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Giorgetti: “La spesa fuori controllo frena la fiducia, l’Italia deve tornare a concepirsi come grande Paese industriale”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Giorgetti: “La spesa fuori controllo frena la fiducia, l’Italia deve tornare a concepirsi come grande Paese industriale”

“Aumentare la spesa pubblica non è un sicuro viatico per far crescere gli investimenti. Al contrario: una spesa pubblica fuori controllo diventa un fattore inibitore per gli investimenti e frena la fiducia in un Paese”.
Con queste parole, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto il suo intervento alla conferenza ‘Selecting Italy 2025’, organizzata a Trieste dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Giorgetti: “La spesa fuori controllo frena la fiducia, l’Italia deve tornare a concepirsi come grande Paese industriale”

Un discorso tutto incentrato sull’idea di responsabilità e stabilità come pilastri della politica economica italiana. “Chi ha scelto l’Italia in questi anni – ha proseguito Giorgetti – lo ha fatto per la stabilità, governativa e finanziaria. Un dato statico, come la stabilità dell’esecutivo, è diventato fattore dinamico”.

Dietro la formula tecnica si intravede una linea di politica economica ben definita: fiducia, sobrietà e continuità come antidoto alle turbolenze economiche e come attrattori per gli investitori internazionali.

“Serve fiducia, non assistenzialismo”
Il messaggio del ministro è chiaro: la crescita non si costruisce gonfiando la spesa, ma consolidando la credibilità. La fiducia – nelle istituzioni, nelle regole e nella tenuta dei conti pubblici – è la vera leva per stimolare gli investimenti e riportare capitali nel Paese.
Una presa di posizione netta, che si inserisce nel dibattito sulla legge di bilancio 2026 e sulla sostenibilità della spesa pubblica, in un momento in cui l’Italia si muove dentro i nuovi vincoli del Patto di stabilità europeo.

Per Giorgetti, l’obiettivo è mantenere un equilibrio tra la necessità di sostenere la crescita e quella di non alimentare squilibri strutturali: “La stabilità – ha ribadito – non è una condizione passiva ma una politica attiva, che genera fiducia, investimenti e occupazione”.

“L’Italia deve tornare a credere in sé stessa”
Nel corso del suo intervento in videocollegamento, il titolare del Tesoro ha allargato il ragionamento al tema più ampio della percezione nazionale: “Se mi chiedete qual è uno dei lasciti più importanti di questo governo, io dico l’aver ridato fiducia a questo Paese, troppo spesso abituato a sottovalutarsi”.
Giorgetti ha richiamato quella che definisce “una crisi di fiducia collettiva”, maturata in oltre quindici anni di difficoltà economiche e sociali, e aggravata da una storica cultura antimpresa che ha finito per minare la consapevolezza dell’Italia come potenza produttiva.

“Dobbiamo invece concepirci – ha aggiunto – come un grande Paese industriale. Dobbiamo assumere decisioni, a partire da quelle di governo, con questa consapevolezza e dobbiamo relazionarci con i Paesi terzi senza complessi autoimposti di inferiorità”.

“La manovra economica in linea con questa visione”
Secondo Giorgetti, la manovra di bilancio presentata dal governo si colloca “in piena continuità con questa visione”. L’obiettivo è consolidare la crescita sostenibile, favorire gli investimenti produttivi e accompagnare la trasformazione digitale e industriale del sistema economico.
Un approccio che, nelle parole del ministro, vuole segnare la distanza da logiche di spesa improduttiva o di consenso immediato: “Abbiamo scelto la via della stabilità e della serietà, anche quando non era la più facile. Ma è quella che garantisce un futuro all’Italia”.

L’orizzonte industriale e la fiducia europea
L’intervento di Giorgetti a Trieste arriva in un momento cruciale per i conti pubblici e per il posizionamento del Paese in Europa. La Commissione Ue guarda con attenzione alla tenuta fiscale dell’Italia, mentre il governo rivendica la propria linea di equilibrio e prudenza.
Dietro il linguaggio tecnico si intravede un messaggio politico forte: l’Italia deve tornare a essere protagonista nella manifattura, nell’industria e nella tecnologia, abbandonando quella “cultura del limite” che ne ha frenato l’ambizione.

La fiducia – per Giorgetti – non è solo una variabile economica, ma la condizione psicologica e politica su cui costruire un nuovo ciclo di sviluppo. “È la fiducia che genera investimenti, non la spesa senza misura. È la stabilità che attrae capitali, non l’instabilità delle promesse”.

Trieste, così, diventa il palcoscenico di una riflessione più ampia: l’Italia deve tornare a credere in sé stessa. E per farlo – nelle parole del ministro – serve una politica economica sobria, coerente e industriale, capace di guardare al futuro con fiducia, ma senza abbandonarsi alle illusioni.

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