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UniCredit: il Cda ha identificato all'unanimità Andrea Orcel come prossimo Amministratore Delegato

- di: Redazione
 
UniCredit: il Cda ha identificato all'unanimità Andrea Orcel come prossimo Amministratore Delegato
Confermando i rumors che, da giorni, correvano negli ambienti bancari (italiani e no), Andrea Orcel è stato scelto come prossimo Amministratore Delegato di UniCredit. Spetterà a lui, nella qualità di nuovo Chief Executive Officer, portare l'istituto a quel respiro internazionale che tutti gli accreditano ma che, negli ultimi anni, ha visto la sua immagine appannata.

La scelta di Orcel (nella foto), che oggi tutti considerano la migliore, è stata frutto di una serie di valutazioni nelle quali le sue esperienze e soprattutto la sua capacità di "leggere" in anticipo un settore complesso come quello bancario, hanno pesato tantissimo, aprendogli la strada verso la poltrona più ambita, ma anche carica delle più alte responsabilità, di Unicredit. A fare cadere la scelta su Orcel è stato il comitato nomine, presieduto da Stefano Micossi. Un lavoro difficile, ma che avrebbe avuto il concreto contributo di Pier Carlo Padoan, futuro presidente dell'Istituto.
La "scheda" di Andrea Orcel è, apparentemente, semplice da analizzare.

Romano, 57 anni, nel corso della sua carriera è stato, con incarichi di sempre crescente responsabilità prima in Goldman Sachs, poi (per vent'anni) in Merril Lynch (nel settore M&A, fusioni ed acquisizioni), quindi, fino al 2018, in Ubs. Una storia fatta di successi, come testimonia il suo determinante contributo, nel 1998, alla fusione tra Unicredit e Credito Italiano. Nel 2007 (quando era in Merril Lynch) fu l'artefice, per Banco Santander, dell'operazione che portò alla cessione (per nove miliardi di euro) di Banca Antonveneta a Mps. A lui viene poi riconosciuto il merito della nascita di Bbva (Banco Bilbao Vizcaya rgentaria), istituto a forte vocazione regionale, il secondo spagnolo.
Orcel ha anche lavorato sull'olandese Abn Amro, confrontandosi con Fortis (Belgio), Banco Santander (Spagna) e Royal Bank of Scotland.

Ma, al di là della lunga "striscia" di successi professionali, come mai il profilo del nuovo ceo di Unicredit è stato individuato in quello di Orcel?
Il primo motivo che appare immediatamente evidente è che UniCredit, scegliendo Orcel a sostituire Jean Pierre Mustier, abbia deciso di puntare sulle riconosciute connotazioni professionali del futuro "Ceo": la capacità di operare a favore dell''internazionalizzazione (uno degli obiettivi di cui oggi l'Istituto sembra avere assoluto bisogno) e nel settore delle acquisizioni e degli affari. Non sono cose da poco quella che saranno chieste ad Orcel che, comunque, ha dalla sua una esperienza lunghissima, ma soprattutto acquisita ai massimi livelli di conoscenza del mondo della finanza e delle banche. E tra le prime cose da affrontare Orcel avrà il dossier, complesso quanto delicato, che riguarda la fusione con il Monte Paschi, che da mesi impegna analisi e strategie, ma senza essere ancora arrivato a definizione.

A dare credito alle voci che si sono ricorse nelle ultime settimane, quelle nelle quali si è definita la scelta di Orcel, il suo nome avrebbe raccolto la maggioranza dei consensi in termini di indipendenza dalla politica. Quella stessa politica che spinge per fare acquisire, da UniCredit, la sempre più vicina al collasso Mps, cui cui il Tesoro (con il 64,2 per cento delle azioni) deve uscire entro quest'anno.
Ma Unicredit deve anche risolvere il nodo della sua presenza sui mercati non domestici, quali quello tedesco e, più in generale europeo, dove l'Istituto dovrebbe avere una naturale collocazione in posizione di assoluto rilievo.

Ma ci sono anche aspetti più immediati che, pur non accantonando, sia pure temporaneamente, i dossier che proiettano l'Istituto verso l'estero, restano delicati. Uno, ad esempio, riguarda l'urgente avvio di nuove politiche commerciali che facciano lievitare i ricavi, aiutando l'Istituto ad uscire dalla delicata contingenza che sta attraversando e che si traduce, secondo analisi concordanti, in una perdita per il 2020 che si attesterà su 2,3 miliardi di euro. Un problema che sarebbe diretta conseguenza della svalutazioni sui crediti deteriorati, che sono stimati intorno a 5,2 miliardi di euro.

Il comunicato stampa è consultabile qui.
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