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Ricchezza in frenata: famiglie italiane più povere del 2012

- di: Matteo Borrelli
 
Ricchezza in frenata: famiglie italiane più povere del 2012
Ricchezza in frenata: famiglie italiane più povere del 2012
La denuncia della Fondazione Fiba di First Cisl: L’inflazione cancella la crescita, disuguaglianze record e risparmio in caduta.

La ricchezza delle famiglie italiane rallenta, poi arretra. E lo fa in silenzio, mentre nel resto d’Europa corre. È il quadro che emerge da un’analisi diffusa a inizio gennaio 2026 dalla Fondazione Fiba di First Cisl su dati della Banca centrale europea, riferiti al periodo tra dicembre 2012 e giugno 2025.

Il dato più netto è questo: se si tiene conto dell’inflazione, la ricchezza reale degli italiani è scesa di circa il 2%. Un segnale che smonta due certezze storiche: la solidità patrimoniale delle famiglie e il mito dell’Italia come Paese di grandi risparmiatori.

L’Italia cresce, ma molto meno degli altri

In termini nominali, la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è aumentata del 20,6% in quasi tredici anni. Una crescita che però appare modesta se confrontata con i principali partner europei: +45,1% in Francia, +108,2% in Germania, mentre la media dell’area euro si colloca attorno al 66,2%.

Il confronto diventa impietoso se si correggono i dati per l’aumento dei prezzi. Nel periodo considerato l’indice di rivalutazione monetaria è stato pari a 1,22: abbastanza per trasformare la crescita italiana in una perdita secca di potere patrimoniale.

Nel 2025 la ricchezza netta delle famiglie ha raggiunto 10.991,5 miliardi di euro, ma pesa sempre meno nel contesto europeo: rappresenta oggi il 16,6% del totale dell’area euro, contro il 22,9% del 2012.

Più debiti, ma meno degli altri

Non è l’indebitamento a spiegare il divario. Le famiglie italiane restano infatti tra le meno indebitate d’Europa. Il debito complessivo si attesta a 792,3 miliardi di euro, pari a circa il 10,1% del totale dell’area euro.

Dal 2012 al 2025 l’aumento è stato del 13,3%, ben al di sotto del 27,9% dell’area euro, del 39,5% registrato in Germania e del 52,6% in Francia. Un dato che conferma un profilo prudente, ma che non basta a compensare la debolezza dei redditi e della crescita economica.

Ricchezza media: sorpasso di francesi e tedeschi

Il confronto per famiglia racconta meglio il cambiamento. A fine 2012 la ricchezza media delle famiglie italiane era stimata in circa 375.600 euro, superiore a quella francese e tedesca.

A metà 2025 lo scenario si è ribaltato: 438.700 euro per famiglia in Italia, contro 442.200 euro in Francia e 461.600 euro in Germania. Un sorpasso che fotografa un lento ma costante declino relativo.

Disuguaglianze record: metà Paese quasi senza patrimonio

Il dato più allarmante riguarda la distribuzione della ricchezza. La società italiana si polarizza: il 50% meno abbiente possiede appena il 7,4% della ricchezza complessiva. Salendo al 60% della popolazione si arriva a malapena al 12%.

All’estremo opposto, il 10% più ricco controlla il 59,9% della ricchezza nazionale. Ancora più impressionante il dato sul vertice: il 5% delle famiglie detiene il 49,4% del totale, la quota più alta tra i grandi Paesi europei. Livelli simili si riscontrano solo in Austria e in alcuni Paesi dell’Est.

Risparmio in caduta libera

Anche il risparmio non offre più riparo. A giugno 2025 il tasso di risparmio lordo delle famiglie italiane si è fermato al 12,3%, contro una media dell’area euro del 15,4%. Germania e Francia viaggiano rispettivamente al 19,2% e al 18,7%.

Un crollo che pesa soprattutto sui redditi medio-alti e sul ceto impiegatizio, colpito dall’aumento dei prezzi e da una dinamica salariale molto più debole rispetto al resto d’Europa.

Salari e welfare sotto pressione

Secondo analisi economiche pubblicate tra dicembre 2025 e gennaio 2026 da quotidiani economici nazionali, il ritardo italiano è legato soprattutto a salari stagnanti e a un welfare meno efficace. La crescita recente, osservano diversi economisti, è stata sostenuta in larga parte dalla spesa pubblica e dal comparto della difesa, senza un reale riflesso sui redditi familiari.

Il commento del sindacato

Il segretario generale First Cisl, Riccardo Colombani, parla apertamente di un’emergenza sociale: “I numeri mostrano un Paese in cui le disuguaglianze si allargano e il divario con le altre economie europee diventa sempre più preoccupante”.

Secondo Colombani, servono politiche innovative che leghino competitività e redistribuzione della ricchezza: “Bisogna puntare sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese e su investimenti capaci di accompagnare le grandi trasformazioni economiche e sociali in corso”.

Al centro resta il nodo del risparmio: “Va tutelato e indirizzato verso l’economia reale, altrimenti il declino patrimoniale delle famiglie diventerà strutturale”. 

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