Il governatore della California incendia il dibattito globale: accusa i leader europei di debolezza, definisce Trump un “T-Rex” e avverte: senza una reazione comune l’Unione è destinata a soccombere.
Non è un avvertimento, è un atto d’accusa. Gavin Newsom, governatore democratico della California ed ex sindaco di San Francisco, rompe gli indugi e colpisce l’Europa con parole che suonano come una sentenza politica. Nel pieno delle tensioni transatlantiche e mentre Donald Trump torna a dettare l’agenda globale, Newsom denuncia quella che definisce una resa preventiva dei leader europei, incapaci – a suo dire – di opporre resistenza a una leadership americana aggressiva e spregiudicata.
“È ora di reagire. È ora di fare sul serio e smettere di essere complici. È ora di stare dritti, di avere una spina dorsale”, afferma senza giri di parole. Il bersaglio non è solo Trump, ma un’Europa che, secondo il governatore, ha scelto la strada più comoda: piegarsi.
Il tono è volutamente brutale. Newsom parla di una classe dirigente che si muove tra sorrisi diplomatici e concessioni continue, incapace di difendere i propri interessi strategici. “Non sopporto la complicità. La gente che si piega, che abbassa la testa”, insiste, descrivendo un continente che ha rinunciato a esercitare peso politico reale sulla scena mondiale.
Il riferimento è anche simbolico. Newsom racconta, con sarcasmo feroce, che avrebbe voluto portare a Davos “un carico di ginocchiere” da distribuire ai leader mondiali. Un’immagine che fotografa, dal suo punto di vista, il clima di sudditanza che si respira nei confronti di Trump: applausi, riconoscimenti, cerimonie, mentre le decisioni cruciali vengono prese altrove.
Il punto centrale dell’attacco è il metodo Trump. Newsom lo definisce un predatore politico, uno che non tratta ma impone. “Con Trump la diplomazia non esiste. È un T-Rex: o ti allei con lui o ti divora. Non ci sono vie di mezzo”. Una metafora che diventa una diagnosi: l’attuale equilibrio internazionale non ammette ambiguità.
Secondo il governatore californiano, l’Europa ha già sbagliato una volta e sta continuando a sbagliare. “Una cosa è certa: non possono continuare a fare quello che hanno fatto finora. Sono stati manipolati”. La critica è netta: inseguire Trump, sperare di ammorbidire le sue posizioni, significa esporsi a ricatti politici ed economici sempre più pesanti.
Il riferimento alle pressioni americane sulla Groenlandia è esplicito. Per Newsom, le dichiarazioni di Trump sulla centralità strategica dell’isola non sono provocazioni isolate, ma parte di una visione coerente: ridisegnare gli equilibri globali a immagine e somiglianza della propria volontà. “L’obiettivo è un mondo a sua immagine. È un narcisista”, afferma, tracciando il profilo di un leader che considera le relazioni internazionali come un rapporto di forza permanente.
Alla debolezza europea si somma, secondo Newsom, l’ipocrisia della politica americana. Il governatore punta il dito contro il Congresso degli Stati Uniti, accusato di doppiezza e opportunismo: dichiarazioni forti sui social, silenzi imbarazzati nelle sedi istituzionali. Un sistema che, a suo giudizio, ha perso il coraggio di difendere principi chiari.
Lo scenario che dipinge è cupo. Se l’Europa non reagirà, rischia di essere schiacciata tra interessi contrapposti, ridotta a spettatrice di decisioni prese altrove. “Se continuano su questa strada, potrebbero essere divorati”, avverte, parlando di un prezzo già in parte pagato in termini di credibilità e influenza.
Non manca, infine, un affondo politico interno agli Stati Uniti. Newsom ridimensiona la forza di Trump sul piano domestico, definendolo un presidente isolato e impopolare. “È con le spalle al muro. Alle elezioni di medio termine sarà schiacciato”, sostiene, lasciando intendere che l’arroganza internazionale serva anche a mascherare fragilità interne.
Le parole del governatore californiano non sono solo una critica all’Europa, ma un messaggio al futuro. Newsom parla da leader in costruzione, da uomo che guarda al 2028 e che propone una linea alternativa: meno genuflessioni, più principi; meno tatticismi, più schiena dritta. Un messaggio che, nel silenzio imbarazzato di molti, risuona come una sfida aperta all’ordine politico attuale.