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Nomine di primavera: il Tesoro ridisegna le poltrone pubbliche

- di: Bruno Coletta
 
Nomine di primavera: il Tesoro ridisegna le poltrone pubbliche
Nomine di primavera: il Tesoro ridisegna le poltrone pubbliche
Dai “big five” alle Authority, il 2026 accende il risiko: conferme, incastri e nomi che pesano.

(Foto: il ministro Giovanni Giorgetti con la premier Giorgia Meloni durante una seduta del Parlamento).

C’è un momento dell’anno in cui il Palazzo cambia ritmo: non è il rumore dei decreti, ma il fruscio dei dossier. E il 2026, in Italia, ha un titolo semplice e un sottotesto complicatissimo: primavera di nomine. Tra società partecipate e enti pubblici si apre una stagione che vale centinaia di incarichi, con un effetto domino che parte dai consigli di amministrazione e arriva fino ai mercati, passando per Authority e vigilanza.

Il cuore della partita: i “big five” e le 51 sedie che contano

Il punto di caduta, come spesso accade, è dove politica e Borsa si guardano negli occhi: Eni, Enel, Terna, Leonardo e Poste. Il rinnovo dei consigli di amministrazione porta con sé una domanda che sembra banale ma non lo è: continuità o svolta?

Nel lessico non ufficiale di queste settimane gira una formula che fotografa l’aria: "si cambiano più facilmente i presidenti che gli amministratori delegati". Traduzione: i manager operativi, soprattutto se considerati “stabili”, possono essere riconfermati; i ruoli di rappresentanza diventano invece terreno di equilibrio politico.

Conferme probabili, ma non automatiche

Nel giro dei nomi che circolano, l’ipotesi più ricorrente è quella di riconferme ai vertici esecutivi (con mandati che, per alcuni, diventerebbero particolarmente lunghi). È il classico scenario “prudente”: evitare scossoni nel pieno di un contesto internazionale ancora sensibile su energia, difesa e infrastrutture.

Il nodo incrociato: Generali e l’effetto domino sul resto del sistema

Il rebus non si chiude dentro il perimetro pubblico. Anzi, rischia di complicarsi fuori: il nome di Flavio Cattaneo (Enel) viene spesso accostato anche al dossier Generali, insieme a quello di Matteo Del Fante (Poste). Se un tassello si sposta, gli altri devono ricalcolarsi in tempo reale.

In queste settimane la lettura più diffusa tra osservatori e investitori è che la partita assicurativa possa diventare una leva indiretta sul resto delle caselle. E qui compare la frase che riassume l’umore dei corridoi: "non è solo un giro di poltrone: è una mappa di pesi".

Oltre i giganti: Mps, Enav e le controllate che pesano più del titolo

Se i riflettori puntano sui grandi quotati, il “sottobosco” è tutt’altro che marginale. Nel 2026 entrano nel radar anche società con impatto sistemico: Monte dei Paschi di Siena (con vertici in rinnovo in primavera), Enav, e una serie di realtà non quotate o indirettamente controllate.

Mps, primavera calda tra governance e finanza

Il caso Mps è particolare: non si parla solo di una sostituzione o di una conferma, ma di una fase di assetto. Il calendario assembleare e le regole di presentazione delle liste diventano parte della storia quanto i nomi stessi. È un passaggio tecnico, sì, ma con un effetto molto politico: perché definisce chi può incidere sul board e come.

Enav e il capitolo trasporti

Nel capitolo trasporti e infrastrutture, Enav è una casella osservata con attenzione: le scadenze di governance accendono il tema della continuità gestionale in un settore dove la parola “interruzione” non è gradita a nessuno.

Il fronte non quotato: da PagoPA al Poligrafico, fino allo Stretto

Poi ci sono le società che finiscono meno spesso in prima pagina, ma che toccano pezzi concreti di Stato: dai servizi digitali ai dossier industriali, dai sistemi assicurativi pubblici alle grandi opere.

  • PagoPA: il tema è la continuità sull’innovazione e sui servizi ai cittadini.
  • Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato: governance in scadenza con un peso strategico su sicurezza e filiere.
  • Ansaldo Energia: caso seguito anche per gli equilibri tra controllo indiretto e indirizzi industriali.
  • Stretto di Messina: rinnovi che si intrecciano con lo stato dei dossier e con le valutazioni sugli step successivi.

In questo blocco la regola pratica è una: le nomine non sono “solo nomine”. Spesso sono messaggi sulla direzione che il governo vuole imprimere a singoli progetti.

Le Authority: Consob, Antitrust, Anac. Il potere silenzioso

Il capitolo più delicato, perché meno visibile ma altamente sensibile, è quello delle Authority. Qui non si gestisce un piano industriale: si gestiscono regole, controlli, sanzioni, vigilanza. E dunque fiducia.

Consob: la successione e il fattore mercati

La scadenza del mandato del presidente Consob mette in moto un totonomi che, per definizione, vive di indiscrezioni. Tra i nomi che vengono citati con più insistenza, in ambienti politici e finanziari, c’è quello di Federico Freni. Il punto, qui, non è solo il curriculum: è il segnale che si darebbe ai mercati su indipendenza e continuità di vigilanza.

Antitrust e Anac: due scadenze che fanno rumore

Anche l’Antitrust arriva a un passaggio di consegne, mentre l’Autorità nazionale anticorruzione si avvicina a fine mandato. Sono caselle che incidono sul clima del Paese: appalti, concorrenza, trasparenza. In altre parole: la materia prima della fiducia pubblica.

Arera: la casella già mossa che cambia lo sfondo

Un tassello, intanto, si è già mosso: l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. La nomina del nuovo presidente e del collegio cambia il contesto in cui si inseriscono le altre scelte, perché l’energia resta uno dei terreni più sensibili degli ultimi anni.

E c’è una considerazione che torna spesso tra addetti ai lavori: "quando l’energia è politica, la regolazione è potere".

Perché questa tornata è diversa: tre fattori che alzano la posta

  • Mercati nervosi: ogni segnale di instabilità gestionale può pesare su titoli e percezione internazionale.
  • Incroci finanziari: i dossier bancari e assicurativi possono creare “ponti” tra partite formalmente separate.
  • Regole e reputazione: sulle Authority il criterio non è l’applauso politico, ma la credibilità dell’istituzione.

Cosa aspettarsi adesso: calendario, metodo e “nomi di riserva”

Il calendario è il vero regista: scadenze di mandato, assemblee, liste, pareri e passaggi istituzionali. E, come sempre, conta anche il metodo: trovare equilibri senza trasformare l’equilibrio in immobilismo.

Nel frattempo, le stanze dove si decide lavorano con due pile di fogli: i nomi “forti” e i nomi “di riserva”. Perché in Italia la regola non scritta è questa: se una casella sembra già assegnata, è proprio allora che va tenuta d’occhio.

Domande frequenti

Che cosa si rinnova in primavera 2026?

Si rinnovano diversi consigli di amministrazione e incarichi apicali in società a partecipazione pubblica, oltre a numerosi incarichi in enti e autorità indipendenti.

Perché le nomine delle Authority sono così sensibili?

Perché incidono su vigilanza, concorrenza, trasparenza e regole di mercato: sono scelte che parlano direttamente a investitori, imprese e cittadini.

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