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Deficit verso il 3%, tra Irpef e cartelle la nuova manovra

- di: Bruno Legni
 
Deficit verso il 3%, tra Irpef e cartelle la nuova manovra

Il governo accelera sui conti pubblici e promette sostegno a famiglie e ceto medio. Sul tavolo taglio delle tasse, revisione delle cartelle e nuove regole europee da rispettare.

(Foto: il ministro a Economia e Finanze, Giovanni Giorgetti).

Il Documento programmatico di finanza pubblica, che approda sul tavolo del Consiglio dei ministri, apre uno scenario complesso ma con un obiettivo chiaro: portare il deficit al 3% già nel 2025, un anno prima di quanto previsto. Una scelta che potrebbe permettere all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione in anticipo, ridando respiro ai mercati e alla politica economica nazionale.

Deficit in anticipo e margini limitati

Il cuore della manovra si gioca sulla capacità di conciliare vincoli europei e misure interne. L’asticella della crescita è fissata a +0,5% per il 2025, con la possibilità di un piccolo ritocco al rialzo, mentre il 2026 dovrebbe segnare un +0,7%. L’indebitamento, che ad aprile era stimato al 3,3%, viene ora ricalibrato sul 3%, con la prospettiva di ridursi al 2,8% l’anno successivo. Per il debito pubblico resta invece un nodo irrisolto: se il governo punta al 136,6% quest’anno, Morgan Stanley avverte che nel 2026 potrebbe arrivare al 139,7%.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che la linea è “pragmatica” e che l’Italia intende rispettare gli impegni internazionali, inclusi quelli legati alla Difesa. In quest’ottica si guarda anche alla possibilità di utilizzare i prestiti del programma Safe per sostenere l’industria militare.

Taglio Irpef e misure per le famiglie

Il governo conferma il nuovo taglio dell’Irpef per i redditi medi: l’aliquota intermedia dovrebbe scendere dal 35% al 33%, mantenendo invariata la soglia fino a 50 mila euro. Nessun innalzamento, per ora, a 60 mila euro. Parallelamente, si studiano interventi sulle detrazioni, con l’obiettivo di rafforzare il sostegno ai nuclei familiari attraverso un’evoluzione del quoziente familiare introdotto lo scorso anno.

Cartelle fiscali e concordato preventivo

Il capitolo cartelle fiscali vede un ridimensionamento rispetto all’ipotesi iniziale di dieci anni e 120 rate: la nuova formula potrebbe essere di otto anni e 96 rate per i debiti più contenuti. Sul punto il viceministro Maurizio Leo resta cauto: “Ci si sta lavorando. Tutte le ipotesi della maggioranza le stiamo vedendo”.

Un altro fronte decisivo riguarda il concordato preventivo per le partite Iva, da poco concluso. Secondo le prime stime, le adesioni sarebbero attorno al 10% della platea, ma Leo sottolinea come il numero effettivo possa essere superiore: “Un numero consistente di contribuenti è stato portato fuori dalla zona d’ombra”.

Entrate aggiuntive e banche sotto pressione

Il governo valuta anche un contributo straordinario da parte delle banche, con un obiettivo di raccolta tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro. Ma il negoziato con gli istituti deve ancora cominciare, e non si escludono attriti. Resta poi la variabile europea: la Commissione guarda con attenzione al nuovo parametro di riferimento, la spesa primaria netta, da cui potrebbe emergere un margine stimato in circa 8 miliardi, anche se da Roma si invitano alla prudenza.

Le prossime tappe

Il percorso verso la legge di bilancio è tutt’altro che lineare: poco più di due settimane per completare il mosaico e inserire le singole misure. Le priorità restano chiare: ridurre il deficit, sostenere il ceto medio, alleggerire il peso fiscale sulle famiglie e garantire che la manovra sia compatibile con i nuovi criteri europei.

L’Italia si muove dunque su un crinale stretto: da un lato l’urgenza di mostrare disciplina contabile per guadagnare credibilità a Bruxelles, dall’altro la necessità di dare risposte concrete a famiglie e imprese in un contesto di crescita debole e di debito ancora ingombrante. La scommessa è che la discesa del deficit al 3% diventi non solo un segnale politico, ma anche una leva per rilanciare la fiducia nell’economia nazionale.

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