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Groenlandia, la crepa interna che inquieta i repubblicani di Trump

- di: Bruno Coletta
 
Groenlandia, la crepa interna che inquieta i repubblicani di Trump
Il progetto artico del presidente divide il GOP e agita il Congresso.

Non è una ribellione aperta, né una frattura plateale. È qualcosa di più sottile, ma non per questo meno insidioso: un disagio che serpeggia tra i repubblicani di stretta osservanza davanti alle nuove ambizioni territoriali di Donald Trump. Dopo le tensioni accumulate su altri dossier di politica estera, l’idea di spingersi verso la Groenlandia viene percepita, da una parte del partito, come un passo oltre il limite.

A rompere il silenzio sono stati due esponenti difficilmente liquidabili come voci marginali. Don Bacon, deputato del Nebraska con un solido profilo conservatore, ha definito l’operazione senza mezzi termini, spiegando in un’intervista alla stampa locale che «pensare di costringere la Groenlandia a entrare negli Stati Uniti è qualcosa di semplicemente assurdo». Parole che hanno fatto rumore, soprattutto perché accompagnate da un’ipotesi ancora più pesante: la disponibilità a valutare strumenti parlamentari estremi pur di fermare l’iniziativa.

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca il senatore Thom Tillis della Carolina del Nord. Pur evitando toni incendiari, Tillis ha espresso forti perplessità sull’opportunità politica e strategica della mossa, sottolineando come una simile forzatura rischi di compromettere rapporti internazionali già delicati e di offrire un fianco scoperto agli avversari democratici.

Il nodo non è soltanto diplomatico. A preoccupare la leadership repubblicana è il calendario. Le elezioni di medio termine incombono e il controllo del Congresso non è affatto garantito. Anche un numero limitato di defezioni interne potrebbe rivelarsi decisivo, soprattutto in un Senato dove ogni voto pesa come un macigno. Ed è proprio questo lo scenario che più inquieta la Casa Bianca: non una rivolta organizzata, ma una serie di distinguo capaci di incrinare la compattezza del gruppo.

Dal quartier generale trumpiano filtra fastidio. Secondo indiscrezioni raccolte da media statunitensi nelle ultime settimane, il presidente considera le resistenze interne come un segnale di scarsa lealtà, più che come un confronto legittimo sulle scelte strategiche. Una lettura che rischia però di accentuare le distanze, invece di ricomporle.

La questione groenlandese diventa così un banco di prova più ampio: misura la tenuta del rapporto tra Donald Trump e quel conservatorismo istituzionale che lo ha sostenuto ma non sempre seguito senza riserve. E mostra come, anche dentro un partito abituato a marciare compatto, possano emergere linee di faglia quando l’agenda presidenziale spinge troppo in avanti.

Fonti e contesto: dichiarazioni di esponenti repubblicani raccolte da stampa statunitense tra il 18 e il 19 gennaio 2026; analisi politiche diffuse da media nazionali USA nello stesso periodo.

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