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Servizi attivati senza consenso: la Cassazione dà torto alla TIM

- di: Redazione
 
Servizi attivati senza consenso: la Cassazione dà torto alla TIM
L'epoca digitale che viviamo se ha aperto gli orizzonti della nostra conoscenza ad allargato, a dismisura, la platea delle persone con le quali abbiamo rapporti, nasconde delle insidie, che sono proprie della frenesia che contraddistingue il vivere quotidiano. Per cui il telefono cellulare, se è ormai un compagno, un imprescindibile strumento di lavoro e di comunicazione, può trasformarsi in una trappola, nel senso che, usandolo per moltissime ore durante la giornata, nel momento in cui lo impugniamo, andiamo in automatico e non poniamo più nemmeno tanta attenzione a cosa il nostro interlocutore ci dice.
Ed è qui il problema perché la superficialità derivata dall'abitudine ci fa credere che tutto quel che ci si dice siano giusto, regolare, legale. Ma è sempre così? Non proprio, a leggere la sentenza della Corte di cassazione che ha bacchettato sonoramente la TIM per avere attivato unilateralmente una opzione, ''Internet Play'', senza che il cliente avesse quindi dato il suo assenso.

La Corte di Cassazione dà torto a TIM per l'attivazione di "Internet Play"

E poco o nulla è valso il tentativo di TIM di giustificarsi dicendo che si era trattato di un ''fraintendimento'' e che quindi era stato ''erroneamente attivato il servizio''. Niente da fare: i supremi giudici hanno preso atto dell'istruttoria del Garante della privacy, che aveva accertato che l'utente di TIM aveva contattato il servizio clienti per avere delle informazioni e, alla fine della telefonata, si era ritrovato, senza saperne nulla, ''affiliato'' all'opzione.

Secondo la TIM, si è trattato di un misunderstanding, una incomprensione tra chi stava ai due lati della conversazione e quindi l'attivazione del servizio è stata assolutamente non voluta. Fermo restando che, sino a prova del contrario, si deve riconoscere a tutti il fatto di avere agito in buona fede, c'è da chiedersi come mai sia possibile che ad un utente venga accollato un servizio (evidentemente a pagamento) senza che questi abbia anche solo di striscio fatto capire di volerlo.

La Corte di cassazione ha sostanzialmente dato ragione al Garante per la tutela della privacy, che ha messo sotto istruttoria la TIM per avere trattato illecitamente i dati del cliente. In pratica, questa la determinazione della suprema corte che ha fatto propria le conclusioni dei primi giudici, non possono essere elusi gli obblighi che chi fornisce un servizio ha nei confronti dell'utente in materia di protezione dei dati personali.
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