C’è un numero che oggi racconta più di mille dichiarazioni: dieci. È lo scarto minimo con cui il Parlamento europeo ha deciso di alzare la posta sull’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur, scegliendo la strada del ricorso alla Corte di Giustizia dell’Ue per ottenere un parere giuridico sul trattato.
Mercosur, l’Europarlamento si spacca: ricorso alla Corte Ue passa per 10 voti
A Strasburgo la mozione è passata con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astenuti. Un voto in bilico, quasi chirurgico, che fotografa un’Europa divisa non solo sull’opportunità politica dell’intesa, ma anche sul metodo: ratificare e correre, oppure fermarsi e mettere tutto sotto lente, anche a costo di rallentare l’intero impianto.
Un ricorso che vale come freno (e come messaggio)
Formalmente è una richiesta di “parere giuridico”. Sostanzialmente è un segnale: l’Europarlamento non intende essere una semplice camera di passaggio. Il ricorso alla Corte di Giustizia, infatti, può bloccare l’entrata in vigore dell’accordo per diversi mesi, trascinando il dossier in una zona grigia fatta di attese, interpretazioni e pressione diplomatica.
Il dato politico è chiaro: quando un provvedimento passa con dieci voti di scarto, non esiste una maggioranza solida, ma un equilibrio instabile. E su un accordo commerciale di questa portata, l’instabilità diventa un fattore economico.
Commissione Ue, la carta dell’applicazione provvisoria
Il passaggio alla Corte non equivale a uno stop definitivo. La Commissione europea mantiene infatti la possibilità di applicare il trattato in via provvisoria, una scorciatoia istituzionale che permette di far partire l’intesa senza attendere tutti i tempi politici e giudiziari.
Ma anche questa opzione non è neutra: significherebbe andare avanti mentre il Parlamento chiede di fermarsi e verificare. Tradotto: rischio di attrito istituzionale e di nuove fratture, proprio mentre l’Europa prova a costruire una linea comune su commercio, filiere e competitività.
Il Mercosur torna terreno di scontro su filiere e regole
Il voto di Strasburgo riaccende il dossier Mercosur come tema strutturale, non episodico. Il punto non è solo l’accordo in sé, ma ciò che rappresenta: l’idea di Europa che si vuole costruire. Un’Europa che apre mercati e firma intese, oppure un’Europa che frena e pretende garanzie più stringenti prima di mettere la firma definitiva.
Il risultato, in ogni caso, è un rinvio carico di conseguenze: l’accordo rischia di restare sospeso tra volontà politica e verifica legale, tra spinte economiche e resistenze interne. E se la partita si gioca sui decimali, basta un voto in più o in meno per cambiare il destino di un trattato.