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Manovra, non solo consensi: Confindustria resta vigile sulla parte fiscale

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Manovra, non solo consensi: Confindustria resta vigile sulla parte fiscale

Emanuele Orsini mantiene il tono collaborativo, ma mette paletti chiari alla legge di bilancio. Da Siracusa, dove partecipa all’Education e Open Innovation Forum, il presidente di Confindustria chiarisce che il giudizio positivo sulle priorità della manovra non equivale a un via libera senza correzioni. Il rientro al 3 per cento del deficit, dice, è una scelta che “impone vincoli di partenza”, ma non può scaricare il costo dell’aggiustamento su chi investe. È qui che entra il nodo dei tre capitoli su cui gli industriali vogliono riaprire il confronto: tassazione sui dividendi, fondo di garanzia per le Pmi e credito d’imposta.

Manovra, non solo consensi: Confindustria resta vigile sulla parte fiscale

La posizione è lineare: Confindustria difende il dialogo col governo, ma non abdica al proprio ruolo di rappresentanza. Orsini ribadisce che il mestiere degli industriali “è dire le cose che funzionano e quelle che non funzionano”, evitando un sostegno acritico. Dietro le parole c’è una preoccupazione più ampia: senza meccanismi incentivanti, la spinta agli investimenti può rallentare proprio nel momento in cui serve accelerazione per agganciare competitività e transizione. La partita non è di facciata, ma riguarda la base industriale del Paese.

Il rischio di soffocare la filiera finanziaria delle imprese
La tassazione sui dividendi viene letta come un segnale negativo verso il capitale paziente, quello che sostiene la crescita nel medio periodo. È l’impatto sull’ecosistema che preoccupa: se la distribuzione degli utili viene penalizzata, la convenienza a investire si riduce. Per le Pmi, il mancato rinnovo delle regole sul fondo di garanzia apre un fronte di incertezza nell’accesso al credito, soprattutto per chi non ha strumenti alternativi. Sul credito d’imposta, infine, l’attenzione degli industriali riguarda il restringimento delle maglie che, a loro avviso, rischia di frenare ricerca e riconversione tecnologica.

Il clima resta aperto ma non risolto
Orsini parla di un “clima che non è cambiato”, segnale che il canale istituzionale resta aperto, ma il punto di incontro non è ancora definito. Confindustria non vuole contrapposizioni ma neppure un patto al ribasso. Il messaggio è rivolto sia all’esecutivo sia alle imprese: si apprezza il quadro generale, ma l’esito finale dipenderà dai dettagli fiscali. In controluce c’è il timore che il ritorno alla disciplina di bilancio – necessario anche per Bruxelles – finisca per sterilizzare il sostegno alla trasformazione industriale in corso.

Partite aperte nelle prossime settimane

Il confronto si sposterà ora nelle aule parlamentari, dove si capirà quanto margine reale il governo è disposto a concedere. La manovra, nella lettura di Orsini, non è sbagliata in impostazione; rischia però di essere troppo prudente in un passaggio storico in cui il sistema produttivo ha bisogno di certezze, soprattutto in termini di liquidità e incentivi. È in questo spazio di mediazione che Confindustria vuole incidere: non bloccare la tenuta dei conti, ma evitare che la correzione ricada proprio su chi dovrebbe trainare la crescita.

Il tono rimane istituzionale, ma l’avviso è chiaro: senza aggiustamenti su quei tre capitoli, la manovra rischia di diventare un segnale di frenata proprio nel momento in cui le imprese chiedono di non rallentare.

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