Rottamazione-quinquies, taglio IRPEF nel ceto medio, ritorno dell’iperammortamento e bonus edilizi: cosa conviene, cosa rischia di deludere e quali scadenze tenere d’occhio.
Il 2026 si apre con un pacchetto fiscale che prova a tenere insieme due obiettivi spesso in conflitto: alleggerire alcune voci per famiglie e lavoratori e, allo stesso tempo, spingere gli investimenti produttivi. Nel mezzo, però, restano zone grigie, incastri con la fiscalità locale e una domanda chiave: quanto dei benefici promessi arriverà davvero in tasca (o in azienda) senza venire riassorbito altrove.
Il primo capitolo caldo è la Rottamazione-quinquies, la nuova definizione agevolata per i carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Il meccanismo punta a consentire lo stralcio di sanzioni e interessi e una rateizzazione più lunga, fino a 54 rate bimestrali. In altre parole: più tempo per pagare e meno “zavorra” accessoria, con un impatto potenzialmente forte per chi ha pendenze pregresse e vuole rimettere ordine nel proprio profilo fiscale.
Attenzione però ai confini. Restano fuori, salvo scelte autonome degli enti, i tributi locali (come IMU e TARI), oltre a multe della polizia locale e somme richieste a seguito di accertamento. È qui che spesso si annidano le delusioni: l’idea della “pulizia totale” funziona solo se si distinguono bene le tipologie di debito e si verifica cosa, concretamente, è rottamabile.
Il secondo tema è la riduzione dell’aliquota IRPEF per lo scaglione tra 28.000 e 50.000 euro: dal 35% al 33%. Il risparmio teorico, a regime, può arrivare fino a circa 440 euro annui. È una misura che parla soprattutto al ceto medio, quello che negli ultimi anni ha spesso visto benefici “a tempo” o erosi da altre voci.
Ed ecco la criticità più citata: le addizionali regionali e comunali. Se queste crescono, la riduzione dell’aliquota nazionale rischia di diventare meno visibile nella pratica. In sintesi: la fotografia finale non è uguale per tutti, perché dipende da dove si vive e da come si muovono le amministrazioni territoriali.
Per imprese e professionisti, torna centrale la partita della compensazione dei crediti d’imposta. L’orientamento del 2026 è quello di rendere più praticabile l’utilizzo dei crediti fiscali anche per coprire debiti contributivi e INAIL. È una leva che, quando funziona, migliora subito la liquidità: non è un “bonus da aspettare”, ma un modo per ridurre pagamenti in uscita usando quanto già maturato.
La misura più “industriale” del pacchetto è il ritorno dell’iperammortamento, pensato per gli investimenti in beni ad alto contenuto tecnologico e interconnessi. Il perimetro include anche beni strumentali legati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo. La finestra indicata va dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con maggiorazioni del costo del bene che variano per dimensione dell’investimento: +180% fino a 2,5 milioni, +100% tra 2,5 e 10 milioni, +50% oltre 10 e fino a 20 milioni.
Qui il punto tecnico è anche quello più importante: il beneficio non arriva “subito” come uno sconto diretto, ma si spalma nel tempo tramite quote di ammortamento più alte, riducendo il reddito imponibile e quindi le imposte (IRES/IRPEF) lungo la vita utile del bene. Tradotto: richiede pianificazione, perché l’impatto dipende dalla capacità dell’impresa di generare imponibile negli anni successivi.
Non mancano le osservazioni critiche: rispetto ai precedenti crediti d’imposta legati a Industria 4.0, l’iperammortamento può risultare meno “immediato” e più complesso da valorizzare in periodi di margini bassi. In compenso, per aziende con programmi di investimento strutturati e orizzonte pluriennale, la misura può diventare un driver concreto per rinnovare impianti e processi.
Capitolo casa: nel 2026 vengono confermate le principali detrazioni per ristrutturazioni, efficientamento energetico (Ecobonus) e riduzione del rischio sismico (Sismabonus e Sismabonus acquisti). Le aliquote indicate restano al 50% per l’abitazione principale e al 36% per gli altri immobili. Confermato anche il Bonus mobili ed elettrodomestici con le modalità di fruizione già note.
La notizia che pesa di più, però, è quella che non c’è: non viene rinnovato il bonus barriere architettoniche. E c’è una seconda criticità, meno visibile ma decisiva per il settore: la conferma “solo per il 2026” rende difficile pianificare nel medio periodo, soprattutto per le imprese delle costruzioni che lavorano su cantieri e commesse con tempi lunghi.
In conclusione, il Fisco 2026 offre strumenti utili ma non automatici: la rottamazione premia chi è ordinato sulle scadenze, il taglio IRPEF va letto insieme alle addizionali locali, la compensazione dei crediti può dare respiro immediato a chi ha capienza e l’iperammortamento è una scommessa sulla capacità di investire e “tenere” nel tempo. Per sfruttare davvero le opportunità, la parola chiave resta una sola: programmazione.