Le famiglie sono state informate nelle ultime ore, mentre per Chiara Costanzo, anche lei 16 anni,
la notizia del decesso è arrivata in Italia attraverso un messaggio di cordoglio istituzionale.
Restano però altri connazionali ufficialmente classificati come dispersi,
ed è su di loro che si concentra ora l’angoscia più feroce.
I ragazzi e le ultime tracce nella notte dell’incendio
Le ricostruzioni raccontano storie interrotte all’improvviso.
Tamburi, bolognese, sarebbe stato perso di vista durante la fuga dal locale invaso dal fumo.
Barosi, milanese, era stato visto rientrare per recuperare giacca e telefono.
Galeppini, originario della Liguria ma residente a Dubai, era conosciuto come un giovane sportivo promettente.
Dettagli minuscoli, che oggi assumono un peso enorme. Perché raccontano come, in pochi minuti,
una notte di festa si sia trasformata in una trappola mortale.
Feriti, rimpatri e ospedali italiani
Parallelamente alle identificazioni, prosegue il rientro dei feriti.
Alcuni ragazzi sono stati rimpatriati in Italia e ricoverati in strutture specializzate,
tra cui l’ospedale Niguarda di Milano.
Altri restano in Svizzera in condizioni critiche.
Intorno a Crans-Montana è stata attivata una unità di crisi consolare,
con supporto sanitario e psicologico.
Per molti sopravvissuti il trauma non è solo fisico: è il ricordo di corridoi saturi di fumo,
della calca, delle urla, della difficoltà a trovare una via di uscita.
I dispersi e l’attesa più difficile
Restano inermi nell’attesa le famiglie dei ragazzi non ancora identificati.
In presenza di ustioni estese, spiegano le autorità, le procedure richiedono tempo
e possono includere accertamenti genetici.
Ma per chi aspetta una risposta, ogni ora pesa come un giorno.
L’inchiesta svizzera e i primi sospetti
Sul fronte giudiziario, la procura del Canton Vallese ha aperto un’indagine penale
nei confronti dei gestori del locale.
L’obiettivo è chiarire origine dell’incendio e rispetto delle norme di sicurezza.
Tra le ipotesi al vaglio: l’uso di candele scintillanti durante i festeggiamenti,
la presenza di materiali infiammabili nel soffitto e,
soprattutto, la questione cruciale delle uscite di emergenza
e della capienza del locale.
Un giovane intervenuto nei primi soccorsi ha riassunto così la rabbia dei sopravvissuti:
"Se ci fosse stata un’altra uscita praticabile, oggi conteremmo meno morti".
Una tragedia che parla ai giovani
La strage di Crans-Montana colpisce soprattutto una generazione.
Vacanze, amici, musica: elementi normali che si sono trasformati in un incubo.
Ora restano i nomi, i silenzi e una domanda che pesa più di tutte:
come è stato possibile.