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Economia della cura: in Europa crescono i sussidi ai nonni, in Italia il loro aiuto resta “invisibile”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Economia della cura: in Europa crescono i sussidi ai nonni, in Italia il loro aiuto resta “invisibile”

Pagare i nonni perché accudiscono i nipoti quando i genitori lavorano: è la strada che diverse amministrazioni europee stanno sperimentando per rispondere alla carenza di posti negli asili, favorire l’occupazione femminile e contrastare il calo demografico. L’idea parte da un dato di fatto: in molti Paesi il sostegno dei nonni è già oggi la principale alternativa ai servizi pubblici per l’infanzia, spesso insufficienti o troppo costosi, e rappresenta una risorsa decisiva per le famiglie.

Economia della cura: in Europa crescono i sussidi ai nonni, in Italia il loro aiuto resta “invisibile”

Secondo l’European Journal of Ageing (2023), il ricorso ai nonni come caregiver varia molto fra Paesi europei: dal 24% in Lettonia al 60% in Belgio, con i Paesi Bassi al 46%. In questo quadro, il contributo degli anziani diventa un vero e proprio “pilastro invisibile” del welfare familiare.

Dalla Croazia alla Svezia: politiche innovative
L’esperienza più recente arriva dalla città croata di Samobor, vicino a Zagabria: dalla scorsa primavera i pensionati che si prendono cura di nipoti fino a 4 anni ricevono 360 euro al mese, un’integrazione importante considerando che la pensione media nel Paese è di circa 550 euro. Oltre ad alleggerire il carico delle coppie, il programma punta a rafforzare i legami familiari e a contrastare l’isolamento degli anziani.

La Svezia è il primo Paese ad aver introdotto un piano nazionale: dal 2024 i neo-genitori possono trasferire fino a 45 giorni di congedo parentale ai nonni, favorendo un più rapido rientro al lavoro soprattutto delle madri. In Portogallo, il Comune di Cascais ha concesso ai dipendenti diventati nonni un mese di pausa retribuita per supportare le famiglie.

Un modello diverso ma altrettanto significativo arriva dal Regno Unito, dove i pensionati che si occupano dei nipoti possono ricevere un credito previdenziale per colmare eventuali lacune contributive. Per l’anno 2025-26 l’importo è di 330 sterline annue. Le domande sono in costante crescita: 43mila tra il 2023 e il 2024, +43% rispetto all’anno precedente, e oltre 132mila negli ultimi cinque anni.

Italia: un pilastro non riconosciuto

Nel nostro Paese, il ruolo dei nonni è altrettanto centrale ma resta privo di un riconoscimento economico. Secondo il rapporto Anla 2024, il 76% dei nonni vede i nipoti almeno ogni settimana e il 34% si occupa con regolarità dei bambini per consentire ai genitori di lavorare. Un altro 30% offre un supporto occasionale e circa un quarto interviene solo in emergenza.

La Legge di Bilancio 2025 ha ampliato i piani di welfare aziendale, consentendo di includere i nonni fra i beneficiari di alcuni servizi (ad esempio assistenza alla persona), ma non esistono contributi diretti per il tempo dedicato all’infanzia.

Un risparmio che vale miliardi
Secondo la Uil, in Italia ci sono circa 12 milioni di nonni, e un terzo di essi si occupa regolarmente dei nipoti: 3,7 milioni di famiglie possono quindi contare su questo sostegno. Il sindacato ha calcolato che, considerando un costo medio di una babysitter fra 10 e 15 euro l’ora, il contributo gratuito dei nonni – spesso pari a 20 ore settimanali – consente a ciascuna famiglia di risparmiare fra 10.400 e 15.600 euro l’anno.

A questo si aggiungono altri aiuti: cucinare per i nipoti al posto della mensa scolastica fa risparmiare da 360 a 1.188 euro per bambino; il contributo economico diretto per libri, attività sportive, spese scolastiche e piccoli prestiti va da 1.800 a 2.500 euro l’anno. Complessivamente, il sostegno dei nonni genera un risparmio fra 12.500 e 19.000 euro annui per famiglia, pari – secondo la Uil – a un beneficio complessivo di oltre 45 miliardi di euro per l’economia nazionale.

Un patrimonio sociale da valorizzare

Gli esempi europei mostrano che la partecipazione dei nonni all’economia della cura può diventare una politica attiva di welfare, utile a sostenere l’occupazione e a contrastare l’inverno demografico. In Italia, il loro contributo resta informale e poco visibile nelle statistiche, ma rappresenta un pilastro di fatto nella conciliazione lavoro-famiglia.

Riconoscerne il valore, anche con misure economiche o previdenziali, potrebbe trasformare un sostegno spontaneo in una leva strategica per la coesione sociale e il rilancio demografico. In un Paese che invecchia, l’aiuto intergenerazionale non è solo una tradizione: è una risorsa economica e sociale che merita attenzione politica.

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