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Turismo 2026, cambia il paradigma: viaggiare costa di più (e non è un caso)

- di: Anna Montanari
 
Turismo 2026, cambia il paradigma: viaggiare costa di più (e non è un caso)

Il 2026 segna un punto di non ritorno per il turismo europeo. Dopo anni di crescita senza filtri, record di presenze e città messe sotto pressione da flussi ingestibili, le istituzioni scelgono una strada diversa: regolare, selezionare, far pagare. Non per scoraggiare il viaggio in sé, ma per governarlo.

Turismo 2026, cambia il paradigma: viaggiare costa di più (e non è un caso)

Il turismo “mordi e fuggi”, quello che consuma luoghi e servizi senza lasciare benefici duraturi, entra così in una fase di progressivo ridimensionamento. Al suo posto prende forma un modello più strutturato, più costoso, ma anche più consapevole.

Roma e la gestione del simbolo
Dal 1° febbraio 2026 l’accesso ravvicinato alla Fontana di Trevi sarà soggetto a un ticket di 2 euro. Una cifra minima, ma carica di significato.
La Capitale prova a intervenire su uno dei nodi storici dell’overtourism: milioni di visitatori concentrati in pochi metri quadrati, con effetti diretti su decoro, sicurezza e qualità della vita urbana. Il principio introdotto è chiaro: il patrimonio culturale va tutelato anche attraverso strumenti economici.
Non si paga la bellezza, ma il suo uso intensivo. Un cambio di passo che riguarda anche musei civici e siti archeologici minori, sempre più orientati verso biglietti d’ingresso e prenotazioni contingentate.

Venezia, il modello diventa stabile
Nel 2026 Venezia rende strutturale il contributo di accesso per i visitatori giornalieri. Nei periodi di maggiore affluenza, tra primavera ed estate, chi entra senza pernottare dovrà versare 5 euro.
La città lagunare consolida così il suo ruolo di laboratorio europeo per la gestione dei flussi turistici. L’obiettivo dichiarato non è fare cassa, ma riequilibrare la pressione tra chi vive la città, chi vi soggiorna e chi la attraversa per poche ore. Una distinzione che introduce, di fatto, una nuova gerarchia del visitare.

Turismo naturalistico, stop all’accesso libero
Anche la natura entra in una nuova fase. Nel Parco Nazionale del Teide, a Tenerife, dal 2026 l’accesso ai sentieri più frequentati prevede un contributo ambientale che può arrivare a 25 euro.
La misura risponde a una realtà sempre più evidente: il turismo verde non è automaticamente sostenibile. Milioni di escursionisti concentrati in aree fragili producono impatti che richiedono manutenzione, controllo e investimenti continui. Far pagare l’accesso diventa così uno strumento di tutela, oltre che di selezione.

Olanda, la svolta più radicale
A Zaanse Schans l’ingresso a pagamento – 17,50 euro – segna una delle decisioni più nette in Europa. Il villaggio dei mulini, simbolo della cartolina olandese, sceglie di ridurre drasticamente il turismo di massa per difendere una comunità di appena cento residenti.

È un messaggio politico prima ancora che economico: non tutte le destinazioni devono crescere, e non tutte vogliono essere consumate allo stesso modo.

Dormire costa di più, restare conviene
Dal luglio 2026 Edimburgo introduce una tassa di soggiorno permanente pari al 5% del costo della camera per le prime notti. I fondi saranno destinati a servizi urbani e grandi eventi, ma l’effetto atteso è soprattutto comportamentale.
L’idea è favorire soggiorni più lunghi e meno frenetici, penalizzando il turismo “usa e scappa” che sovraccarica le città senza generare valore stabile.

Visti digitali e nuove barriere soft
A fine 2026 entrerà gradualmente in funzione il sistema ETIAS, l’autorizzazione digitale per l’ingresso nell’area Schengen dei cittadini extra-UE. Un costo contenuto e una validità pluriennale, ma un passaggio in più che riduce l’immediatezza del viaggio e rafforza il controllo sui flussi.

Italia, aumenti e redistribuzione
Sul fronte nazionale, il 2026 sarà l’anno del rincaro record della tassa di soggiorno. Milano, Firenze e molte località turistiche sono pronte ad adeguare le tariffe. Parte del gettito verrà destinata a fondi sociali per disabilità e minori, introducendo una dimensione redistributiva nel sistema turistico.
Per i visitatori, però, il risultato è chiaro: viaggiare in Italia resterà attrattivo, ma sempre meno economico.

Scenario finale
Non si tratta di una crociata contro i turisti, ma di un cambio strutturale di modello. Il turismo resta centrale per le economie locali, ma viene ripensato come fenomeno da governare e non da subire.
Nel 2026 viaggiare non sarà meno possibile, ma più regolato, più pianificato e più costoso. Una trasformazione che riflette una nuova consapevolezza: senza limiti, il turismo consuma sé stesso.

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