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Mediolanum, raccolta record 2025: 11,64 miliardi e rotta sul 2026

- di: Matteo Borrelli
 
Mediolanum, raccolta record 2025: 11,64 miliardi e rotta sul 2026
Tra gestito in accelerazione, “performance fees” e partita fiscale, la rete dei family banker spinge i volumi. E Massimo Doris (foto) alza lo sguardo: "razionali e ottimisti".

Un anno “da incorniciare”, ma con i numeri in mano e non con gli slogan. Banca Mediolanum archivia il 2025 con un nuovo massimo storico della raccolta netta totale: 11,64 miliardi di euro, in crescita dell’11% rispetto all’anno precedente. Ancora più brillante la spinta del risparmio gestito: la raccolta netta gestita sale a 9,06 miliardi, un +18% che racconta una cosa semplice: nel portafoglio degli italiani, la quota “affidata” e seguita in consulenza sta pesando sempre di più.

La fotografia di fine anno è anche la fotografia di dicembre, mese che spesso fa da acceleratore finale. I volumi commerciali del gruppo si attestano a 1,66 miliardi: raccolta netta totale 1,24 miliardi, di cui 885 milioni nel gestito; poi 399 milioni di nuovi finanziamenti e 26 milioni di premi nelle polizze protezione. Tradotto: non solo investimenti, ma anche credito e protezione, cioè i tre pilastri con cui una banca “di relazione” prova a restare dentro la vita reale delle famiglie.

Il messaggio della guida è tutto nel tono, più che nelle cifre. L’amministratore delegato Massimo Doris parla di continuità e metodo: "Guardiamo al 2026 con il nostro approccio razionale e ottimistico, continuando a fare del nostro meglio per la soddisfazione di tutti i nostri stakeholder". E insiste sul cuore del modello: "Il nostro compito è accompagnare le famiglie verso un futuro più solido attraverso una consulenza di qualità e un modello che mantiene al centro le esigenze della persona".

Dietro la retorica “customer centric” c’è però un tema concreto: il 2025 è stato un anno favorevole per i mercati e questo si vede anche nei conti “indiretti” legati alla gestione del risparmio. Mediolanum stima infatti un contributo di circa 256 milioni dalle performance fees (commissioni legate ai risultati), con 63,3 milioni già contabilizzati nei primi nove mesi e circa 193 milioni attesi nel quarto trimestre. In parole povere: quando la performance corre, una parte della corsa si trasforma in ricavi per chi gestisce. È un meccanismo diffuso nell’industria del risparmio, spesso costruito come percentuale dell’extrarendimento rispetto a un riferimento, e che torna sotto i riflettori proprio quando i mercati sorridono.

Non è l’unico “capitolo extra” che accompagna i dati commerciali. Nella nota societaria entra anche una partita fiscale potenzialmente rilevante: a seguito della sentenza n. 599 del 1° agosto 2025 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, è previsto il recupero di imposte IRAP versate dalla capogruppo tra 2012 e 2024 per 140,1 milioni, oltre a minori imposte IRAP per il 2025 pari a 17,2 milioni. Un doppio effetto che, al netto delle tecnicalità, può alleggerire il carico fiscale e migliorare la lettura del risultato netto.

Ma nello stesso perimetro c’è anche un “contrappeso” che arriva dalla normativa più recente. In base alla Legge di Bilancio 2026, Banca Mediolanum prevede un versamento di 18,5 milioni per l’affrancamento della cosiddetta riserva sugli extraprofitti costituita nel 2023. È un passaggio che parla alla stagione, ancora vicinissima, dell’imposta straordinaria sulle banche e delle scelte alternative adottate da vari istituti: accantonare a riserva invece di pagare subito, e poi gestire la “normalizzazione” di quelle somme con regole aggiornate.

Il quadro, quindi, è più ricco di quanto dica la parola “record”. Da un lato la spinta commerciale: gestito in crescita, credito che macina, protezione che si consolida. Dall’altro i fattori che fanno da moltiplicatore (mercati e performance fees) e quelli che fanno da correttivo (versamenti legati alle norme sugli extraprofitti). In mezzo, il tema della consulenza: l’architettura della rete e la relazione coi clienti come leva per difendere margini e stabilità, anche mentre il ciclo economico resta pieno di variabili.

E il 2026? L’asticella si sposta su due terreni. Il primo è la tenuta dei mercati: un anno “buono” tende a lasciare in eredità aspettative alte, ma anche una maggiore sensibilità ai ribassi. Il secondo è la regolazione: tra aggiustamenti fiscali e nuovi incentivi/pressioni sulle scelte di capitale, la partita bancaria continua a essere giocata anche fuori dal campo, tra Bruxelles e Roma. In questo contesto, la scommessa di Mediolanum è che la fiducia dei clienti resti la variabile più stabile. Come dice Massimo Doris, "misuriamo la piena fiducia che i clienti ripongono in noi". Il resto, numeri compresi, seguirà.

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