La Manovra riscrive la mappa degli incentivi nel Mezzogiorno: proroga fino al 2028, nuove finestre operative e un “top-up” per chi ha chiuso gli investimenti 2025 in tempo. Ma c’è un grande spartiacque: Transizione 5.0.
Il credito d’imposta della ZES Unica torna protagonista e lo fa con un copione più selettivo: da una parte l’orizzonte lungo (fino al 2028), dall’altra un premio aggiuntivo per chi nel 2025 ha investito nelle aree agevolate e ha rispettato i passaggi burocratici senza sbavature. Niente slogan: qui conta la sequenza di date, modelli e comunicazioni. Chi ha fatto tutto “a regola d’arte” può puntare a un beneficio complessivo che, in determinate condizioni, arriva fino al 75% delle spese ammissibili.
In estrema sintesi, la ZES Unica (che accorpa le precedenti zone speciali del Sud) riconosce un credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali destinati a strutture produttive nei territori ammessi. Ma non è un assegno in bianco: la misura vive dentro un perimetro di risorse pubbliche e dentro un meccanismo di comunicazioni che “aggancia” il beneficio all’effettiva realizzazione dell’investimento.
Il cuore della novità 2026 è il cosiddetto top-up sugli investimenti 2025. La logica è premiale: se l’impresa ha concluso gli investimenti entro la scadenza prevista e ha inviato correttamente la comunicazione integrativa, può ottenere un credito aggiuntivo che alza la percentuale complessiva fino alla soglia del 75%, nei limiti e secondo i criteri fissati dalla disciplina.
Attenzione però al punto che sta facendo discutere studi e imprese: l’extra non scatta se lo stesso investimento è stato “caricato” anche su Transizione 5.0. Qui la Manovra disegna un confine netto tra incentivi.
“O il top-up ZES o la 5.0 sul medesimo perimetro: la partita si gioca sulla cumulabilità”,
è la sintesi che ricorre nei commenti tecnici delle ultime settimane.
La differenza la fa la procedura, soprattutto per il 2025. Non bastava aver sostenuto la spesa: bisognava anche dimostrarla in modo puntuale e nel tempo giusto. La comunicazione integrativa è diventata la prova del nove, perché certifica l’avvenuta realizzazione dell’investimento e “convalida” quanto dichiarato in precedenza. Errori formali, invii tardivi o incongruenze documentali possono far saltare il vantaggio o ridimensionarlo.
Sul fronte 2026-2028, la Manovra imposta un orizzonte pluriennale: investimenti ammessi dal 1° gennaio 2026 fino al 15 novembre 2028, con limiti di spesa pubblica scanditi per ciascuna annualità. È una buona notizia per chi pianifica (nuovi impianti, ampliamenti, logistica), ma conferma che la misura resta “a regole”: finestre di comunicazione, controlli, e un beneficio che deve passare da modelli e verifiche.
Il calendario operativo ruota attorno alla comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle spese sostenute (e di quelle che si prevede di sostenere entro fine anno), seguita dall’attestazione finale tramite integrativa. L’idea è evitare prenotazioni indefinite e legare il credito a investimenti realmente eseguiti, tracciabili e documentati. In parole povere: niente scorciatoie, niente “si vede dopo”.
Sullo sfondo ci sono poi le regole che spesso passano sotto traccia ma incidono parecchio: soglie minime di investimento, tetti massimi per progetto, tipologie di beni ammissibili, requisiti territoriali e vincoli sul mantenimento della destinazione dei beni. Sono i dettagli che, nella pratica, separano un credito fruibile da un’agevolazione teorica.
Capitolo agricoltura: qui l’intervento della Manovra punta a rendere il credito più robusto e, in alcune letture operative, più “lineare” per chi ha già presentato le comunicazioni. L’obiettivo è evitare che un settore ad alta intensità di investimenti (macchinari, trasformazione, filiere) resti schiacciato da percentuali troppo basse o da ricalcoli penalizzanti.
E c’è un’ulteriore tessera nel mosaico: la spinta alle Zone Logistiche Semplificate (ZLS), che rientrano nella strategia di attrarre investimenti e rafforzare le catene logistiche. Nel disegno complessivo, ZES e ZLS diventano due binari paralleli: produzione e infrastrutture, fabbrica e movimentazione, impianti e porti/interporti.
La ZES Unica 2026 promette più fiato, ma chiede precisione chirurgica. Le imprese che vogliono massimizzare il vantaggio devono pianificare prima, non inseguire dopo: capire la cumulabilità con altri incentivi, scegliere il perimetro giusto, preparare documentazione e scadenze come se fossero parte integrante dell’investimento. Perché, nel fisco, il confine tra “incentivo pieno” e “occasione persa” spesso è una casella compilata male.