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Trump attacca chi si oppone ai dazi: “Lavora per la Cina”. Incontra Canada e Messico, ma il bastone Usa colpirà anche l’Europa

- di: Bruno Coletta
 
Trump attacca chi si oppone ai dazi: “Lavora per la Cina”. Incontra Canada e Messico, ma il bastone Usa colpirà anche l’Europa
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha nuovamente difeso la sua politica commerciale aggressiva, affermando che chi si oppone ai dazi da lui imposti "lavora per la Cina". "Chiunque ami e abbia fiducia negli Stati Uniti è a favore delle tariffe", ha scritto Trump in un post su Truth Social, Il presidente ha attaccato duramente il Wall Street Journal e gli hedge fund contrari alla sua politica, accusandoli di essere controllati da "compagnie straniere e locali che non hanno a cuore l’interesse dell’America".
Queste dichiarazioni arrivano mentre Trump si prepara a incontrare i leader di Messico e Canada per discutere di possibili esenzioni dalle tariffe già entrate in vigore il primo febbraio. Secondo alcuni analisti, i colloqui potrebbero servire a escludere alcuni beni o servizi dai dazi per evitare forti ritorsioni da parte dei due Paesi.

L’espansione della guerra dei dazi
L’inasprimento della politica commerciale di Trump non è una novità. Dal primo febbraio 2025 l’amministrazione ha introdotto nuovi dazi del 25% sulle importazioni da Canada e Messico, colpendo in particolare il settore energetico, con tasse su petrolio, gas naturale ed elettricità, e un ulteriore 10% sulle importazioni dalla Cina. Un provvedimento che ha suscitato immediata reazione da parte di Ottawa e Città del Messico.
Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha risposto con fermezza, annunciando che il Canada imporrà ritorsioni tariffarie del 25% su beni statunitensi per un valore di 155 miliardi di dollari canadesi. La mossa di Trump, più che da una visione strategica a lungo termine, sembra dettata da una logica affaristica: colpire duro inizialmente per poi concedere esenzioni selettive, evitando così una reazione troppo severa da parte degli alleati.
Dal Messico, la presidente Claudia Sheinbaum ha respinto le accuse di Trump sul presunto legame tra il suo Paese e il traffico di fentanyl, definendole "calunniose e inaccettabili".
Ma il fronte delle tensioni commerciali non si ferma al Nord America. Trump ha confermato che anche l’Unione Europea subirà dazi, aggravando ulteriormente il clima di scontro commerciale.

L’Ue è pronta a rispondere?
Bruxelles ha già fatto sapere di essere pronta a reagire con tariffe ritorsive. "Se gli Stati Uniti colpiscono i nostri prodotti, risponderemo con la stessa moneta", ha dichiarato un portavoce della Commissione Europea. Le contromisure potrebbero interessare settori cruciali per l’economia statunitense, inclusi l’agroalimentare, l’aeronautica e i prodotti tecnologici.

Un’America divisa sulla strategia economica di Trump
Negli Stati Uniti la guerra commerciale di Trump continua a generare un acceso dibattito. Il Wall Street Journal ha criticato le nuove misure, definendole "una strategia miope che danneggerà più gli americani che i loro rivali commerciali". Anche alcuni esponenti del Partito Repubblicano si sono detti preoccupati per il rischio di ritorsioni economiche, che potrebbero colpire le aziende americane dipendenti dalle importazioni.
Nonostante le critiche, il vicepresidente JD Vance ha difeso la decisione di Trump, dichiarando: "Sono stufo di vedere il nostro Paese sfruttato da partner commerciali che non rispettano i loro obblighi. Messico e Cina si approfittano degli Stati Uniti da decenni. Ora abbiamo un presidente che non ha paura di difendere i lavoratori americani".

Quali saranno le conseguenze economiche?
L’inasprimento delle tariffe potrebbe avere un impatto significativo sulle catene di approvvigionamento globali. Le aziende americane che dipendono da materie prime importate da Canada e Messico potrebbero affrontare costi più elevati, che verrebbero scaricati sui consumatori. Inoltre, un’eventuale guerra commerciale con l’Unione Europea potrebbe compromettere l’accesso ai mercati europei per molte imprese statunitensi.
Gli economisti temono che queste misure possano avere effetti negativi sulla crescita economica americana, specialmente in settori chiave come l’automotive e l’agricoltura, che potrebbero essere tra i più colpiti dalle ritorsioni commerciali dei Paesi coinvolti.

Qualche valutazione
L’approccio di Trump ai dazi sembra più dettato dalla volontà di consolidare la sua immagine di leader nazionalista piuttosto che da una reale strategia economica a lungo termine. Se da un lato è vero che alcune pratiche commerciali di Cina e Messico hanno penalizzato gli Stati Uniti in passato, la scelta di alzare barriere tariffarie senza una chiara politica industriale di supporto rischia di essere controproducente.
Le dichiarazioni secondo cui chi si oppone ai dazi "lavora per la Cina" sono un tentativo di polarizzare ulteriormente il dibattito, dipingendo ogni critica come un tradimento degli interessi nazionali. Ma la realtà è più complessa: molti esperti e imprenditori americani sono contrari ai dazi non perché schierati con la Cina, ma perché ne temono l’impatto negativo sull’economia americana.
La guerra commerciale di Trump potrebbe, nel breve termine, dargli un vantaggio politico tra i suoi sostenitori più convinti, ma a lungo termine rischia di danneggiare sia gli Stati Uniti che i loro alleati storici. Il vero test sarà vedere se queste misure porteranno a un reale miglioramento della bilancia commerciale americana o se si riveleranno un boomerang economico che penalizzerà lavoratori e imprese.

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