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Inflazione, Istat: prezzi alimentari in rialzo del 24,9% dal 2021

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Inflazione, Istat: prezzi alimentari in rialzo del 24,9% dal 2021

In quattro anni, i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati di quasi un quarto.
Secondo la Nota sull’andamento dell’economia italiana diffusa oggi dall’Istat, da ottobre 2021 a ottobre 2025 l’incremento dei prezzi dei prodotti alimentari ha raggiunto il +24,9%, una crescita superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto all’aumento complessivo registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo, pari a +17,3%.

Inflazione, Istat: prezzi alimentari in rialzo del 24,9% dal 2021

L’aumento dei prezzi alimentari – spiega l’Istituto di statistica – continua a rappresentare una delle componenti più incisive sull’inflazione percepita dalle famiglie, incidendo in misura maggiore sui nuclei con redditi medio-bassi, che destinano una quota più ampia del proprio bilancio ai consumi di prima necessità.
Il dato conferma la persistenza di tensioni nei prezzi del comparto alimentare, nonostante il progressivo rallentamento dell’inflazione generale osservato nel corso del 2025.

Inflazione in rallentamento ma disomogenea

Nel suo aggiornamento sull’economia italiana, l’Istat segnala che la dinamica dei prezzi si è ridimensionata rispetto ai picchi registrati tra il 2022 e il 2023, ma mostra ancora andamenti disomogenei tra i diversi comparti di spesa.
Le voci legate all’energia e ai beni industriali non energetici hanno visto un netto raffreddamento, mentre i beni alimentari, insieme ai servizi legati alla ristorazione e alla casa, continuano a esprimere variazioni sostenute.

Un effetto prolungato della crisi energetica
Secondo gli analisti dell’Istituto, il rincaro cumulato dei prezzi alimentari tra il 2021 e il 2025 riflette gli effetti prolungati della crisi energetica e delle tensioni nelle catene globali di approvvigionamento, che hanno interessato materie prime agricole, fertilizzanti e trasporti.
A ciò si è aggiunto l’impatto del costo del lavoro e della logistica, che ha contribuito a mantenere elevato il livello dei prezzi al dettaglio nonostante la stabilizzazione dei costi di produzione.

Un divario che pesa sui consumi
Il differenziale tra l’aumento dei prezzi alimentari e quello medio generale, pari a 7,6 punti percentuali, evidenzia – sottolinea l’Istat – un impatto diretto sul potere d’acquisto delle famiglie e in particolare su quelle più esposte alle variazioni dei beni di consumo essenziali.
Il rallentamento dell’inflazione osservato negli ultimi mesi del 2025, pur rappresentando un segnale positivo, non ha ancora compensato la perdita di capacità di spesa accumulata nel quadriennio successivo alla crisi pandemica e all’emergenza energetica.

Istat: “Monitoraggio continuo dei prezzi e dei redditi reali”

Nella sua nota, l’Istituto evidenzia infine l’importanza di monitorare costantemente l’andamento dei prezzi e dei redditi reali per valutare la solidità della ripresa dei consumi e la distribuzione del benessere economico tra le fasce sociali.
Il tema del carovita alimentare – conclude l’Istat – rimane dunque una delle principali variabili da considerare nel quadro macroeconomico nazionale, anche in vista delle politiche di bilancio per il 2026.

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