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Caos a Davos: la cena dei miliardari esplode contro Lutnick

- di: Bruno Legni
 
Caos a Davos: la cena dei miliardari esplode contro Lutnick

Fischi, grida e gente che abbandona la sala: la serata vip ospitata da Larry Fink deraglia dopo l’affondo del segretario al Commercio USA. Christine Lagarde se ne va prima della fine.

(Foto: Howard Lutnick, Segretario di Stato Usa al Commercio, architetto dei dazi americani).

A Davos, dove la liturgia del potere di solito si consuma tra sorrisi calibrati e strette di mano millimetriche, martedì sera è saltato il copione: alla cena legata al World Economic Forum — un appuntamento blindato, popolato da manager, banchieri centrali e grandi investitori — è scoppiato il caos. Il protagonista, suo malgrado, è stato il segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick, accolto da una contestazione rumorosa dopo un intervento giudicato da più presenti come apertamente provocatorio.

La serata era ospitata dal numero uno di BlackRock, Larry Fink, che secondo diverse ricostruzioni si è ritrovato a gestire un clima da sala in ebollizione: buu, scherni, reazioni a catena, fino a persone che hanno iniziato ad alzarsi e uscire mentre il discorso era ancora in corso. In quell’istante Davos, più che un forum, è sembrata una platea spaccata in due.

Il punto di rottura, riportano più fonti internazionali, sarebbe arrivato quando Lutnick ha attaccato l’Europa sul terreno più sensibile: energia e competitività. Nel racconto di chi era a tavola, l’affondo è stato letto come una lezione impartita a voce alta, con l’America dipinta come motore robusto e l’Europa come modello in affanno. A quel punto la cena ha cambiato temperatura: non più un evento di rappresentanza, ma un corpo a corpo politico.

In mezzo alla confusione, un gesto ha fatto più rumore di molti fischi: la presidente della Bce Christine Lagarde avrebbe lasciato la sala prima della conclusione, secondo più ricostruzioni. Un’uscita che, in quel contesto, vale come un segnale: quando il protocollo si sfilaccia, anche la diplomazia smette di coprire le crepe.

Il paradosso è che il clima da resa dei conti non è arrivato dal nulla. Nelle ore precedenti, Lutnick aveva già alzato i toni su una linea precisa: Davos non come luogo di mediazione, ma come ring. In un intervento scritto, il segretario aveva rivendicato un approccio di rottura e un messaggio muscolare, arrivando a condensarlo in una formula destinata a circolare: “capitalism has a new sheriff in town”.

Il quadro sullo sfondo è ancora più esplosivo: i rapporti tra Stati Uniti e Unione europea sono attraversati da nuove frizioni su tariffe e dossier geopolitici, con la Groenlandia tornata improvvisamente al centro della pressione politica americana e con Bruxelles che osserva ogni dichiarazione come fosse un test di tenuta dell’alleanza. In questo scenario, una cena vip può diventare una trappola perfetta: si entra per fare networking, si esce con un incidente diplomatico in prima pagina.

Non meno significativo è lo scontro sulla narrazione: da parte americana, alcuni interlocutori minimizzano e contestano la portata dell’episodio; dall’altra, più presenti descrivono un ambiente “teso” e “rumoroso”, con Fink costretto a intervenire per riportare calma. In altre parole: non un semplice momento di frizione, ma un evento che ha bucato la bolla ovattata di Davos.

Se Davos 2026 cercava un’immagine-simbolo del disordine globale, l’ha trovata tra i tavoli di una cena di gala: l’élite che contesta se stessa, in diretta. E con un dettaglio che pesa più di mille comunicati: quando la tensione sale, anche i potenti smettono di restare seduti. 

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