Il risiko bancario torna a occupare il centro della scena finanziaria italiana, ma più che accelerazioni si moltiplicano frenate, cautele e messaggi indiretti. A margine dell’ultimo esecutivo dell’Abi, tenutosi a Milano, il dibattito vero non si è svolto nelle sale ufficiali, ma nei corridoi e fuori dai palazzi, dove si è parlato soprattutto di assetti proprietari, governance e possibili aggregazioni.
Il primo dossier caldo riguarda Banco Bpm e la partita sul prossimo consiglio di amministrazione. Al centro c’è il ruolo dei soci francesi di Credit Agricole, che hanno superato la soglia del 20% del capitale. Una presenza che pesa e che solleva interrogativi sul futuro equilibrio della banca di Piazza Meda.
L’amministratore delegato Giuseppe Castagna sceglie però la linea della prudenza. Alla domanda su una possibile lista condivisa con i soci francesi, la risposta è secca: “Non lo so, non dipende da noi”. Castagna ribadisce che la presentazione di una lista resta la via naturale, ma sottolinea che l’assemblea del 23 febbraio servirà soprattutto a rivedere le regole del board, anche alla luce delle novità normative.
Se su Banco Bpm domina l’attesa, su Mps arriva invece uno stop netto. Il presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan, chiude la porta a qualsiasi ritorno di interesse: “I ritorni di fiamma sono pericolosi”. Un’affermazione che pesa, considerando che proprio Unicredit era stata protagonista delle trattative con il Tesoro nel 2021, quando lo Stato deteneva la maggioranza della banca senese.
Una linea confermata anche dall’amministratore delegato Andrea Orcel, che nei giorni precedenti aveva liquidato le indiscrezioni su nuove acquisizioni come “invenzioni speculative e prive di fondamento”. Nessuna mossa imminente, nessun dossier aperto: il messaggio al mercato è di chiusura totale.
Ancora più misurato il tono di Intesa Sanpaolo. Il ceo Carlo Messina non entra nel gioco delle ipotesi e rimanda tutto alla presentazione del nuovo piano industriale. La posizione, ribadisce, resta invariata: “La linea di Intesa non cambia”. Nessuna corsa alle acquisizioni, né in Italia né all’estero.
Fuori dal risiko, ma non dal futuro del sistema, arriva infine il richiamo del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che sposta l’attenzione sull’intelligenza artificiale. Niente entusiasmi ciechi: “Non è uno strumento perfetto, è uno strumento umano, con limiti e imperfezioni”. La tecnologia, sottolinea, è una rivoluzione continua, un processo senza punto di arrivo che va governato con responsabilità.
Il quadro che emerge è chiaro: il sistema bancario italiano resta in movimento, ma senza strappi. Tra geopolitica, regole che cambiano e mercati nervosi, prevale la cautela. Il risiko non è finito, ma per ora resta in stand-by strategico.