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Unicredit resta su Generali: il voto conta più dei dividendi

- di: Jole Rosati
 
Unicredit resta su Generali: il voto conta più dei dividendi
Unicredit resta su Generali: il voto conta più dei dividendi
Il 6,7% ancora in assemblea, tra riassetti e dossier asset management. La mossa Mps-Mediobanca ridisegna il baricentro del Leone: partita aperta su governance e risparmio gestito.

(Foto: il Ceo di Unicredit, Andrea Orcel).

Unicredit non molla la leva decisiva a Trieste: i diritti di voto riconducibili alla banca restano attorno al 6,7-6,8%, la stessa consistenza portata in assemblea di aprile. In questa fase, contano i voti più dei dividendi: mantenere il presidio significa incidere sulle scelte che ridisegneranno il perimetro del wealth & asset management di Generali.

Il dato che non cambia

Le indiscrezioni di settembre su un arretramento intorno al 2% non hanno avuto seguito in comunicazioni ufficiali: senza passaggio formale al di sotto della soglia Consob del 5%, la fotografia assembleare resta valida. Tradotto: il pacchetto votante c’è e pesa.

Perché il voto pesa adesso

Il primo snodo è il riassetto dell’asset management, con il progetto con BPCE/Natixis che arriva al punto di decisione entro dicembre 2025. Il secondo è il nuovo equilibrio dopo l’operazione Mps-Mediobanca, che rende più contendibile il baricentro del Leone e aumenta il valore di ogni pacchetto votante.

Dossier aperti tra Trieste e Milano

Asset management: Generali ha messo in rotta la nuova architettura di gruppo con GIH e il cantiere sulla JV con BPCE/Natixis. In caso di revisione dell’intesa, le banche italiane — Intesa Sanpaolo e Unicredit — diventano interlocutori chiave per prodotto e distribuzione.

Assicurazioni: sotto la regia di Giulio Terzariol, la divisione Insurance ha integrato le business unit e spinto su scala e semplicità. In prospettiva, il consolidamento sarà selettivo e guidato dal ritorno sul capitale.

La linea di Orcel

Andrea Orcel ha ribadito che la partecipazione non è strategica nel lungo periodo e che verrà ridotta; ma uscire ora significherebbe rinunciare a incidere sul design della fabbrica del risparmio. L’approccio più efficace resta presidiare il voto e ottimizzare nel frattempo i flussi economici.

“La quota non è strategica, nel tempo la ridurremo”, ha sostenuto in più occasioni il banchiere, marcando la differenza tra influenza e rendita.

Effetto Mps e nuova geografia del potere

Con l’integrazione di Mediobanca, Mps diventa azionista-regista del primo socio del Leone. Il CEO Luigi Lovaglio ha indicato la partecipazione in Generali come vettore di diversificazione dei ricavi e possibile piattaforma di bancassicurazione.

“La quota in Generali offre una diversificazione dei ricavi e sosterrà partnership industriali”, è la sintesi industriale del dossier.

Il segnale “insurbanking”

Nel frattempo Alleanza Assicurazioni e Banca Generali hanno varato un accordo di “insurbanking”: prodotti bancari nella rete assicurativa e gestioni collegate a nuove polizze. È il prototipo di integrazione tra protezione e gestione del risparmio che può scalare con il riassetto dell’asset management.

Cosa aspettarsi

Entro dicembre 2025 il progetto con BPCE/Natixis va confermato o riscritto; Mps accelera sull’integrazione di Mediobanca; Unicredit mantiene il presidio di voto per massimizzare l’opzione quando il quadro sarà definito. La posta è alta: disegnare la nuova catena del valore del risparmio in Italia. 

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