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Gli annunci di Xi Jinping sostengono le Borse asiatiche

- di: Redazione
 
Gli annunci di Xi Jinping sostengono le Borse asiatiche
La Borsa di Tokyo chiude in aumento , con il Nikkei che segna +0,63%), nonostante la correzione della tecnologia, spinta dalla debolezza dello yen, che favorisce le esportazioni. Una debolezza, quella dello yen (il cambio è salito a a 151,20 sul dollaro Usa e a 159,7 sull’euro, che si spiega con i timori di possibili ritorsioni da parte cinese sul colosso dei semiconduttori Nvidia, dopo le misure analoghe annunciate da Washington. Sulla Borsadi Tokyo hanno influito anche le dichiarazioni del presidente cinese Xi Jinping (vedere sotto).
Salgono le Borse cinesi, con Shanghai che guadagna lo 0,59% e Shenzhen lo 0,87%, ridimensionano però i forti guadagni d’apertura sulle indicazioni del Politburo emerse su un’azione più robusta a favore del rilancio dell’economia. A raffreddare l’ambiente i dati contrastati di novembre sull’interscambio commerciale. 
Il Politburo, l’organo collegiale di vertice del Partito comunista cinese composto dai 24 funzionari più anziani e guidato dal presidente Xi Jinping, ha assicurato nella riunione di ieri che la Cina nel 2024 centrerà gli obiettivi prefissati e che adotterà nel 2025 una politica fiscale più proattiva e una politica monetaria “moderatamente flessibile”, segnalando un allentamento futuro. Inoltre, c’è stato anche l’impegno “ad aumentare vigorosamente i consumi e ad ampliare la domanda interna su tutti i fronti”. A novembre, la Cina registra un surplus commerciale di 97,44 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 69,45 miliardi dello stesso mese del 2023 e ai 95 miliardi attesi dagli analisti. L’import, al contario, cala del 3,9%, evidenziando che la domanda interna sempre più debole, ampliando la riduzione a -2,3% di ottobre e smentendo le previsioni di un leggero rialzo a +0,3%.
Sul fronte delle materie prime il petrolio avvia la giornata in rialzo dello 0,48%, con il Wti a 68,04 dollari e il Brent a 71,85 dollari al barile. Cresce dello 0,34% l’oro, scambiato a  2.669,3 dollari l'oncia, confermandosi il bene rifugio per eccellenza nei momenti di tensione geopolitica.

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