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Insegnanti di sostegno: titoli comprati all’estero e finti tirocini, il paradosso del reclutamento in Italia

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Insegnanti di sostegno: titoli comprati all’estero e finti tirocini, il paradosso del reclutamento in Italia

Il sistema di reclutamento degli insegnanti di sostegno in Italia è al centro di un’inchiesta che mette in luce pratiche discutibili, tra titoli acquistati all’estero e percorsi formativi che penalizzano i docenti italiani. Secondo quanto rivelato da Fanpage.it nella seconda parte dell’inchiesta La Cattiva Scuola, ottenere un’abilitazione per il sostegno non sempre è frutto di una preparazione adeguata, ma in alcuni casi basta semplicemente pagare.

Insegnanti di sostegno: titoli comprati all’estero e finti tirocini, il paradosso del reclutamento in Italia

Un numero crescente di aspiranti insegnanti di sostegno si rivolge a università straniere per ottenere titoli di specializzazione riconosciuti in Italia, spesso senza una reale formazione. Si tratta di percorsi offerti da alcuni atenei spagnoli, romeni o albanesi, che consentono di conseguire rapidamente il titolo necessario per entrare in graduatoria e ottenere incarichi nelle scuole italiane.

Questi titoli vengono poi riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione tramite un iter burocratico che, pur prevedendo controlli formali, non sempre garantisce la qualità della preparazione dei docenti. Di conseguenza, molte scuole si trovano a dover assumere insegnanti con qualifiche ottenute all’estero senza un reale percorso di tirocinio o esperienza pratica con gli studenti disabili.

Tirocini fittizi e penalizzazione dei docenti italiani

Mentre i titoli esteri si moltiplicano, i docenti italiani che vogliono specializzarsi nel sostegno si trovano ad affrontare un percorso lungo e selettivo, con tirocini spesso difficili da svolgere per la carenza di posti nelle scuole. In alcuni casi, emergono addirittura situazioni di tirocini fittizi, dove la formazione pratica viene solo formalmente attestata, senza un reale svolgimento delle ore previste.

Questo meccanismo crea una situazione paradossale: da un lato, i docenti italiani sono costretti a superare prove selettive rigorose e a completare percorsi complessi per ottenere l’abilitazione al sostegno; dall’altro, chi può permetterselo economicamente trova scorciatoie all’estero, acquisendo titoli senza la stessa preparazione richiesta in Italia.

Il rischio per la qualità dell’inclusione scolastica
La conseguenza diretta di questa distorsione nel sistema di formazione e reclutamento è il rischio di una preparazione inadeguata per gli insegnanti di sostegno, con un impatto negativo sulla qualità dell’inclusione scolastica. Il sostegno è un ruolo delicato, che richiede competenze specifiche e una preparazione adeguata per garantire il diritto allo studio agli studenti con disabilità.

L’assenza di controlli rigorosi e di un sistema di formazione omogeneo tra Italia ed estero rischia di compromettere la qualità dell’insegnamento e di creare un mercato parallelo dei titoli, accessibile solo a chi può permetterselo.

Le richieste dei sindacati e il nodo del riconoscimento
I sindacati di categoria chiedono da tempo una riforma del sistema di reclutamento e una maggiore trasparenza nel riconoscimento dei titoli stranieri, per evitare che la qualità della formazione degli insegnanti venga sacrificata a favore di scorciatoie burocratiche.

Il Ministero dell’Istruzione, dal canto suo, ha promesso verifiche più stringenti sui titoli esteri, ma il problema rimane: finché ottenere un’abilitazione all’estero sarà più semplice e rapido rispetto al percorso italiano, il rischio di un sistema distorto continuerà a pesare sulla scuola pubblica e, soprattutto, sugli studenti più fragili.

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