Una mossa che scuote la finanza italiana: quota francese in crescita, governance sotto la lente e il “terzo polo” resta l’obiettivo — ma con variabili cruciali.
(Foto: Credit Agricole Italia, Hugues Brasseur amministratore delegato e direttore generale).
Il dossier sul rafforzamento della posizione di Crédit Agricole all’interno di Banco BPM diventa sempre più centrale nello scacchiere bancario italiano e continentale. La Banca Centrale Europea ha autorizzato l’aumento della partecipazione francese fino a circa il 19,9% del capitale dell’istituto italiano, un passo formale che però cela scenari più complessi e molte incognite sulla governance e sulle possibili future alleanze.
Secondo le comunicazioni ufficiali di aprile 2025, la BCE ha dato il via libera all’operazione di aumento della quota già detenuta tramite strumenti derivati, portando la posizione di Crédit Agricole vicino alla soglia del 20% e consolidando così la sua influenza su Banco BPM.
Il gruppo francese, impegnato in una strategia di lungo termine come partner industriale e non come acquirente totale dell’istituto, ha sempre ribadito che non intende lanciare un’OPA totale sulle azioni di Banco BPM.
Questa dinamica si inserisce in uno scenario più ampio di riassetto del settore bancario italiano, dove il ruolo di attori come UniCredit e Monte dei Paschi di Siena diventa decisivo. Nel 2024 UniCredit aveva lanciato un’offerta pubblica di scambio da circa 10 miliardi di euro su Banco BPM, poi respinta da Piazza Meda perché considerata non in linea con il valore strategico dell’istituto.
Il contesto è ulteriormente complicato dalla quasi totale privatizzazione di Monte dei Paschi di Siena: dopo anni di interventi pubblici, lo Stato oggi detiene meno del 5% del capitale. La premier ha chiarito che, pur ritenendo utile un terzo grande polo bancario capace di competere con Intesa Sanpaolo e UniCredit, il governo non dispone più degli strumenti per guidare direttamente questo processo.
In vista delle assemblee e del rinnovo dei consigli di amministrazione attesi nella primavera 2026, l’attenzione si concentra sulla composizione delle liste. In Banco BPM il deposito delle candidature è previsto tra fine febbraio e inizio marzo, con l’amministratore delegato Giuseppe Castagna indicato per una possibile riconferma. Intanto Crédit Agricole punta a rafforzare la propria presenza nei nodi chiave della governance.
Il “terzo polo” bancario resta quindi una prospettiva concreta ma non ancora definita, sospesa tra equilibri politici, vincoli regolamentari e strategie industriali. Le nuove regole sul golden power e il ruolo delle autorità europee rendono ogni operazione più complessa e meno prevedibile.
In questo scenario fluido, Crédit Agricole è destinata a pesare sempre di più nelle scelte strategiche di Banco BPM, anche senza un’OPA formale. Il vero banco di prova sarà capire se il sistema italiano riuscirà a costruire un nuovo grande polo o se prevarranno soluzioni più frammentate ma competitive.