Il gruppo rafforza la governance: Bartolomeo “Leo” Rongone alla guida operativa, Remo Ruffini presidia creatività e visione strategica.
(Foto: Bartolomeo “Leo” Rongone, neo Ad di Moncler).
Nel lessico del lusso, le parole “riassetto” e “continuità” convivono raramente senza attriti. Moncler prova a farle marciare insieme annunciando un cambio di passo che non è una rottura ma una ridefinizione dei pesi al vertice. La nomina di Bartolomeo “Leo” Rongone ad amministratore delegato segna l’ingresso di una figura manageriale di lungo corso, mentre Remo Ruffini, l’uomo che ha trasformato il marchio in una potenza globale, resta saldamente al centro della scena come presidente esecutivo e custode dell’identità creativa.
Il messaggio è calibrato: Moncler non cambia pelle, ma irrobustisce la sua struttura. In un settore in cui la crescita non è più lineare e la volatilità dei mercati mette alla prova anche i brand più solidi, la separazione più netta tra visione creativa e gestione operativa diventa una leva strategica. Non un passaggio di testimone, dunque, ma una distribuzione più sofisticata delle responsabilità.
Il profilo di Rongone parla il linguaggio dell’industria del lusso globale. Oltre vent’anni di esperienza tra grandi gruppi internazionali, una conoscenza profonda dei meccanismi del retail, della supply chain e del posizionamento dei marchi di alta gamma. La sua uscita da Bottega Veneta apre un nuovo capitolo che lo porta alla guida di un gruppo che ha fatto dell’outerwear un simbolo di status, trasformando un capo tecnico in un oggetto di desiderio trasversale.
L’arrivo di un amministratore delegato con un’impronta fortemente manageriale risponde a una necessità concreta: governare la complessità. Moncler oggi è un ecosistema che include più marchi, mercati eterogenei, canali distributivi fisici e digitali, collaborazioni ad alto impatto mediatico e una filiera che deve garantire qualità, sostenibilità e velocità. Tenere tutto insieme richiede una macchina organizzativa solida e una leadership operativa focalizzata.
Per Ruffini, il cambio di ruolo è tutt’altro che simbolico. Da presidente esecutivo mantiene il controllo della direzione creativa, vero cuore pulsante del marchio, e continua a incidere sulle grandi scelte strategiche. È lui che ha costruito l’estetica Moncler, che ha imposto il dialogo tra moda, performance e lifestyle, che ha reso il piumino un manifesto più che un semplice capo stagionale.
“È una decisione presa guardando avanti, una naturale evoluzione dell’organizzazione anche in prospettiva di un futuro passaggio generazionale”,
ha spiegato Remo Ruffini, chiarendo che la scelta nasce da una visione di lungo periodo e non da un’esigenza contingente.
Dietro le parole, si intravede una strategia precisa: preparare Moncler al prossimo ciclo. Il lusso sta vivendo una fase di selezione, in cui il consumatore è meno impulsivo, più esigente e più attento alla coerenza del brand. La crescita non passa più solo dall’espansione geografica, ma dalla capacità di rinnovare il racconto, mantenendo desiderabilità e controllo dell’offerta.
In questo scenario, la presenza di Rongone può tradursi in una maggiore disciplina operativa e in una gestione più strutturata delle leve di sviluppo: dal retail diretto alle strategie digitali, dalla gestione dei prezzi alla razionalizzazione delle collezioni. Un lavoro meno visibile rispetto alle sfilate, ma decisivo per la redditività e la solidità del gruppo.
Anche il nuovo amministratore delegato ha scelto toni misurati, insistendo sulla continuità valoriale:
“Lavorerò con impegno e passione al fianco di Remo e del management per accompagnare l’azienda verso nuovi traguardi, nel rispetto dei valori che ne hanno definito identità e forza”,
ha dichiarato.
Il riassetto coinvolge anche altri tasselli della governance. Roberto Eggs, figura chiave sul fronte commerciale e dei mercati globali, esce dall’operatività per avviare nuovi progetti professionali, mantenendo però un ruolo nel consiglio di amministrazione. Un segnale di transizione accompagnata, che punta a preservare competenze e memoria storica.
La tempistica dell’operazione è tutt’altro che casuale. Il settore del lusso affronta una fase di rallentamento selettivo, con performance disomogenee tra aree geografiche e una crescente polarizzazione tra marchi fortissimi e brand più fragili. Moncler sceglie di rafforzarsi prima, anticipando le turbolenze e mettendo in sicurezza il proprio modello.
La scommessa, ora, è tutta nell’equilibrio. Lasciare spazio a un AD forte senza diluire l’impronta creativa che ha reso Moncler riconoscibile in tutto il mondo. Rendere l’organizzazione più agile senza perdere esclusività. Crescere senza banalizzarsi. È una partita delicata, che si gioca lontano dai riflettori ma che determinerà il posizionamento del marchio nei prossimi anni.
Con questo doppio timone, Moncler prova a dimostrare che nel lusso moderno la leadership non è più monolitica, ma corale: una regia creativa forte e una gestione operativa rigorosa. Se la sintonia dichiarata tra Ruffini e Rongone si tradurrà in risultati concreti, lo diranno i mercati. Intanto, il gruppo manda un segnale chiaro: la fase successiva è già iniziata.