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L’impatto del conflitto russo-ucraino sui piani della BCE

- di: Gergely Majoros, membro del Comitato Investimenti di Carmignac
 
L’attuale contesto economico fa sì che la Banca Centrale Europea (BCE) si trovi in una posizione piuttosto delicata nella definizione di una giusta politica monetaria. È molto difficile prevedere se la BCE avrà margine per decidere di non contrastare la dinamica inflazionistica prevista.

Da un punto di vista puramente economico, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia rappresenta uno shock “stagflazionistico” per l’economia europea. Se l’attuale crisi dovesse durare a lungo o aggravarsi ulteriormente, assisteremmo a un ulteriore incremento dei prezzi dell’energia e delle materie prime alimentari, il che aumenterebbe significativamente la possibilità che l’Europa entri in una fase di recessione.

Sulla base di questo scenario, è improbabile che nel prossimo meeting la BCE confermi la sua recente svolta ‘hawkish’, così come pare alquanto difficile che la BCE acceleri il proprio tapering e definisca un percorso di rialzo dei tassi d’interesse per il futuro. È possibile, invece, che la BCE decida di sostenere ulteriormente le politiche fiscali in Europa, mantenendo la massima opzionalità per i prossimi mesi, pur senza rinunciare del tutto alla svolta verso una politica monetaria più aggressiva annunciata a gennaio.

A questo proposito, è possibile che la BCE sacrifichi le misure previste di normalizzazione graduale, che stimavano la fine del quantitative easing (QE) prima dell’aumento dei tassi, anche se questo non ci sembra uno scenario molto probabile. A nostro avviso, le opzioni più probabili per sostenere i mercati periferici sono due: la BCE potrebbe chiarire la propria posizione sui reinvestimenti del suo programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP), e, se ciò dovesse rivelarsi insufficiente, potrebbe successivamente creare un nuovo strumento per controllare gli spread, anche se quest’ultimo tema rimane oggetto di controversie all’interno del Consiglio direttivo.

In questo contesto, manteniamo un atteggiamento molto prudente sui mercati dei titoli sovrani europei. A nostro avviso, i titoli di stato dei paesi periferici dell’eurozona restano vulnerabili, a meno che la BCE non cambi completamente idea di fronte all’invasione russa. In ogni caso, consigliamo agli investitori di prepararsi a un approccio più “simmetrico” per quanto riguarda le decisioni di politica monetaria.
 

Sulla base dei dati economici, gli investitori dovrebbero essere preparati a considerare le decisioni delle banche centrali in un senso o nell’altro, sebbene le modifiche apportate negli ultimi anni abbiano sempre assunto una direzione più accomodante. Questo scenario dovrebbe favorire l’emergere di nuove opportunità di investimento per gestori flessibili e attivi.
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