni definitivi. Il Mostro diventa così un fronte simbolico: metà reale, metà rimosso.

Il ruolo delle piste e dell’incertezza
Dopo la stagione sarda arrivarono altre letture investigative, fino ai “compagni di merende” e alla parabola giudiziaria di Pietro Pacciani. Condanna, assoluzione, ritorno del dubbio: più che un colpevole, il caso consegna al Paese un vuoto processuale. Nessuna versione è mai riuscita a diventare memoria condivisa. E quando la verità rimane provvisoria, la storia continua a chiedere di essere raccontata.

Netflix e il linguaggio del presente
La serie Netflix, che uscirà nel 2025, entrerà nella stessa materia da un registro diverso, più visivo ed emotivo, trasformando il caso in racconto popolare globale. Ma proprio questo passaggio, dall’inchiesta al racconto, testimonia che il Mostro non è solo un cold case: è un trauma culturale irrisolto. Se quarant’anni dopo continuiamo a tornarci sopra, è perché manca ciò che chiude davvero un enigma: una verità definitiva.

Un Paese che continua a interrogare se stesso
La chiave del rinnovato interesse sta tutta qui. Non è nostalgia nera, non è culto morboso: è il bisogno di capire cosa non ha funzionato nella macchina della verità, e perché. Il Mostro di Firenze è diventato, nel tempo, un archivio di domande inevase: indagini che rincorrono se stesse, depistaggi mai chiariti, testimonianze che invecchiano e continuano a pesare.

Per questo podcast e serie non riaprono semplicemente una storia: riportano l’Italia davanti alla propria incompiutezza. Un Paese che non ha ancora deciso come raccontarsi, e forse per questo continua a tornare alle notti di campagna attorno a Firenze. Lì dove, tra silenzi e omissioni, il mistero non è mai stato solo un assassino: è stata l’Italia stessa.

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