India sorpassa il Giappone: 4ª economia, Berlino nel mirino
Delhi rivendica un Pil da 4,18 trilioni di dollari. Il FMI invita alla prudenza sui tempi, ma la traiettoria è netta. Sullo sfondo, tariffe Usa e partita energetica.
(Foto: Narendra Modi, primo ministro indiano).
L’India si mette la medaglia al petto e la lucida con cura: nel bilancio economico di fine anno, il governo di Delhi sostiene che il Paese abbia raggiunto un prodotto interno lordo di 4,18 trilioni di dollari e che questo basti per scavalcare il Giappone, conquistando il titolo di quarta economia mondiale per Pil nominale. L’obiettivo successivo è dichiarato senza giri di parole: agganciare (e superare) la Germania nel giro di due-tre anni, spingendo il Pil verso quota 7,3 trilioni entro il 2030.
C’è però un dettaglio che, in economia, vale più di mille proclami: chi certifica il podio? La fotografia “ufficiale” dei confronti internazionali, di norma, arriva con le tabelle delle grandi istituzioni. E qui la faccenda si fa più sottile. Il Fondo Monetario Internazionale, nelle sue proiezioni, colloca il sorpasso sul Giappone come un passaggio che si consoliderebbe con i dati del 2026. Traduzione: Delhi può esultare, ma la classifica globale — quella che finisce nei report e nelle slide dei summit — ha bisogno dell’ultimo timbro.
Un sorpasso che vale due letture
La prima lettura è quella della politica: un Paese che da anni cresce più velocemente delle altre grandi economie vuole trasformare i decimali del Pil in un racconto nazionale. La seconda è quella della contabilità: il ranking per Pil nominale dipende anche da cambio, inflazione e cicli. In altre parole, non è solo una gara di motori: conta anche la pendenza della strada.
Nel documento diffuso dal Press Information Bureau (PIB), l’India viene descritta come una delle economie major più dinamiche e capace di mantenere lo slancio nonostante le “incertezze del commercio globale”. La formula è diplomatica, ma il messaggio è chiaro: crescita come prova di resilienza. In parallelo, diversi osservatori hanno evidenziato un paradosso interessante: mentre la macroeconomia appare robusta, la finanza può muoversi su tempi e umori diversi, tra valutazioni, geopolitica e flussi globali di capitale.
Che cosa dice davvero il governo indiano
Nella narrazione ufficiale, il salto oltre il Giappone è il frutto di una combinazione: domanda interna sostenuta, industria e servizi in accelerazione, inflazione relativamente sotto controllo e una capacità di assorbire scosse esterne senza perdere la bussola. Il governo richiama anche un dato-chiave: nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2025-26 l’economia avrebbe segnato un’accelerazione, interpretata come segnale di continuità della fase espansiva.
Il tono è quello di chi vede una “finestra” storica aperta. In sintesi, il messaggio politico è: l’India non sta solo crescendo, sta cambiando scala. E la scala, per un Paese, significa anche influenza negoziale: nelle catene di fornitura, nelle scelte industriali e nelle alleanze economiche.
Il freno del FMI: non è un no, è un “vediamo i dati”
Il Fondo Monetario Internazionale, usando il suo DataMapper e le tabelle del World Economic Outlook, lavora su stime e aggiornamenti periodici: è normale che la “foto” cambi con le revisioni. Qui il punto non è smentire Delhi, ma fissare il tempo della certificazione: la transizione al quarto posto, nelle proiezioni, viene trattata come un passaggio da consolidare con i numeri finali.
È la classica differenza tra rivendicazione e validazione. E in mezzo c’è la realtà, spesso più rapida della burocrazia statistica: se la crescita resta sostenuta e il Giappone continua a muoversi con un passo più lento, il sorpasso non è una fiammata ma un cambio di gerarchia.
Perché adesso: crescita, demografia e servizi
L’India sta correndo su una pista che incrocia tre fattori: demografia (un enorme mercato interno), una base di servizi competitiva (IT, back office, consulenza, piattaforme) e una politica industriale che tenta di trasformare il Paese in hub manifatturiero. La domanda, però, non è “se” l’India possa crescere. La domanda è come riuscirà a farlo senza inciampare nei suoi vincoli storici: disuguaglianze, infrastrutture, produttività agricola, qualità del lavoro, energia.
Non a caso, molte analisi che commentano il salto al quarto posto insistono sul passaggio successivo: per avvicinare la Germania, non basta il ritmo. Servono più produzione ad alto valore, più export competitivo, più investimenti in capitale umano e una macchina amministrativa capace di ridurre attriti e costi.
Il convitato di pietra: le tariffe Usa legate al petrolio russo
A rendere la celebrazione meno lineare c’è un dossier che scotta: le tariffe imposte dagli Stati Uniti nel 2025, presentate da Washington come misura punitiva legata agli acquisti indiani di petrolio russo. È un capitolo che intreccia politica estera, energia e commercio: l’India ha aumentato negli ultimi anni le importazioni di greggio scontato dalla Russia, e l’amministrazione statunitense ha alzato il livello dello scontro con dazi che, secondo diverse ricostruzioni internazionali, hanno portato l’esposizione tariffaria complessiva fino a livelli molto elevati su numerose categorie di beni.
In questa partita, Delhi prova a non farsi schiacciare tra convenienza energetica e rapporto strategico con gli Usa. Da un lato, la narrativa interna insiste sull’autonomia: l’energia a buon prezzo è un argomento potentissimo quando devi alimentare crescita e consumi. Dall’altro, l’export verso il mercato americano resta cruciale per molte filiere: tessile, gioielleria, componentistica, lavorazioni leggere.
Anche nel 2026, le cronache economiche segnalano che l’India sta cercando di gestire la pressione americana con strumenti tecnici: maggiore tracciabilità dei flussi energetici e tentativi di riaprire spazi negoziali su un possibile accordo commerciale. È diplomazia economica in tempo reale, con un rischio evidente: che una parte della crescita venga “mangiata” dal costo della geopolitica.
Conti pubblici e realtà quotidiana: la crescita ha un prezzo
La corsa del Pil non cancella il lavoro di officina sui conti pubblici. A fine 2025, i dati sul deficit fiscale nel periodo aprile-novembre hanno riportato un livello significativo rispetto all’obiettivo annuale, con spesa in aumento e un forte accento sugli investimenti. Il messaggio implicito è semplice: per tenere alta la velocità servono infrastrutture, e le infrastrutture costano. La sfida è mantenere equilibrio tra sviluppo e sostenibilità dei conti.
Poi c’è la domanda che, fuori dai palazzi, conta più del ranking: quanto di questo sorpasso si traduce in benessere diffuso? È il punto che la politica tende a mettere tra parentesi quando i numeri sorridono. Ma è anche il punto che decide la durata della “stagione d’oro”: occupazione, salari reali, accesso ai servizi, qualità urbana, riduzione delle fratture territoriali.
Il sorpasso e la propaganda: numeri usati come clava
Come spesso accade, un dato macro diventa subito munizione nel confronto interno. In India, l’annuncio del quarto posto è stato usato anche per respingere le critiche dell’opposizione sullo stato dell’economia. È la politica che si appropria della contabilità nazionale e la trasforma in slogan.
E qui la frase che rimbalza è quella che funziona in TV: “*L’India è l’economia con la crescita più rapida e sta cambiando la classifica globale*”. Suona bene, spinge orgoglio, semplifica. Ma lascia fuori la parte difficile: la crescita non è un trofeo da esporre, è un cantiere da gestire.
Che cosa serve per superare la Germania
Se il quarto posto è un traguardo simbolico, il terzo è un test strutturale. Per avvicinare la Germania servono tre cose, tutte “noiose” e quindi decisive:
produttività (fare di più con le stesse risorse),
industria (aumentare la quota manifatturiera competitiva),
capitale umano (istruzione e competenze).
In mezzo, l’energia: sicura, accessibile, e possibilmente meno vulnerabile ai colpi della geopolitica.
L’India ha già un vantaggio: la traiettoria. Ma ha anche una trappola: crescere tanto non significa automaticamente crescere “bene”. La prossima fase si gioca sulla qualità degli investimenti e sulla capacità di trasformare una grande economia in un’economia avanzata a pezzi, senza lasciare indietro troppo Paese.
Il quarto posto è (quasi) fatto, il difficile comincia ora
Il sorpasso sul Giappone — tra rivendicazione politica e consolidamento statistico — racconta una realtà: l’India è entrata nella fascia alta della classifica globale e non ci è arrivata per caso. Ma la stessa realtà dice anche che il ranking è l’inizio della discussione, non la fine. Perché da qui in avanti contano le scelte: industria, export, energia, conti pubblici, e gestione del rischio geopolitico.
E mentre Delhi guarda a Berlino, Washington guarda alle petroliere. Un dettaglio, certo. Solo che, nel mondo di oggi, i dettagli muovono i trilioni.