Un mercato che frena, e un canale che accelera: più “uso” e meno “possesso”. Nel lungo termine comanda ancora Fiat Panda, ma sotto il cofano cambia tutto: diesel giù, benzina su, plug-in in decollo e BEV sempre più presenti.
Il 2025 chiude con un numero che pesa come un cartello stradale: il noleggio arriva al 30,6% delle immatricolazioni complessive in Italia (auto più veicoli commerciali leggeri), con circa 524.728 nuovi veicoli targati nell’anno. La spinta, però, non è “democratica”: a trainare sono soprattutto le autovetture, mentre i commerciali leggeri restano più complicati da smuovere, tra esigenze operative e costi che non perdonano.
Dentro questo scatto c’è un dato che racconta anche un cambio di mentalità: la formula “pay-per-use” si sta prendendo spazio perché promette una cosa che oggi vale oro, cioè certezza dei costi. Il presidente di Aniasa (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio, Sharing Mobility e Automotive Digital), Italo Folonari, lega il boom a una domanda di mobilità sempre più fluida e a un consumatore “stanco” degli stop&go normativi: "il noleggio si è confermato un pilastro essenziale… un consumatore disorientato dagli stop and go normativi… e dall’aumento dei costi di acquisto e di gestione". Sempre Folonari punta il faro sulla partita fiscale e sulla “Legge Delega” attesa per avvicinare l’Italia alla media europea.
Ma se il settore corre, il volante resta saldamente nelle mani delle flotte: nel noleggio a lungo termine quasi 80 contratti su 100 restano in area aziendale. La quota dei privati, però, dà segnali di risveglio: dopo il calo che aveva portato la market share al 14,4% nel 2023, risale al 16,7% nel 2024 e tocca il 20,9% nel 2025, riavvicinandosi ai livelli del 2021. Nel racconto di settore pesa anche una nota polemica sugli incentivi: per mesi, spiegano le analisi diffuse a inizio 2026, il canale privati avrebbe sofferto una disparità di trattamento nella prima parte del 2024.
E poi c’è lei, la costante italiana: Fiat Panda. Nel lungo termine resta il modello più noleggiato dell’anno con circa 19.400 unità, in lieve crescita. Non è solo una questione di prezzo o di abitudine: per le flotte la Panda è un “coltellino svizzero” urbano, facile da ruotare, rivendere, rimettere su strada, con costi prevedibili e una domanda dell’usato che in Italia tende a non tradire.
Il dettaglio interessante, però, è che la fotografia cambia se si zooma sull’ultimo quarto dell’anno: nel Q4 la vetta va a Volkswagen Tiguan, che infatti chiude seconda nella classifica annuale. Dietro, nella Top 5 del lungo termine, spuntano segnali molto chiari di “crossoverizzazione” delle scelte: BMW X1 terza, Renault Clio quarta e Peugeot 3008 quinta con un balzo che, per intensità, è il più rumoroso della cinquina.
Se il lungo termine ha la sua regina, il breve termine ha la sua sorpresa: in cima alla classifica 2025 compare BYD Seal U, un modello che l’anno precedente non era neppure “in foto” perché in lancio. E subito dietro vola MG 3, mentre Fiat Panda resta nel gruppo di testa anche qui, a conferma di una versatilità che non si esaurisce nelle flotte aziendali. Il punto non è soltanto la graduatoria: è il messaggio. Noleggio turistico e rotazioni rapide stanno diventando una passerella potente per i brand emergenti, soprattutto quando mettono sul piatto dotazioni ricche e canoni aggressivi.
Capitolo “motori”: nel lungo termine 2025 la benzina (incluse mild hybrid) si prende il primo posto con circa 41% di quota. È uno spartiacque perché arriva insieme al crollo del diesel, che perde terreno in modo netto e scende sotto il 28%, con volumi inferiori alle 100 mila unità. Tradotto: il diesel non sparisce, ma torna ad essere una scelta “di mestiere”, più che una risposta universale.
La vera storia, però, è nelle “ibride vere”: full hybrid e plug-in hybrid insieme arrivano al 22,6% del mercato NLT. Le full restano in linea con l’andamento generale, mentre le plug-in fanno il salto con un incremento vicino al raddoppio e una quota che diventa ormai strutturale. È un segnale doppio: da una parte l’interesse per soluzioni “ponte”, dall’altra l’effetto di politiche aziendali e regolamenti locali che, tra ZTL e limitazioni, stanno spingendo molte flotte a cercare un passaporto elettrico senza cambiare subito il modello operativo.
Anche le auto elettriche continuano a guadagnare: nel lungo termine crescono e si portano intorno al 7% della quota, più del totale mercato che viaggia più in basso. Qui il noleggio ha un vantaggio competitivo evidente: può “diluire” il rischio tecnologico e di valore residuo, rendendo l’elettrico più digeribile a chi teme svalutazioni improvvise o infrastrutture ancora a macchia di leopardo.
Sui veicoli commerciali leggeri il copione è diverso: il diesel resta dominante oltre l’82%, anche se perde punti rispetto all’anno precedente. L’elettrico nei mezzi da lavoro, però, dà segnali di vitalità nella seconda parte dell’anno e chiude il 2025 con un forte rimbalzo, raggiungendo circa 3.472 BEV e una quota intorno al 5,6%. Qui la scelta è spesso “logistica”, non ideologica: percorsi ripetitivi, rientro in deposito, ricarica programmabile e incentivi locali possono fare la differenza molto più delle dichiarazioni di principio.
Nel breve termine, infine, il mix sembra più conservatore ma sta cambiando velocemente: la benzina resta ampia nel totale anno, il diesel arretra, mentre ibride e plug-in conquistano spazio. E tra i commerciali del breve termine la scelta “quasi obbligata” resta ancora diesel, con l’elettrico che si ritaglia il ruolo di alternativa più credibile quando le missioni sono urbane e le soste sono gestibili.
In controluce, questi numeri dicono una cosa semplice: il noleggio non è più un canale “di servizio”, ma una leva industriale che influenza rinnovo del parco circolante e transizione tecnologica. E proprio per questo la partita fiscale diventa decisiva: se davvero il 2026 deve essere “anno di svolta”, come auspica Italo Folonari, allora il settore chiede regole stabili e coerenti. Perché quando l’auto costa di più, cambia più in fretta e vale meno nel tempo, la gente (e le aziende) non cercano poesia: cercano un contratto che faccia da cintura di sicurezza.