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Euro digitale, al Parlamento europeo parte il confronto sulla proposta Navarrete

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Euro digitale, al Parlamento europeo parte il confronto sulla proposta Navarrete

Si apre al Parlamento europeo il confronto sull’euro digitale, la valuta elettronica di banca centrale destinata a coesistere con il contante. Dopo mesi di attesa, la Commissione Economica e Monetaria (ECON) dell’Eurocamera ha ricevuto la bozza di relazione firmata dal relatore Fernando Navarrete Rojas, eurodeputato spagnolo del Partito Popolare Europeo (PPE), che segna l’avvio formale dei lavori legislativi.

Euro digitale, al Parlamento europeo parte il confronto sulla proposta Navarrete

Il documento, depositato il 28 ottobre, rappresenta la prima posizione ufficiale del Parlamento sul tema e getta le basi per la negoziazione con gli altri co-legislatori europei – Consiglio e Commissione – in vista della futura introduzione della moneta digitale europea.

Una linea prudente e più politica rispetto alla Commissione europea

La relazione Navarrete adotta un approccio cauto e graduale, una “frenata” rispetto al testo iniziale proposto dalla Commissione europea. L’obiettivo è evitare una transizione troppo rapida e non coordinata, garantendo che l’euro digitale nasca come strumento utile e non come sovrastruttura burocratica.

In un post pubblicato sui social, il relatore ha chiarito la sua visione: “Il pacchetto single currency deve rafforzare la sovranità strategica europea, riducendo la dipendenza del nostro sistema dei pagamenti da fornitori extra-UE e mantenendo l’euro, in tutte le sue forme, al centro dell’economia europea competitiva e autonoma.”

Navarrete, che in passato aveva espresso dubbi sul progetto, ribadisce di non voler “regolamentare per il gusto di farlo”, ma di voler affrontare una vera sfida europea: la dipendenza dai circuiti di pagamento non europei, oggi dominati da player come Visa, Mastercard, Apple Pay e PayPal.

L’euro digitale “offline”: il ritorno al contante in forma elettronica
La proposta introduce un principio di proporzionalità e un percorso in più fasi. Il relatore suggerisce di avviare l’euro digitale a partire da una versione offline, tokenizzata e “simile al contante”.
Questo modello consentirebbe ai cittadini di accedere alla moneta emessa direttamente dalla Banca centrale europea (BCE) anche senza connessione a internet, garantendo inclusione, privacy e sicurezza.

Il token, secondo Navarrete, dovrà funzionare come un portafoglio digitale sicuro, che riproduce le caratteristiche fondamentali del contante: anonimato nelle transazioni, accessibilità universale e assenza di intermediazione commerciale.

La versione online, invece, verrebbe sviluppata solo in un secondo momento, e soltanto se non esisterà già una soluzione privata europea pan-europea capace di assicurare gli stessi obiettivi. È una clausola di condizionalità ex ante assente nel testo della Commissione, che segna un cambio politico netto: meno automatismi e più attenzione alla coesistenza tra innovazione pubblica e iniziativa privata.

Sovranità europea e concorrenza privata: un equilibrio delicato

La bozza del relatore mette l’accento sul principio di sovranità economica europea, in linea con la strategia dell’Unione di ridurre la dipendenza da attori esterni nei settori strategici, dai semiconduttori all’energia.
Nel campo dei pagamenti, questa dipendenza è ancora molto forte: oltre il 70% delle transazioni digitali in Europa passa oggi attraverso circuiti extraeuropei.

Navarrete propone un approccio che non penalizzi gli operatori privati ma li coinvolga nella creazione di un ecosistema finanziario “autonomo, competitivo e integrato”. “Solo mantenendo un equilibrio tra la leadership pubblica della BCE e la capacità innovativa del mercato – si legge nella relazione – l’euro digitale potrà diventare uno strumento di progresso e non di divisione.”

I prossimi passi del Parlamento europeo
Le discussioni sulla bozza Navarrete inizieranno ufficialmente domani in seno alla Commissione ECON. I gruppi politici avranno tempo fino al 12 dicembre per presentare emendamenti e proposte integrative.

Tra i punti che potrebbero generare maggiore dibattito ci sono la gestione della privacy dei cittadini, la definizione dei limiti alle transazioni digitali in euro e il ruolo delle banche commerciali come intermediari nella distribuzione della valuta elettronica.

Alcuni eurodeputati, in particolare dei gruppi progressisti, hanno già espresso perplessità sul rischio di rallentare l’iter legislativo. Tuttavia, la presidenza del Parlamento ha assicurato che il calendario sarà rispettato, con l’obiettivo di arrivare a una posizione condivisa entro la prima metà del 2026.

Un progetto simbolo della nuova politica monetaria europea

Il progetto dell’euro digitale è uno dei dossier più delicati del decennio per la BCE e per le istituzioni europee. Nelle intenzioni della Commissione, la nuova moneta non sostituirà il contante, ma ne costituirà una versione digitale, garantita dalla banca centrale e accessibile a tutti i cittadini dell’eurozona.

L’obiettivo è duplice: assicurare l’autonomia europea nei sistemi di pagamento e offrire ai consumatori un’alternativa sicura e pubblica ai wallet privati. Tuttavia, la complessità tecnologica, le implicazioni sulla privacy e le resistenze politiche rendono il percorso tutt’altro che lineare.

Verso un euro digitale “europeo davvero”
La proposta Navarrete segna dunque una svolta politica nel dibattito: non un rifiuto dell’euro digitale, ma una visione più pragmatica, che vuole evitare “soluzioni affrettate” e garantire che la moneta elettronica europea sia frutto di un consenso ampio e di una strategia sovrana.

“Solo un euro digitale europeo, costruito con gradualità, trasparenza e rispetto del mercato – ha concluso il relatore – potrà rafforzare la fiducia dei cittadini e consolidare il ruolo dell’euro come simbolo di unità economica e identità comune.”

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