Al salone degli Incanti di Trieste, i "Fulmini" di David LaChapelle

- di: Barbara Bizzarri
 

Le visioni “elettriche” di David LaChapelle sono in mostra, fino al 15 agosto, a Trieste: un’esposizione che condensa cinquant’anni di carriera e omaggia lo sguardo di uno dei fotografi più eclettici, originali ed inventivi dei nostri tempi. “Fulmini”, a cura dello Studio David LaChapelle, sotto la direzione artistica di Gianni Mercurio, promossa da Regione Friuli Venezia Giulia e Comune di Trieste e organizzata da PromoTurismoFVG, in collaborazione con Madeinart, si snoda in un percorso immersivo ed emozionante, costituito da 92 opere dai mille colori e, per la prima volta, anche dieci immagini formato extra large che rendono ancora più spettacolare un viaggio coinvolgente e unico tra i fenomeni naturali che, uniti alle azioni dell’uomo, del caos e del paradiso, generano una forza dirompente.

Al salone degli Incanti di Trieste, i "Fulmini" di David LaChapelle

“Il fulmine – ha spiega David LaChapelle nel corso della conferenza stampa di presentazione – quando colpisce è come l’ispirazione che arriva in modo inaspettato. È elettricità. Crea un collegamento e illumina. Io spero allo stesso modo con la mia arte di illuminare, entrare in contatto con l’osservatore. Spero di creare opere che siano comprensibili dall’osservatore senza ambiguità, incertezza, confusione e oscurità, collegandomi con il pubblico attraverso una connessione che è forza elettrica, incontrando persone che, di fatto, non conosco. Questo è lo scopo di quello che faccio. Spero di dare speranza e fede, oltre che infondere ottimismo, toccare i visitatori, farli sorridere”.

Il percorso narrativo narra due fasi della carriera dell’artista: la prima che immortala in chiave dissacrante e ironica il decennio fra i due millenni, attraverso la rappresentazione di personaggi del mondo della musica, del cinema, della moda e della politica; la seconda immersa in una nuova dimensione, intima e mistica, da cui si manifesta l’impatto nell’arte del passato e la ricerca di sé stesso nella natura. Se AwakenedCathedralMuseum e Statue sono opere legate al tema dell’acqua intesa come elemento di distruzione e di rinascita, la serie Earth Laughs in Flowers affronta la Vanitas, motivo enfatizzato dal riferimento alla tradizione iconografica barocca con il trionfo della natura morta. Se Still Life intitola una insolita serie fotografica che offre un’inquietante galleria di “ritratti” famosi, Le Gas Stations, le stazioni di rifornimento, viste da un luogo e da un tempo futuro, assomigliano a resti architettonici di un mondo perduto, come i templi aztechi o l’isola di Pasqua. La propensione di LaChapelle per i temi trascendentali diviene evidente nella serie Jesus is my homeboy, dove, tra gruppi di giovani che indossano abiti in stile underground, appare Gesù avvolto in un’aura luminosa. Rape of Africa illumina sul tema della violenza nei confronti dell’Africa citando un dipinto di Botticelli del 1485 intitolato Venere e Marte, di cui il fotografo riprende l’impianto figurativo, le pose dei personaggi, alcuni simboli, come gli attributi della guerra, ma a differenza della botticelliana Venere dallo sguardo malinconico, la Venere nera di LaChapelle, incarnata da Naomi Campbell, è una donna splendida raffigurata accanto a un agnello, simbolo per eccellenza del sacrificio. Ha lo sguardo perso nel vuoto, perché Africa è depredata di tutto, ma resta vigile con una dignità di gran lunga superiore al sonno del dio Marte, addormentato tra sontuosi oggetti-simbolo di un inutile bottino di guerra, fra putti armati di mitragliatrici.

Attraverso la sua arte, David LaChapelle rivela le proprie riflessioni sull’umanità: opera dopo opera, si vive tra l’epopea di una maestosa nave da crociera, ricomposta nelle forme di un ghiacciaio, e un diluvio dei giorni nostri che minaccia l’avvenire di Las Vegas fino alla materializzazione di alcune storie bibliche rese in visioni contemporanee. Le scene più introspettive, che si svolgono in paesaggi popolati da angeli, santi, fiori e figure mitologiche, sono arricchite da interventi pittorici sui negativi fotografici: una tecnica che consente all’artista di ottenere opere di uno stile unico e inconfondibile. LaChapelle si rivela attraverso allegorie in cui manifesta un’attitudine neoumanistica che si preoccupa dei destini dell’uomo, e sottolinea che l’arte deve essere un veicolo di comunicazione e promozione, e dunque crescita civile e spirituale, accessibile a tutti. La dimensione onirica è la chiave per rivelare una visione del mondo secondo cui il pianeta è destinato a dissolversi a causa del sistema di valori creato dall’uomo stesso. La natura è protagonista delle immagini, e la luce si rivela determinante nella costruzione di un paradiso pervaso di stupore, in cui si fondono la trascendenza del divino e la sensualità della materia. La mostra è visitabile dal lunedì a venerdì dalle 10 alle 20; sabato, domenica e festivi infrasettimanali dalle 10 alle 21, giorno di chiusura il martedì. Per altre info, è possibile consultare il sito: salonedeglincanti.comune.trieste.it/.

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