La strage di Capodanno e il buco nei controlli antincendio che scuote il mito dell’efficienza elvetica.
(Foto: fotomontaggio della tragedia a Crans-Montana).
Il dettaglio che sta facendo più rumore non è solo la dinamica della tragedia, ma ciò che la precede: per cinque anni non risultano ispezioni antincendio nel locale dove, nella notte di Capodanno, si è sviluppato un incendio devastante con un bilancio drammatico di vittime e feriti.
La frattura tra regole e pratica
La Svizzera è spesso raccontata come il regno della procedura impeccabile: norme chiare, controlli puntuali, sanzioni immediate. Eppure, nel caso di Crans-Montana, il sistema mostra un punto debole enorme: la catena dei controlli può spezzarsi proprio dove dovrebbe essere più solida, cioè sul territorio.
In molti Cantoni, la cornice è federale ma l’attuazione è demandata a livelli locali: Comuni e autorità cantonali si dividono competenze, autorizzazioni e verifiche. Quando il coordinamento si inceppa, il rischio è che un locale resti “invisibile” per anni.
Capienza, spazi e vie di fuga
Un altro nodo cruciale riguarda la capienza massima. In precedenti verifiche (prima dello stop alle ispezioni) sarebbero stati indicati limiti distinti tra piano terra e seminterrato, per un totale complessivo nell’ordine delle 200 persone. Numeri che, nella notte di festa, possono trasformarsi in una trappola se le uscite non sono adeguate o se le persone si concentrano in un unico punto.
Tra gli aspetti finiti al centro delle verifiche: larghezza degli accessi, apertura delle porte nella direzione corretta, presenza e accessibilità delle uscite di sicurezza. In un locale affollato bastano pochi secondi di esitazione, un passaggio stretto o un’uscita non immediatamente visibile per moltiplicare le conseguenze.
Le testimonianze che pesano
Due ex dipendenti hanno descritto una situazione che, se confermata, sarebbe gravissima: un’uscita di sicurezza del piano interrato poco evidente e, in alcune circostanze, chiusa a chiave per evitare ingressi e uscite “senza controllo”. Un soccorritore avrebbe poi riferito di aver dovuto forzare un’apertura durante i primi minuti dell’emergenza.
Se queste ricostruzioni verranno validate, non si tratterebbe solo di negligenza: sarebbe un cortocircuito tra gestione commerciale e sicurezza pubblica.
La frase che cambia la narrazione
Il Comune ha riconosciuto il mancato ciclo di verifiche. È un’ammissione che, da sola, ribalta l’immagine rassicurante del “tutto sotto controllo”. In sintesi: “Non sono state eseguite ispezioni tra il 2020 e il 2025”. Parole che, in un Paese abituato a presentarsi come campione di efficienza, suonano come una sirena d’allarme.
Indagini e responsabilità: non solo i gestori
La Procura cantonale ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità penali. I gestori risultano indagati per ipotesi che ruotano attorno a incendio colposo e lesioni, fino alle contestazioni più pesanti legate alle vittime. Al tempo stesso, l’inchiesta guarda anche oltre il bancone: chi doveva controllare? Chi doveva rinnovare le verifiche? Chi doveva intervenire dopo eventuali segnalazioni?
Non è un dettaglio burocratico: se il “buco” è stato istituzionale, la vicenda diventa un caso-scuola su come un sistema avanzato possa fallire nei punti di contatto tra norme e realtà.
Le reazioni e le prime contromisure
Dopo la tragedia, il tema è diventato nazionale: dai controlli sui locali notturni alle pratiche festive (effetti pirotecnici, candele scenografiche, materiali decorativi). Diverse amministrazioni locali stanno valutando verifiche straordinarie e misure più restrittive per gli elementi che possono innescare o accelerare un incendio.
Il punto: la Svizzera non è immune
Crans-Montana non racconta soltanto una tragedia. Racconta una cosa più scomoda: anche i Paesi “virtuosi” possono inciampare, e quando lo fanno l’impatto è doppio, perché crolla anche la fiducia nel mito dell’infallibilità.
Ora la domanda non è se la Svizzera abbia regole severe. La domanda è un’altra: chi garantisce che vengano applicate, sempre, davvero?