Percentuali alzate dalla Manovra 2026, plafond aggiornati nel cassetto fiscale e credito già spendibile in F24: cosa cambia davvero per le imprese, e dove.
La ZES Unica torna a far parlare (e soprattutto a far conti) nel Mezzogiorno: l’Agenzia delle Entrate ha ufficializzato l’aumento del credito d’imposta per le imprese agricole che hanno già ottenuto l’agevolazione. Traduzione operativa: percentuali più alte, plafond aggiornati e possibilità di compensare subito.
Il punto chiave è la rideterminazione delle aliquote alla luce delle nuove regole introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Il credito viene ricalcolato con queste percentuali:
58,7839% per micro, piccole e medie imprese e 58,6102% per le grandi imprese. Non è una limatura: per molte aziende significa trasformare una misura “buona sulla carta” in liquidità fiscale immediatamente utilizzabile.
C’è anche un dettaglio che, per chi vive di scadenze e cassetti telematici, vale più di mille convegni: da quando l’aggiornamento entra a sistema, i plafond vengono riallineati nel cassetto fiscale e il credito può essere utilizzato in compensazione. L’Agenzia delle Entrate segnala inoltre un messaggio nell’area riservata per rendere più rapida la consultazione delle ricevute che comunicano il nuovo ammontare riconosciuto.
Sullo sfondo c’è l’architettura della misura: la ZES Unica nasce come agevolazione fiscale per chi investe in beni strumentali destinati a strutture produttive localizzate nelle aree ammesse. In pratica, se l’investimento è “nuovo”, coerente e collocato dove la mappa degli aiuti lo consente, lo Stato riconosce un credito che abbatte il carico fiscale tramite compensazione.
Il perimetro territoriale è quello della ZES per il Mezzogiorno e include le regioni del Sud tradizionalmente considerate “assistite” nelle carte europee degli aiuti: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise e anche Abruzzo per le aree ammesse alle deroghe previste dal quadro UE sugli aiuti regionali. È la logica del “dove investi conta”, tanto quanto il “quanto investi”.
Ma la notizia, oltre alle percentuali, è politica e finanziaria: la Manovra 2026 conferma l’impianto e mette soldi sul tavolo per tenerlo vivo fino a fine 2028. La programmazione delle risorse è scandita per anni, con un limite di spesa che cresce nel 2026 e poi scende gradualmente: una scelta che spinge le imprese a pianificare e a non ridursi all’ultimo giro.
Anche il calendario degli investimenti si allunga: agli interventi effettuati tra 1° gennaio 2025 e 15 novembre 2025 (la finestra già conosciuta dagli operatori) si aggiunge un nuovo orizzonte per investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 fino al 31 dicembre 2028. È un cambio di passo perché trasforma un bonus “a tempo” in una leva pluriennale, più adatta a settori dove i cicli di investimento non durano una stagione.
Il mondo agricolo, intanto, rivendica la misura e ne misura l’effetto. Coldiretti ha presentato la proroga e la rideterminazione come un risultato ottenuto anche grazie alle richieste portate al tavolo della manovra, parlando di un intervento che rafforza la capacità di investimento delle aziende nelle aree ZES. "La proroga della Zes agricola per il 2026 e la rideterminazione delle percentuali" è il passaggio su cui l’organizzazione insiste, perché incide direttamente su macchinari, impianti e dotazioni aziendali.
Più prudente la lettura di CIA – Agricoltori Italiani, che accoglie positivamente i correttivi ma avverte che il fabbisogno potenziale può restare superiore alle risorse disponibili. Il messaggio, in sostanza, è un invito a non considerare il capitolo chiuso: "un rifinanziamento atteso, ma ancora non all’altezza dei bisogni stimati", con la richiesta di una visione più robusta per sostenere redditività e competitività.
Per chi deve decidere “cosa fare lunedì mattina”, la guida è pratica. Primo: verificare nell’area riservata e nel cassetto fiscale l’aggiornamento del plafond e la ricevuta con il nuovo ammontare. Secondo: pianificare l’uso in F24 in modo coerente con i propri flussi (compensare subito può essere conveniente, ma va incastrato con le altre posizioni fiscali e contributive). Terzo: tenere d’occhio le finestre e gli adempimenti collegati alle comunicazioni già richieste nei cicli precedenti.
Il messaggio che arriva da questa mini-rivoluzione percentuale è chiaro: la ZES Unica non è solo un’etichetta territoriale, è una gara a tempo in cui vince chi progetta, documenta e investe meglio. E ora, con aliquote quasi al 59%, la partita diventa più interessante anche per chi finora aveva guardato la misura con sospetto, temendo che tra domanda e tetti di spesa il beneficio si assottigliasse.
In un’Italia che continua a cercare strumenti per riequilibrare crescita e investimenti tra Nord e Sud, questa è una notizia che pesa: perché parla di soldi veri, tempi certi e procedure che — almeno in questa fase — promettono meno attrito e più immediatezza.