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Pignoramenti fiscali, cambio: 60 giorni che azzerano il conto corrente

- di: Marta Giannoni
 
Pignoramenti fiscali, cambio: 60 giorni che azzerano il conto corrente
Pignoramenti fiscali, 60 giorni che azzerano il conto
La Cassazione stringe la morsa: con il pignoramento esattoriale la banca deve bloccare e poi riversare all’Erario anche i soldi che arrivano dopo la notifica e fino a 60 giorni. Ecco cosa cambia davvero, i paletti su stipendi e pensioni, e le mosse immediate per non farsi travolgere.

Cosa cambia davvero

La nuova lettura del pignoramento esattoriale rende il conto del debitore una sorta di “contenitore neutro” per il Fisco: dal momento in cui arriva la notifica, per i successivi 60 giorni ogni somma che transita sul conto viene congelata e poi girata all’Erario, fino a coprire il debito. Non conta più se il conto era “a secco” al momento del pignoramento: il vincolo si applica anche agli accrediti successivi.

Come funziona il blocco

L’ordine di pagamento arriva dall’agente della riscossione e si basa sulla procedura speciale prevista dall’articolo 72-bis del Dpr 602/1973. La banca diventa “terzo pignorato”: custodisce le somme, le inibisce all’operatività del correntista e le versa all’Erario entro i termini. In pratica, per due mesi il conto può trasformarsi in una scatola vuota in uscita e piena solo per il Fisco.

In questo periodo bonifici, stipendi, canoni e altri accrediti in arrivo vengono intercettati. Se le somme sono sufficienti a coprire il debito, il vincolo si esaurisce; se non bastano, l’“asciugatura” prosegue fino allo scadere dei 60 giorni.

Conti cointestati e accrediti futuri

Sui conti cointestati valgono regole particolari: la presunzione di comproprietà può essere superata caso per caso e, in presenza di beni comuni, possono applicarsi le ordinarie cautele dell’esecuzione presso terzi. Quanto agli accrediti futuri, rientrano nel perimetro del vincolo se collegati a rapporti già esistenti al momento del pignoramento (per esempio lo stipendio ricorrente o un canone periodico).

Stipendi e pensioni: i paletti

Restano i limiti fissati dalla legge per retribuzioni e trattamenti pensionistici. L’Erario non può azzerare integralmente queste somme: esistono quote impignorabili e percentuali massime prelevabili, con fasce protette che tutelano il sostentamento minimo del debitore. Il meccanismo, però, non impedisce il blocco tecnico delle somme in arrivo sul conto, che poi verranno riversate nel rispetto delle soglie.

Le mosse utili nelle prime 48 ore

Ricevuta la notifica, il tempo lavora contro. Ecco tre azioni rapide per non farsi travolgere:

1) Verificare la notifica e l’ammontare dovuto: errori formali possono invalidare l’atto.

2) Chiedere subito la rateizzazione: una dilazione può sospendere o attenuare gli effetti esecutivi.

3) Valutare il ricorso nei casi previsti: contestazioni su prescrizione, vizi dell’atto o inesistenza del debito vanno formalizzate senza indugio.

In parallelo, è utile separare i flussi essenziali (affitti, bollette, fornitori) per evitare scoperti e penali, ricordando che ogni nuovo afflusso sul conto pignorato nei 60 giorni finirà nella “trappola”.

Cosa succede in banca

Per l’istituto di credito l’ordine è perentorio: bloccare, custodire, riversare. Un funzionario di un primario gruppo bancario sintetizza così l’operatività: “Sulle somme vincolate non possiamo consentire movimenti: i nuovi accrediti durante la finestra dei 60 giorni sono destinati all’Erario”. La banca risponde in solido se non esegue l’ordine.

Domande frequenti

Posso usare il bancomat? Durante il vincolo, i prelievi sulle somme congelate non sono consentiti. Eventuali disponibilità non vincolate restano utilizzabili.

Bonifici in entrata da terzi? Se collegati a rapporti già in essere (stipendi, canoni, mandati periodici), rientrano nella platea delle somme da bloccare e riversare entro i 60 giorni.

Se rateizzo, il blocco finisce? Una rateizzazione accolta può disinnescare o attenuare l’azione esecutiva; serve però un atto formale dell’agente della riscossione.

Che differenza c’è con un pignoramento “ordinario”? In sede civile occorre un titolo esecutivo e l’intervento del giudice. Nel pignoramento esattoriale il pagamento diretto al Fisco avviene con proceduralità speciali e tempi più stringenti.

“Chi riceve una notifica non deve pensare che il conto ‘incapiente’ lo salvi: per due mesi ogni entrata può essere assorbita”, sottolineano operatori del settore. La parola d’ordine è agire subito.

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