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Rottamazione quinquies, l’IA gratuita che taglia le cartelle fino al 50%

- di: Matteo Borrelli
 
Rottamazione quinquies, l’IA gratuita che taglia le cartelle fino al 50%

Tra rate fino al 2035 e interessi ridotti, un assistente digitale promette di far capire subito chi rientra e quanto può risparmiare: ecco cosa cambia davvero, cosa resta fuori e dove si gioca la partita per imprese e famiglie.

(Fonte: una sede dell’Agenzia Entrate).

Un click, una domanda, una risposta in linguaggio umano. È su questo terreno che la rottamazione quinquies — la nuova definizione agevolata inserita nella manovra 2026 — incrocia l’onda dell’innovazione: un’intelligenza artificiale gratuita pensata per orientare contribuenti, professionisti e aziende tra requisiti, esclusioni, scadenze e simulazioni di convenienza.

A lanciare lo strumento è l’Osservatorio Nazionale Fisco e Imprese con il suo direttore Carlo Carmine, che rivendica l’obiettivo di “democratizzare” le competenze: "Gli strumenti normativi ci sono, ma spesso manca la capacità di usarli: la nostra IA guida nel percorso della rottamazione quinquies". E lancia la promessa più appetitosa: in molti casi il risparmio “può arrivare” fino al 50% rispetto all’importo originario, perché si punta a pagare il debito “ripulito” da una parte delle maggiorazioni maturate nel tempo.

Dietro la narrativa smart, però, c’è una materia molto concreta: una misura che mira a svuotare il “magazzino” dei crediti difficili da incassare e, allo stesso tempo, a rimettere in carreggiata chi è rimasto schiacciato da cartelle, pignoramenti, fermi amministrativi e rate che non tornano. La novità politica e operativa sta soprattutto nella durata: il piano più lungo mai visto in una rottamazione recente, con un orizzonte che arriva fino al 2035.

Cosa prevede la rottamazione quinquies. La platea riguarda i carichi affidati alla riscossione in un arco temporale ampio (dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023) e, nella sua architettura, è disegnata come una “pace fiscale selettiva”: tende a premiare soprattutto chi ha dichiarato ma non è riuscito a versare per intero. In altre parole, la misura ruota attorno agli omessi versamenti su imposte e contributi, con un perimetro che punta a escludere diverse fattispecie nate da attività di accertamento.

Il beneficio tipico, come nelle definizioni precedenti, è la riduzione della componente “gonfiata” del debito: si tende a tagliare sanzioni e interessi (e alcune voci accessorie), lasciando in pagamento il “cuore” della pretesa e le spese dovute. È qui che nasce lo scarto tra cifra in cartella e cifra effettivamente dovuta con la definizione: lo sconto non è uguale per tutti, dipende da come è composta la partita e da quanto tempo il debito si trascina.

Scadenze e calendario: il “maxi-piano” fino a nove anni. L’adesione, secondo le ricostruzioni operative circolate dopo l’approvazione della manovra, passa da una domanda telematica entro la primavera 2026 e consente due strade: saldo in un’unica soluzione oppure rate. La rateizzazione arriva fino a 54 rate bimestrali in 9 anni, con un calendario che parte nel 2026 e può accompagnare il contribuente fino al 2035. Sulle somme rateizzate viene indicato un tasso annuo al 3%, un punto centrale perché rende la dilazione più sostenibile rispetto alle ipotesi iniziali circolate nei mesi scorsi.

Secondo quanto viene riportato nelle guide pratiche pubblicate in questi giorni, le prime tre scadenze “chiave” del 2026 cadrebbero a fine luglio, fine settembre e fine novembre, mentre dal 2027 il calendario proseguirebbe con finestre bimestrali fisse durante l’anno. La data di arrivo, nel modello più esteso, porta dritto al 2035: un orizzonte decennale che cambia la logica del rientro, soprattutto per PMI, autonomi e professionisti con flussi di cassa discontinui.

C’è poi l’effetto immediato che interessa chi è sotto pressione: presentare la domanda, nella pratica, è spesso il passaggio che consente di “raffreddare” le azioni esecutive e mettere ordine. È su questo punto che Carlo Carmine insiste: "Il contribuente viene guidato a pagare il debito ‘nudo’, senza sovrastrutture di sanzioni e interessi che negli anni hanno reso le posizioni spesso inestinguibili".

La differenza che fa discutere: cosa resta fuori rispetto alla “quater”. Il confronto con la rottamazione precedente è inevitabile. Nelle letture tecniche che circolano, il perimetro della quinquies appare più “stretto” su un punto: l’esclusione (o la forte limitazione) delle partite nate da accertamento. Tradotto: non è una sanatoria universale, ma una definizione mirata agli omessi versamenti risultanti da dichiarazioni e controlli, lasciando ai margini altre tipologie di atti e contestazioni.

Qui l’IA prova a inserirsi come bussola: lo stesso Carmine sottolinea che molti contribuenti sono confusi, soprattutto chi ha già aderito o è decaduto da misure precedenti. "C’è tanta confusione su come possano aderire coloro che hanno già beneficiato della quater: le due manovre sono nettamente differenti", è il senso del messaggio. Ed è un passaggio non banale: la “convenienza” non è uno slogan, è un calcolo caso per caso.

Il nodo “tecnologico”: utilità reale o marketing fiscale? La promessa dell’assistente digitale è chiara: trasformare una norma piena di eccezioni in un percorso guidato, riducendo errori e tempi morti. Nelle presentazioni online dello strumento, si parla di risposte rapide su requisiti, rate, esclusioni e perfino sull’incrocio con strumenti più complessi di gestione della crisi.

Ma il punto — quello che separa un aiuto concreto da un fuoco d’artificio — è sempre lo stesso: trasparenza su dati utilizzati, limiti delle risposte e tutela della privacy. Un conto è un “orientamento” basato su domande generiche, un altro è una valutazione fondata su documentazione, estratti di ruolo, importi e scadenze reali. In pratica: l’IA può essere un acceleratore di comprensione, ma la verifica finale resta una questione di carte e numeri.

La leva per le imprese: quando la rottamazione incontra il Codice della crisi. Nella comunicazione dell’Osservatorio Nazionale Fisco e Imprese c’è un’altra parola chiave: Codice della crisi. L’idea è che la rottamazione, da sola, non basti sempre: per aziende con squilibri strutturali può servire una strategia più ampia, capace di rinegoziare e “mettere in sicurezza” l’insieme dei debiti. È una linea che lo stesso Carlo Carmine rilancia spesso anche sui canali professionali, presentando la combinazione tra definizione agevolata e strumenti di composizione della crisi come un salto di scala nella gestione del passivo.

In questo quadro, la rottamazione quinquies diventa una componente di un puzzle più grande: alleggerire il carico fiscale arretrato per liberare liquidità, rientrare in parametri di sostenibilità e tornare finanziabili. Il successo, però, dipende da un equilibrio delicato: rate più leggere aiutano, ma solo se i flussi futuri reggono davvero.

Perché il 3% conta. La riduzione del tasso indicato per la rateizzazione è uno dei segnali più forti della manovra: sposta la misura da “sconto una tantum” a “piano di rientro governabile”. È qui che si capisce la scelta: non solo chiudere il pregresso, ma farlo senza strangolare il contribuente lungo la strada. Il rovescio della medaglia è che un piano così lungo richiede disciplina: saltare rate o accumulare ritardi può far saltare i benefici e riaccendere la macchina della riscossione, con effetti spesso peggiori del punto di partenza.

La fotografia finale è netta: la rottamazione quinquies è una grande occasione, ma non è un “liberi tutti”. Funziona bene per chi ha debiti composti soprattutto da sanzioni e interessi e per chi può sostenere un rientro pluriennale; è meno utile — o addirittura irrilevante — per chi spera di far rientrare nel perimetro partite nate da contestazioni diverse o per chi non ha la capacità di rispettare un calendario lungo.

E l’IA? Se mantiene la promessa di ridurre ambiguità e tempi, può diventare il “traduttore simultaneo” di una norma che, altrimenti, resta terreno per addetti ai lavori. Ma la regola d’oro non cambia: prima di cliccare “invia domanda”, serve sapere esattamente quali carichi si stanno definendo, quanto si pagherà davvero e cosa succede se il piano si inceppa.

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