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Israele, Trump insulta Corte internazionale di giustizia: “Corrotta”

- di: Bruno Legni
 
Israele, Trump insulta Corte internazionale di giustizia: “Corrotta”
Washington attacca l’Aja: parere fazioso su Israele
La Casa Bianca boccia il parere consultivo della Corte internazionale: non vincolante e politicizzato. In gioco il ruolo di UNRWA a Gaza, la tenuta del diritto internazionale e i corridoi umanitari.

La Corte internazionale di giustizia ha diffuso un parere consultivo in cui afferma che Israele è tenuto a consentire e facilitare l’ingresso degli aiuti a Gaza, anche tramite UNRWA, rilevando che la fornitura di assistenza durante la guerra è stata inadeguata. Il testo richiama il divieto di utilizzare la fame come metodo di guerra e chiede cooperazione con le Nazioni Unite.

La reazione Usa, senza giri di parole

Washington ha rigettato il parere definendolo “un’altra sentenza corrotta”, “palesemente politicizzata e non vincolante”. Secondo la nota, il documento colpisce ingiustamente Israele e offre a UNRWA un presunto lasciapassare. “La cosiddetta ‘corte’ si conferma uno strumento partigiano utilizzabile come arma contro gli americani”, si legge nella dichiarazione.

Cosa cambia per gli aiuti

Sebbene non sia vincolante, il parere ha peso politico e giuridico: può orientare nuove risoluzioni e pressioni diplomatiche per aprire e stabilizzare i corridoi umanitari. Sul terreno, UNRWA resta l’attore logistico più capillare, con reti per acqua, rifiuti e distribuzione di beni essenziali, e ha avviato un parziale ampliamento delle attività nel nord della Striscia.

Perché UNRWA è nel mirino

Israele e Washington contestano da mesi presunte collusioni di membri di UNRWA con Hamas. Il parere dell’Aja non considera provata un’infiltrazione sistemica tale da giustificare un blocco delle operazioni. Resta il punto politico: chi controlla accessi, verifiche e sicurezza degli operatori in un teatro di guerra ad altissima densità civile.

La posta in gioco per il diritto internazionale

Il linguaggio della Corte richiama gli obblighi umanitari delle potenze occupanti, il divieto di trasferimenti forzati e la necessità di garantire accesso a cure e assistenza. Per la società civile internazionale, è un monito a rimuovere gli ostacoli all’azione delle agenzie Onu e a rendere più trasparenti i meccanismi di controllo.

Impatto sul terreno: numeri e urgenze

Gli aggiornamenti umanitari indicano una domanda critica: milioni di persone dipendono da reti di distribuzione fragili, con interruzioni nell’acqua potabile, nella gestione dei rifiuti e nella sanità di base. Un via libera pieno all’Onu ridurrebbe malnutrizione e pressione sugli ospedali, purché accompagnato da garanzie di sicurezza per convogli e personale.

La variabile politica

Sul piano diplomatico, capitali europee valutano passi in Assemblea generale per tradurre il parere in risoluzioni, mentre Israele respinge le conclusioni e rivendica la conformità al diritto internazionale. La contrapposizione tra Washington e l’Aja riapre il dossier sulla legittimità delle istituzioni e sugli equilibri multilaterali. 

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