• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

Crans-Montana, l’attesa che brucia: famiglie e psicologi in trincea

- di: Bruno Coletta
 
Crans-Montana, l’attesa che brucia: famiglie e psicologi in trincea
Crans-Montana, l’attesa che brucia: famiglie e psicologi in trincea
Dal centro di accoglienza alle terapie intensive: tra identificazioni lente e notizie che cambiano, la disperazione si irrigidisce in rabbia. E c’è chi resta lì, accanto, a reggere il peso.

A Crans-Montana l’inverno dovrebbe profumare di legna e cioccolata calda. Invece, da giorni, ha un odore diverso: quello acre delle ore che non passano. Dopo il rogo scoppiato durante la notte di Capodanno nel locale Le Constellation, la tragedia ha lasciato una scia che non si misura solo con i numeri di morti e feriti, ma con un’altra unità di misura: l’attesa. Un’attesa che macina famiglie, équipe mediche, consolati, unità di crisi. E che trasforma le emozioni come fa il gelo con l’acqua: prima paralizza, poi spacca.

Il “porto sicuro” e la rabbia che arriva dopo

Nel centro congressi Le Régent è stato organizzato un punto di riferimento per chi cerca informazioni: genitori, parenti, amici. Non è solo un luogo logistico: è un riparo, una sala d’aspetto dell’anima. Ed è qui che gli psicologi dell’emergenza stanno lavorando come una squadra invisibile, tra colloqui brevi, silenzi lunghi e telefonate che cambiano la temperatura della stanza.

Il meccanismo emotivo, in questi casi, è brutale e prevedibile: quando le risposte tardano e le comunicazioni arrivano a singhiozzo, la disperazione può mutare in collera. Non una collera “contro” qualcuno, necessariamente: spesso è l’unico modo che la mente trova per non affondare. "Quando i tempi si allungano così e le comunicazioni variano da un giorno all’altro, la gente si spazientisce: la rabbia è una reazione umana", è il senso del ragionamento che gli operatori sul campo ripetono da ore.

Il lavoro più difficile: restare

Il supporto psicologico in emergenza non è motivazionale, non è “consolatorio”. È presenza strutturata, protezione, contenimento: stare accanto a chi sta vivendo la notizia peggiore della sua vita o, forse, una notizia ancora sospesa. "A volte bisogna stare accanto anche in silenzio: non esistono parole che riparino certi disastri", è il concetto che torna più spesso nei racconti dei professionisti.

In questa fase, la parola chiave è una: incertezza. Non sapere se un figlio è tra i ricoverati, tra i non identificati, tra i dispersi o tra le vittime. E l’incertezza, dicono gli esperti, può essere perfino più dura di una certezza terribile, perché impedisce qualunque movimento: non c’è lutto, non c’è speranza piena, non c’è “dopo”. C’è solo un presente che si ripete.

Identificazioni, Dna e tempi lunghi

Sul fronte sanitario e investigativo, la macchina si muove con la precisione dolorosa delle procedure: necessaria, ma spietata nei tempi. In più strutture ospedaliere, in particolare tra Zurigo e Berna, sono stati ricoverati feriti anche in condizioni critiche, molti con ustioni importanti. L’identificazione di alcuni pazienti richiede passaggi tecnici: campioni biologici dei familiari, confronti e conferme. "Uno dei momenti più angoscianti è l’attesa: il Dna viene prelevato e poi confrontato con quello delle persone ricoverate", è l’idea che sintetizza perché la burocrazia sanitaria, qui, non è un optional: è l’unico modo per non sbagliare.

L’Italia tra unità di crisi e trasferimenti

Nelle ore successive alla tragedia, l’Italia ha attivato canali istituzionali e sanitari: unità di crisi, supporto consolare, raccordo con le autorità svizzere. La Protezione civile ha disposto un coordinamento operativo e l’attivazione di esperti di supporto psicologico, oltre a un lavoro di collegamento per la gestione clinica dei grandi ustionati.

Alcuni feriti sono stati trasferiti in Italia, mentre altri, per la gravità delle condizioni, restano al momento non trasportabili. In casi di ustioni estese, la stabilizzazione richiede tempi e cautela: ogni spostamento è un rischio aggiuntivo.

Che cosa si indaga: sicurezza, vie di fuga e responsabilità

Sul piano giudiziario, in Svizzera l’attenzione è concentrata su misure di sicurezza, gestione della capienza, materiali e condizioni del locale. Diversi resoconti parlano di una dinamica rapidissima, con il fuoco capace di “correre” e saturare l’ambiente in poco tempo. E, soprattutto, di una possibile trappola logistica: vie di fuga insufficienti o troppo strette rispetto al numero di presenti.

Le indagini puntano a chiarire non solo l’innesco, ma anche la catena che ha trasformato un festeggiamento in una strage: dalla prevenzione agli estintori, dalla segnaletica alla gestione dell’evacuazione. Quando la notte finisce in pochi minuti, la differenza tra incidente e catastrofe spesso sta nei dettagli che, prima, sembravano “di routine”.

La comunità che si stringe: “figli di tutti”, paura di nessuno

Nel punto di accoglienza e nei corridoi degli ospedali, accade anche altro: una solidarietà istantanea, quasi istintiva. Famiglie che non si conoscevano si scambiano numeri, informazioni, nomi, fotografie. Perché quando l’identità di qualcuno è sospesa, ogni dettaglio può diventare un appiglio.

Eppure, proprio qui si capisce l’importanza del filtro psicologico: proteggere le persone non solo dal dolore, ma anche dal rumore. Dai curiosi, dalle domande ripetute, dall’assalto delle versioni non verificate. In una tragedia, l’informazione è ossigeno. Ma se arriva male, può bruciare.

Il punto vero: dare un nome alle assenze

Il tempo, adesso, serve a una cosa sola: ridare un nome a chi non ce l’ha ancora. Identificare, ricostruire, notificare. E, per chi aspetta, uscire finalmente dal limbo: qualunque sia la verità.

Per questo, mentre le indagini cercano responsabilità e i medici lottano per stabilizzare i feriti, gli psicologi dell’emergenza fanno un lavoro diverso ma parallelo: evitare che il dolore diventi disintegrazione. Restare lì. Tenere il filo. Impedire che la rabbia divori tutto.

Perché a Crans-Montana, oggi, la notizia più attesa non è un numero aggiornato. È un messaggio semplice, definitivo, umano: “sappiamo chi è”.

Notizie dello stesso argomento
Trovati 48 record
Pagina
1
05/01/2026
Crans-Montana, la conta finale delle vittime e il ritorno a casa
Identificati tutti i 40 morti. Rientrate in Italia cinque salme. Al Niguarda 11 feriti, se...
05/01/2026
Crans-Montana, il ritorno a casa: a Linate l’arrivo delle salme delle vittime italiane
Una giornata di lutto nazionale tra silenzi, istituzioni e un Paese che si ferma
05/01/2026
L’America si spacca e il Congresso alza la voce
Proteste e contro-proteste in molte città Usa dopo l’operazione che ha portato alla cattur...
05/01/2026
Venezuela, Caracas si serra e sfida gli Usa dopo il blitz
Dopo il blitz Usa che ha portato alla cattura di Maduro, Caracas reagisce: esercito schier...
05/01/2026
Narcos come scusa, petrolio il vero obiettivo: Trump scopre le carte
Trump ammette di fatto che i narcos erano un pretesto: l’obiettivo è il controllo del petr...
Trovati 48 record
Pagina
1
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia