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Istat: nel 2023 crescono le imprese, superata quota 4,5 milioni

- di: Redazione
 
Istat: nel 2023 crescono le imprese, superata quota 4,5 milioni

L’Istat certifica una nuova fase di crescita del tessuto produttivo italiano. Nel 2023 le imprese attive nei settori industriali e dei servizi hanno superato quota 4,5 milioni, con un aumento dello 0,8% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma la tenuta del sistema economico in una congiuntura caratterizzata da rallentamento internazionale e da un quadro di costi energetici ancora instabile.

Istat: nel 2023 crescono le imprese, superata quota 4,5 milioni

La crescita, spiega l’Istituto nazionale di statistica, è trainata dai servizi a maggiore intensità di conoscenza, dal comparto delle costruzioni e dal segmento energetico, mentre la manifattura tradizionale mostra segnali di consolidamento ma non di espansione.

Valore aggiunto in aumento del 7,3%
Il valore aggiunto complessivo dell’industria e dei servizi aumenta nel 2023 del 7,3% in termini nominali, con una dinamica più intensa nelle costruzioni (+15,6%), seguite dai servizi (+7,2%) e dall’industria in senso stretto (+5,6%).
L’andamento riflette, secondo l’Istat, sia la ripresa degli investimenti nel comparto edilizio sia la capacità del terziario avanzato di intercettare la domanda legata a digitalizzazione, transizione ecologica e servizi alla persona.

Sul fronte occupazionale, l’aumento degli addetti risulta più contenuto: +2,4%, segnale che la crescita di fatturato e valore aggiunto è stata ottenuta in larga parte attraverso un incremento della produttività media e dell’intensità tecnologica.

Investimenti in aumento di oltre l’11% per addetto

Gli investimenti per addetto crescono in modo significativo: +11% in termini nominali, passando da 7.600 a 8.400 euro.
L’Istat sottolinea che la spinta maggiore arriva da Costruzioni e Servizi, mentre nella manifattura l’aumento dell’intensità di investimento è concentrato nelle piccole e medie imprese, che continuano a svolgere un ruolo chiave nell’ammodernamento del tessuto produttivo.

Il dato sugli investimenti conferma la capacità di una parte rilevante delle aziende italiane di autofinanziare processi di innovazione e digitalizzazione, anche in assenza di forti incentivi fiscali come quelli legati al PNRR.

Gruppi industriali: 190mila imprese generano oltre metà del valore aggiunto
Le imprese organizzate in gruppi rappresentano solo una quota limitata del totale – poco più di 190mila unità – ma producono la parte più consistente dell’attività economica del Paese.
Secondo l’Istat, questi gruppi generano il 65,3% del fatturato totale e il 57,9% del valore aggiunto complessivo di industria e servizi, con una crescita dell’8,4% su base annua.

Il dato mette in luce la concentrazione della produttività e l’efficienza delle strutture organizzate in rete, soprattutto nei comparti manifatturiero, energia e servizi alle imprese.
Un modello, osservano gli analisti, che riflette la dualità del sistema italiano: da un lato microimprese diffuse e flessibili, dall’altro poli aggregati ad alta capitalizzazione e competenze.

Dinamica settoriale e sfide future
L’espansione delle imprese nel 2023 segna una ripresa selettiva: la crescita è più accentuata nei settori avanzati dei servizi e nelle costruzioni, mentre la manifattura rimane ancorata a una fase di consolidamento.
Per l’Istat, la tendenza evidenzia “una progressiva trasformazione strutturale del sistema produttivo italiano”, sempre più orientato verso servizi a elevato contenuto tecnologico e attività legate alla transizione verde e digitale.

Tuttavia, restano sfide rilevanti: la ridotta dimensione media delle imprese, la necessità di investimenti più diffusi in innovazione e capitale umano, e l’esigenza di politiche industriali coordinate per sostenere la produttività nel medio periodo.

Un 2023 di resilienza per il sistema produttivo
Nel complesso, i dati Istat delineano un 2023 di resilienza per il sistema delle imprese italiane: crescita moderata ma diffusa, investimenti in accelerazione e valore aggiunto in miglioramento, pur in un contesto di margini compressi.
Il saldo positivo del numero di imprese, seppur contenuto, segna un’inversione di tendenza rispetto ai cali registrati negli anni precedenti e conferma la capacità del tessuto produttivo nazionale di adattarsi ai nuovi equilibri economici globali.

In sintesi: più imprese, più investimenti, ma sfide ancora aperte su produttività e innovazione. L’Italia, sottolinea l’Istat, “resta un sistema imprenditoriale dinamico, in transizione verso modelli più sostenibili e tecnologicamente avanzati”.

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