A quasi venticinque anni dalla riapertura al pubblico, la Galleria Borghese accende un nuovo capitolo della sua relazione con la città: non una semplice manutenzione, ma un intervento di aggiornamento e rinnovamento dell’impianto di illuminazione esterna della palazzina seicentesca, del parterre all’italiana sul retro del museo e della scenografica Fontana di Venere. Un’operazione che intreccia estetica e tecnica, valorizzazione e sostenibilità, con una parola chiave che oggi pesa quanto una firma in calce a un progetto culturale: efficienza.
Musei, nuova luce per la Galleria Borghese: LED e tutela dell’arte a Villa Borghese
Il lavoro è stato realizzato grazie alla collaborazione con Enel, confermando l’impegno del Museo su tre assi sempre più centrali nella gestione dei grandi luoghi della cultura: innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e tutela del patrimonio storico-artistico. In altre parole, non basta “illuminare”: bisogna farlo meglio, consumando meno e proteggendo ciò che si mostra.
LED e risparmio energetico: l’illuminazione diventa strategia
La scelta di introdurre le più avanzate tecnologie LED, unita a una crescente attenzione al risparmio energetico, ha guidato la progettazione del nuovo sistema illuminotecnico. È un passaggio che va letto anche in chiave gestionale: l’illuminazione non è più un costo fisso “inevitabile”, ma una leva per ridurre sprechi e migliorare la qualità complessiva dell’esperienza museale, soprattutto nelle ore serali, quando il museo e il parco dialogano con la città.
Ma c’è un secondo livello, più delicato e decisivo: la luce non è neutra. Può essere una forma di cura oppure un rischio. Per questo il progetto ha dato particolare rilievo allo studio delle radiazioni luminose potenzialmente dannose e al corretto filtraggio della luce, in relazione alle esigenze conservative delle opere d’arte. È il punto in cui la tecnologia smette di essere “novità” e diventa tutela: illuminare senza ferire, valorizzare senza consumare.
Il Casino nobile: architettura nata per esaltare la collezione
La Galleria Borghese non è un museo qualsiasi: è un luogo pensato fin dall’origine come scrigno prestigioso. La Villa Borghese “fuori Porta Pinciana” sorse all’inizio del XVII secolo grazie alla volontà del cardinale Scipione Borghese e al ruolo centrale di Camillo Borghese, lo zio divenuto papa Paolo V. Il Casino nobile nacque per accogliere la straordinaria collezione del cardinale e per esibirne la magnificenza con un’architettura progettata per “stare al servizio” dell’arte.
La realizzazione, avviata nel 1607 sotto la direzione di Flaminio Ponzio, si protrasse fino al 1613 e fu successivamente portata a compimento da Giovanni Vasanzio, dando forma a un edificio concepito per far coincidere contenitore e contenuto. La struttura, leggera e articolata in corpi aggettanti e logge, si inserisce nel contesto naturale del parco, in un equilibrio che ancora oggi definisce l’identità della Galleria.
Le quattro facciate, ciascuna con una propria articolazione, un tempo ricche di rilievi e sculture antiche, riflettevano all’esterno la ricchezza delle opere custodite all’interno. Oggi sono scandite da elementi tipici dell’architettura barocca e arricchite da cornici, nicchie e ordini architettonici che continuano a dialogare con la storia del luogo.
La palazzina torna protagonista nel paesaggio notturno
Il nuovo intervento esterno è stato concepito per equilibrare l’esperienza visiva della Galleria con la luce del parco circostante, esaltando la percezione degli spazi e dei dettagli architettonici e migliorando l’efficienza energetica. L’illuminazione risulta più omogenea e leggibile anche a distanza, restituendo alla palazzina un ruolo centrale nel paesaggio notturno di Villa Borghese.
È un risultato che vale doppio: da una parte rende più riconoscibile uno dei simboli culturali di Roma, dall’altra rafforza un’idea contemporanea di museo, dove la conservazione non è solo “dentro” le sale, ma anche “fuori”, nel modo in cui il patrimonio viene esposto, protetto e reso accessibile alla comunità.
In un tempo in cui l’energia è un tema economico e sociale, e la cultura è chiamata a dimostrare impatto e responsabilità, anche un impianto di illuminazione diventa un messaggio: la bellezza non si limita a farsi vedere, ma prova a durare.