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Energia stellare: 863 milioni per la fusione di CFS

- di: Bruno Coletta
 
Energia stellare: 863 milioni per la fusione di CFS
Energia stellare: 863 milioni per portare la fusione in rete
Una pioggia di investimenti da Google, Nvidia e Bill Gates dà gas al reattore Sparc e alla centrale Arc: il futuro dell’energia infinita prende forma.

Commonwealth Fusion Systems ha chiuso un nuovo round da 863 milioni di dollari che spinge la fusione dal laboratorio ai piani industriali. Non è l’ennesimo annuncio “visionario”: è capitale fresco, accordi di lungo periodo e una roadmap che prova a stare al passo con la fame di elettricità di IA e data center. L’azienda nata nell’orbita del MIT vuole trasformare l’energia delle stelle in un’infrastruttura concreta.

Come verranno usati i fondi

Il denaro serve a completare SPARC, tokamak compatto basato su magneti superconduttori ad alta temperatura (HTS), e ad accelerare lo sviluppo di ARC, la prima centrale commerciale pensata per portare elettricità da fusione in rete nei primi anni Trenta. L’ordine delle priorità è chiaro: accensione di SPARC, validazione del breakeven scientifico e, subito dopo, l’avvio delle attività per l’impianto destinato al mercato.

Perché big tech sale a bordo

La presenza di investitori tecnologici e finanziari di primo piano è un segnale forte. La loro tesi è semplice: se la fusione diventa scalabile, offre energia pulita, prevedibile e pressoché illimitata, l’ideale per alimentare infrastrutture digitali che crescono a doppia cifra. In questo quadro, accordi di acquisto di lungo periodo aiutano a dare bancabilità ai progetti e ad attivare la filiera industriale, dai superconduttori ai componenti criogenici.

Cosa promette Sparc

SPARC è progettato per dimostrare che un tokamak compatto con magneti HTS può raggiungere le condizioni necessarie a produrre più energia di quanta ne immetta nell’innesco. L’obiettivo non è immettere elettricità in rete, ma validare la fisica e l’ingegneria del cuore del reattore: un passaggio obbligato per qualsiasi progetto commerciale credibile.

Arc, il primo impianto commerciale

La fase successiva è ARC, un impianto “first of a kind” che punta a tradurre i risultati di SPARC in energia vendibile. L’ubicazione programmata in Virginia risponde a criteri energetici e regolatori, oltre che alla vicinanza a grandi acquirenti. Tra i contratti già in prospettiva figurano impegni di acquisto di capacità che possono dare la spinta decisiva alla costruzione.

Le sfide sul tavolo

La fusione resta una frontiera difficile. Costi plurimiliardari per un impianto di prima generazione, complessità ingegneristica elevata, requisiti di affidabilità e manutenzione in un ambiente estremo. Il banco di prova reale sarà portare capex e opex su traiettorie compatibili con un’energia competitiva rispetto a rinnovabili e gas. È qui che entrano in gioco scala industriale, standardizzazione e contratti di lungo periodo.

Le voci dei protagonisti

“Gli investitori riconoscono che stiamo trasformando in realtà l’energia da fusione”Bob Mumgaard, cofondatore e amministratore delegato di CFS.

“Vogliamo contribuire a dimostrare e scalare questa via promettente verso la fusione commerciale”Michael Terrell, responsabile energia avanzata in Google.

Perché questa volta potrebbe funzionare

Tre fattori stanno cambiando il gioco: magneti HTS più potenti e compatti, simulazioni e controlli avanzati grazie all’IA, e una domanda di elettricità che corre più dei piani di nuova generazione rinnovabile e di rete. Se SPARC centra i risultati attesi e ARC rispetta la tabella di marcia, la fusione può passare dall’eccezione alla ripetibilità industriale, con effetti dirompenti su catene del valore, geopolitica dell’energia e competitività dei territori. 

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