• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

Lagarde richiama Draghi: riforme ora, Mes da ratificare

- di: Marta Giannoni
 
Lagarde richiama Draghi: riforme ora, Mes da ratificare
La presidente Bce ammonisce sul Mes fermo in Italia, chiede di attuare il piano Draghi e avverte: tariffe e export debole peseranno ancora, ma l’impatto svanirà nel 2026. Digitale, mercati dei capitali e difesa comune le leve per contare di nuovo.

(Foto: Christine Lagarde e Mario Draghi nel momento di passaggio delle consegne alla presidenza della Bce).

Christine Lagarde non usa giri di parole. Davanti alla Commissione economica dell’Europarlamento a Strasburgo mette in fila le priorità, e l’ordine è tassativo: attuare il pacchetto Draghi sulla competitività, sbloccare il Mes, stringere nuovi accordi commerciali, investire in sicurezza e produttività, accompagnando il tutto con una politica monetaria esplicitamente “meeting-by-meeting”. Il messaggio è netto: l’Unione ha retto agli shock, ma senza riforme rischia di scivolare ai margini.

“Ora non è più il tempo di discutere le riforme; è il momento di realizzarle”, scandisce la presidente della Bce, rilanciando l’appello ad adottare in concreto le proposte formulate un anno fa da Mario Draghi su mercato unico, innovazione e capitali. Nel merito, Lagarde indica la rotta: completare il mercato unico, accelerare l’Unione del risparmio e degli investimenti, valutare strumenti comuni per la difesa in grado di creare un safe asset europeo profondo e ridurre il costo del capitale per imprese e famiglie.

Crescita fragile, ma non in bilico

Il quadro di Francoforte conferma una traiettoria di crescita modesta ma positiva: +1,2% nel 2025, +1,0% nel 2026 e +1,3% nel 2027, con inflazione vicina al 2% e un processo di disinflazione che può dirsi concluso. La Bce non pre-impegna il percorso dei tassi: ogni scelta sarà presa riunione per riunione, sulla base dei dati, dell’andamento dell’inflazione sottostante e della trasmissione monetaria. Stop dunque a mappe preconfezionate.

Dazi, export e concorrenza: perché il 2026 è lo spartiacque

Lagarde non minimizza: dazi statunitensi, euro forte e competizione globale hanno zavorrato le esportazioni e lo faranno ancora nei prossimi trimestri. Ma il picco dell’impatto è alle spalle: l’effetto delle tariffe dovrebbe attenuarsi già nel 2026, complice la normalizzazione degli scambi e un calo dell’incertezza commerciale. Traduzione: il 2026 segna lo snodo in cui il vento contrario perde forza; da quel momento contano soprattutto le riforme “di casa”.

Mes, la spina italiana

Qui arriva la stoccata. Sul Meccanismo europeo di stabilità, bloccato dalla mancata ratifica di un solo Paese, la presidente è perentoria: “La mia più grande speranza è che venga ratificato da tutti i Paesi membri… c’è un Paese che non lo ha ancora fatto, impedendo al Mes di svolgere la sua missione”. È un richiamo alla credibilità dell’area euro: senza backstop pienamente operativo, la rete di sicurezza per Stati e istituzioni finanziarie resta incompleta.

Regole e realpolitik sugli asset russi

Sul dossier legato agli asset russi congelati, Lagarde impone un principio non negoziabile: legalità internazionale e stabilità finanziaria. Qualsiasi schema che appaia borderline può erodere fiducia nella moneta e frenare l’afflusso di capitali verso l’euro. Prudenza sì, immobilismo no: la soluzione deve essere giuridicamente blindata.

L’euro, da simbolo ad “ancora di fiducia”

La presidente torna su un suo cavallo di battaglia: rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Come? Più fatturazione in euro nel commercio, più domanda estera di titoli denominati nella nostra valuta, infrastrutture di pagamento più efficienti grazie alla sperimentazione DLT per i regolamenti in moneta di banca centrale e al cantiere dell’euro digitale. “Il mondo è in transizione; nessuna posizione valutaria è garantita per sempre”, avverte. O si alza l’asticella – con riforme economiche e istituzionali – o si accetta un ridimensionamento.

Disciplina di bilancio e difesa: la quadratura

Sul paradosso tra investimenti militari e conti pubblici, la linea è di focus: rispettare gli impegni Nato senza tradire la disciplina fiscale. Tradotto: riqualificare la spesa, proteggendo le voci che aumentano produttività e sicurezza, e tenere il deficit sui binari concordati con Bruxelles.

Italia: ultima chiamata

Per Roma i messaggi sono due. Primo: ratificare il Mes e chiudere una vulnerabilità che isola il Paese. Secondo: agganciare il 2026 con un pacchetto credibile su capitali, innovazione, produttività. Senza queste leve, il costo del capitale resterà alto e l’export più esposto ai contraccolpi.

Notizie dello stesso argomento
Trovati 117 record
Pagina
19
07/01/2026
Wall Street da record, Asia apre in altalena tra Cina e tensioni
Wall Street chiude sui massimi storici spinta da tech e IA. Aperture asiatiche contrastate...
06/01/2026
Btp 2026, la partita del debito: chi compra l’Italia e perché
Nel 2026 il Tesoro punta a 350-365 miliardi di emissioni medio-lunghe. Unicredit: esteri a...
06/01/2026
Banche, Npl ai minimi: in dieci anni giù di 290 miliardi
I crediti deteriorati delle banche italiane scendono sotto 50 miliardi. In dieci anni smal...
06/01/2026
Crisi impresa, doppio salvagente: rottamazione 5 e transazione fiscale
Rottamazione quinquies e transazione fiscale: perché insieme accelerano il risanamento del...
06/01/2026
Forfettario 2026: soglia 85mila confermata, resta il paletto dei 35mila
La manovra conferma il regime forfettario: tetto a 85.000 euro e soglia 35.000 per redditi...
06/01/2026
Borse europee in festa tra tassi e record Usa
Borse europee in rialzo tra attese sui tassi e Wall Street sui massimi. Milano frena nel f...
Trovati 117 record
Pagina
19
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia